Fiaccolata senza Cernusco

La fiaccolata sul Ponte San Michele non è stata una passeggiata simbolica qualunque. Non è stata una di quelle iniziative destinate a riempire una sera qualsiasi, né un semplice gesto di colore. È stata, nei fatti, una presa di posizione chiara, composta ma determinata, di cittadini, associazioni e amministratori che hanno scelto di esserci, di metterci tempo e faccia, per dire che su quel progetto non si può procedere in silenzio.
 
C’erano famiglie, giovani, amministratori locali di altri comuni, realtà associative. C’era un territorio che, almeno per una sera, ha deciso di uscire dalla dimensione delle lamentele private per trasformarsi in presenza pubblica. Ed è proprio questo il punto: esserci.
 
E proprio per questo, va riconosciuto il merito a quei sindaci e amministratori che hanno partecipato. Non per fare passerella, ma per rispetto istituzionale. Perché la loro presenza ha dato un segnale chiaro: le istituzioni non sono distanti, non si nascondono, ma si confrontano — anche quando il tema è complesso, anche quando esporsi può avere un costo politico.
 
In un momento in cui la sfiducia verso la politica cresce, vedere amministratori in mezzo ai cittadini, senza filtri e senza formalismi, è qualcosa che andrebbe sottolineato. È il minimo, certo. Ma oggi, purtroppo, non è scontato.
 
E invece, mentre molti sceglievano di esserci, qualcuno ha scelto di restare altrove.
 
L’assenza del sindaco di Cernusco Toto Gennaro non è un dettaglio di agenda da liquidare con leggerezza. Non è una coincidenza. È un fatto politico. E come tale va letto.
 
Perché quando si parla di un’infrastruttura destinata a modificare traffico, viabilità, equilibri ambientali e urbanistici, non si sta discutendo di un tema marginale. Si sta parlando del futuro concreto di un territorio e dei suoi cittadini.
 
E allora le domande diventano inevitabili, ma anche sempre più pesanti man mano che passano i giorni senza risposte.
 
Dov’era il sindaco mentre i cittadini erano presenti? 
Perché non ha ritenuto opportuno partecipare, anche solo per ascoltare? 
È stata una scelta consapevole o una sottovalutazione del momento? 
Non condivide le preoccupazioni espresse durante la fiaccolata?
E se non le condivide, perché non lo dichiara apertamente? 
Qual è la posizione ufficiale dell’amministrazione su questo progetto? 
Esiste una linea chiara oppure si naviga a vista? 
E soprattutto: come pensa di rappresentare una comunità se nei momenti cruciali sceglie di non esserci?
 
Sono domande semplici, ma fondamentali. E soprattutto sono domande che non arrivano da un’opposizione politica, ma da un territorio che chiede chiarezza.
 
Perché il rischio, altrimenti, è quello già visto troppe volte: il silenzio istituzionale che si trasforma in distanza, la prudenza che diventa immobilismo, l’attesa che si trasforma in assenza di responsabilità.
 
E nel frattempo, altri amministratori erano presenti. Hanno ascoltato, hanno parlato, si sono esposti. Hanno fatto quello che, nel bene o nel male, ci si aspetta da chi ricopre un ruolo pubblico.
 
Non si tratta di essere d’accordo con la protesta. Nessuno pretende adesioni automatiche o slogan condivisi. Si tratta di rispetto istituzionale. Di riconoscere che quando i cittadini si mobilitano in modo civile e partecipato, meritano almeno uno sguardo, una parola, una presenza.
 
Perché la politica locale non si misura solo nelle delibere o nei comunicati stampa. Si misura soprattutto nei momenti in cui la comunità si ritrova e chiede di essere ascoltata.
 
E qui, invece, si è scelto il silenzio. O peggio, l’invisibilità.
 
Che è sempre una scelta. Anche quando si cerca di farla passare per casualità.
 
Il punto, quindi, non è la fiaccolata in sé. Il punto è quello che rappresenta: un segnale. E a quel segnale si può rispondere in due modi — esserci oppure no.
 
Stavolta la risposta è stata chiara.
 
Maggioni G.
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