Dire e non fare
Dire, fare, baciare, lettera, testamento.
Era questa la filastrocca che configurava uno dei giochi della nostra fanciullezza/adolescenza. Con un pizzico di una pur innocente malizia in vista del possibile bacio alla ragazza o al ragazzo preferito che partecipavano al gioco.
E' questo che solo pur parzialmente e in senso opposto (Dire e non fare) mi sovviene pensando all'operato della nostra Premier (lungi da me volerla baciare).
Di oggettive dimostrazioni ognuno può avere contezza basti pensare solo al mancato togliere, dopo roboanti promesse, le accise sui carburanti o ai reiterati propositi di una maggior giustizia sociale puntualmente disattesa perché solo imbellettata con manovrine demagogiche.
Ora ci tocca pure sorbire la “revisione”, solo presuntivamente virtuosa, dei suoi rapporti con Trump che sarebbe, a detta dei suoi estimatori, dettata da una rinnovata coscienza critica rispetto alle nefandezze del tycoon made in Usa.
Un misto di doverosa costatazione delle assurde scelte Trumpiane in salsa solo presuntivamente etica da parte della Premier.
Quello che invece risulta chiaro a chi si pone in un'ottica la più oggettiva possibile è il suo tentativo di risalire la china di una bruciante batosta referendaria e di un'autopunitiva alleanza con il perdente Orban e il vaneggiante Trump (e con il cinico pazzoide Milei ecc. ecc.).
Insomma una bella e buona virata direzionale, conseguenza di aver fiutato “il cambiamento del vento” e quindi caratterizzata da quel suo tipico sentire politico che pone nella “scaltrezza opportunistica” il suo connotato principale.
Come purtroppo succede a non pochi altri politici che dell'arte del “trasformismo” ne fanno una , pur mimetizzata, bandiera. Con la clamorosa aggravante, nel caso del “nostro” Presidente del Consiglio, di quella che lei propagandava come la sua maggior qualità e quindi credibilità politica: la coerenza tra il dire e il fare anche ben oltre le proprie convenienze.
Ognuno giudichi se tutto ciò è avvenuto e se l'immagine di sé che lei aveva proiettato non si sia perlomeno sbiadita se non addirittura pienamente offuscata sotto i colpi delle sue concrete scelte. Soprattutto nei riguardi di quel suo sbandierato afflato “da destra sociale” a difesa degli interessi dei più deboli clamorosamente smentito dal suo continuo lisciare Mercati e Poteri forti assumendone pienamente i parametri regolatori a partire dal famigerato spread. O quel suo ossessivo ricorso ad un miope nazionalismo e ad una solo sbandierata confessionalità.
Certo a non pochi cittadini piace, non solo in politica, un certo camaleontismo dal sapore vagamente scaltro e “tattico” ma di ben altro avremmo bisogno soprattutto in tempi bui come quelli che stiamo vivendo.
E a proposito di opportunismi ecco una volta in più, specie nei salottieri talk show televisisvi, perorare le solite tesi della pur solo presuntiva importanza degli “aghi della bilancia”, in questo caso rappresentati da Calenda per il cosiddetto centrosinistra e di Vannacci per il cosiddetto centrodestra.
Si ciancia che sarebbero proprio queste due “forze” che potrebbero determinare la vittoria dell'uno come dell'altro schieramento.
Niente più che la stanca riproposizione, perlomeno a mio parere, del miope schema che vorrebbe s'inseguissero le frange politiche “esterne” magari tutt'altro che affini ma comunque utili per poter mantenere o raggiungere il Potere.
Sempre a mio parere l'esatto contrario di una buona e coerente Politica, peraltro destinata con queste “alleanze” ad una congenita instabilità.
Quello che, secondo me, occorrerebbe invece fare è realmente connotare – anche con riscontri in tempi pregressi non sospetti - i propri valori fondativi ulteriormente traducendoli in programmi essenziali e relative scelte operative. In estrema sintesi, per quanto io ritengo determinante, elaborare un piano effettivo per la Giustizia Sociale ed economica che ridistribuisca meglio la ricchezza ( in particolare: dove si prendono i soldi per tutta la “macchina statale” se non dai super ricchi e relativa maggior progressiva proporzionalità?) e che consenta nel miglior modo possibile l'effettiva fruizione di Diritti ma anche l'esercizio di Doveri uguali per tutti.
Tutto ciò potrebbe finalmente costituire la molla per ridurre l'astensionismo e riaffezionare alla Politica la gente sfiduciata, come ad esempio apprezzabilmente avvenuto “dal basso” con la vicenda della “Flotilla” per Gaza.
Questa sì sarebbe la vera strategia vincente! Del resto lo dimostra altrettanto bene proprio il pur inaspettato - ma non certo da me – esito referendario. Come pure un più che fondato “risveglio delle coscienze” non solo ai fini dei più che auspicabili risultati elettorali ma anche, se non soprattutto, per una reale Partecipazione Attiva dei Cittadini si cui può e deve poggiare la vera Democrazia.
Altro che rincorrere Calenda e Vannacci.
Proprio per questo in sempre più tanti si conta sul fatto che, visto soprattutto il forte vento giovanile in corso, ci sia veramente chi possa connotare la Politica e le Istituzioni di un vero senso etico, e tutt'altro che opportunistico, che metta realmente al centro la Giustizia Sociale e la completa applicazione della nostra preziosissima Costituzione.
Sapranno le attuali forze politiche essere degne di questo “risveglio” popolare facendone buon uso?
Era questa la filastrocca che configurava uno dei giochi della nostra fanciullezza/adolescenza. Con un pizzico di una pur innocente malizia in vista del possibile bacio alla ragazza o al ragazzo preferito che partecipavano al gioco.
E' questo che solo pur parzialmente e in senso opposto (Dire e non fare) mi sovviene pensando all'operato della nostra Premier (lungi da me volerla baciare).
Di oggettive dimostrazioni ognuno può avere contezza basti pensare solo al mancato togliere, dopo roboanti promesse, le accise sui carburanti o ai reiterati propositi di una maggior giustizia sociale puntualmente disattesa perché solo imbellettata con manovrine demagogiche.
Ora ci tocca pure sorbire la “revisione”, solo presuntivamente virtuosa, dei suoi rapporti con Trump che sarebbe, a detta dei suoi estimatori, dettata da una rinnovata coscienza critica rispetto alle nefandezze del tycoon made in Usa.
Un misto di doverosa costatazione delle assurde scelte Trumpiane in salsa solo presuntivamente etica da parte della Premier.
Quello che invece risulta chiaro a chi si pone in un'ottica la più oggettiva possibile è il suo tentativo di risalire la china di una bruciante batosta referendaria e di un'autopunitiva alleanza con il perdente Orban e il vaneggiante Trump (e con il cinico pazzoide Milei ecc. ecc.).
Insomma una bella e buona virata direzionale, conseguenza di aver fiutato “il cambiamento del vento” e quindi caratterizzata da quel suo tipico sentire politico che pone nella “scaltrezza opportunistica” il suo connotato principale.
Come purtroppo succede a non pochi altri politici che dell'arte del “trasformismo” ne fanno una , pur mimetizzata, bandiera. Con la clamorosa aggravante, nel caso del “nostro” Presidente del Consiglio, di quella che lei propagandava come la sua maggior qualità e quindi credibilità politica: la coerenza tra il dire e il fare anche ben oltre le proprie convenienze.
Ognuno giudichi se tutto ciò è avvenuto e se l'immagine di sé che lei aveva proiettato non si sia perlomeno sbiadita se non addirittura pienamente offuscata sotto i colpi delle sue concrete scelte. Soprattutto nei riguardi di quel suo sbandierato afflato “da destra sociale” a difesa degli interessi dei più deboli clamorosamente smentito dal suo continuo lisciare Mercati e Poteri forti assumendone pienamente i parametri regolatori a partire dal famigerato spread. O quel suo ossessivo ricorso ad un miope nazionalismo e ad una solo sbandierata confessionalità.
Certo a non pochi cittadini piace, non solo in politica, un certo camaleontismo dal sapore vagamente scaltro e “tattico” ma di ben altro avremmo bisogno soprattutto in tempi bui come quelli che stiamo vivendo.
E a proposito di opportunismi ecco una volta in più, specie nei salottieri talk show televisisvi, perorare le solite tesi della pur solo presuntiva importanza degli “aghi della bilancia”, in questo caso rappresentati da Calenda per il cosiddetto centrosinistra e di Vannacci per il cosiddetto centrodestra.
Si ciancia che sarebbero proprio queste due “forze” che potrebbero determinare la vittoria dell'uno come dell'altro schieramento.
Niente più che la stanca riproposizione, perlomeno a mio parere, del miope schema che vorrebbe s'inseguissero le frange politiche “esterne” magari tutt'altro che affini ma comunque utili per poter mantenere o raggiungere il Potere.
Sempre a mio parere l'esatto contrario di una buona e coerente Politica, peraltro destinata con queste “alleanze” ad una congenita instabilità.
Quello che, secondo me, occorrerebbe invece fare è realmente connotare – anche con riscontri in tempi pregressi non sospetti - i propri valori fondativi ulteriormente traducendoli in programmi essenziali e relative scelte operative. In estrema sintesi, per quanto io ritengo determinante, elaborare un piano effettivo per la Giustizia Sociale ed economica che ridistribuisca meglio la ricchezza ( in particolare: dove si prendono i soldi per tutta la “macchina statale” se non dai super ricchi e relativa maggior progressiva proporzionalità?) e che consenta nel miglior modo possibile l'effettiva fruizione di Diritti ma anche l'esercizio di Doveri uguali per tutti.
Tutto ciò potrebbe finalmente costituire la molla per ridurre l'astensionismo e riaffezionare alla Politica la gente sfiduciata, come ad esempio apprezzabilmente avvenuto “dal basso” con la vicenda della “Flotilla” per Gaza.
Questa sì sarebbe la vera strategia vincente! Del resto lo dimostra altrettanto bene proprio il pur inaspettato - ma non certo da me – esito referendario. Come pure un più che fondato “risveglio delle coscienze” non solo ai fini dei più che auspicabili risultati elettorali ma anche, se non soprattutto, per una reale Partecipazione Attiva dei Cittadini si cui può e deve poggiare la vera Democrazia.
Altro che rincorrere Calenda e Vannacci.
Proprio per questo in sempre più tanti si conta sul fatto che, visto soprattutto il forte vento giovanile in corso, ci sia veramente chi possa connotare la Politica e le Istituzioni di un vero senso etico, e tutt'altro che opportunistico, che metta realmente al centro la Giustizia Sociale e la completa applicazione della nostra preziosissima Costituzione.
Sapranno le attuali forze politiche essere degne di questo “risveglio” popolare facendone buon uso?
Germano Bosisio
























