Movida e socialità

I centri storici Vivono grazie alle persone, ai giovani, agli eventi, ai momenti di incontro. Senza tutto questo, si spengono. Ed è quello che, lentamente, sta succedendo a Merate. Chi sceglie di vivere nel centro storico sa bene che non è una zona qualsiasi: è un luogo fatto anche di socialità, di locali, di vita. Non si può pensare di svuotarlo trasformandolo solo in un insieme di servizi. Se al posto di una birreria arriva un’agenzia immobiliare, non è solo un cambio di attività: è un pezzo di vita che se ne va. Le regole sono giuste e necessarie, nessuno lo mette in dubbio. Ma devono servire a gestire la vita, non a spegnerla. Oggi sembra che nulla vada bene: non va bene una piazza, non va bene un’altra, non va bene una via. Ma allora dove dovrebbero andare i nostri ragazzi? Davvero pensiamo che la soluzione sia mandarli sempre altrove, magari a Milano? Una città senza giovani, senza movimento, senza occasioni di incontro, rischia di diventare una città dormitorio. E una città vuota non è più sicura, è solo più fragile. Serve equilibrio. Serve visione. Serve il coraggio di immaginare un centro storico vivo, non perfetto ma reale, dove convivano residenti, attività e socialità. Perché una città viva è una città più sicura. E, soprattutto, è una città che ha ancora un futuro.
Marco
Ottima teoria, Mattia Salvioni non avrebbe saputo dire meglio. Scenda però un livello e dia qualche suggerimento concreto per poter realizzare la città ideale. Evitando banalità e luoghi comuni: chi sceglie il centro, oppure c'era da mezzo secolo, gode di tutti i diritti e è sottoposto a tutti i doveri degli altri cittadini. Semmai mette in conto qualche disagio per il mercato (52 giorni l'anno) e gli eventi classici come la Fiera di Sant'Ambrogio. Un prezzo equo che si paga volentieri. E compensa la suddetta scelta. Però poi il "debito" è da considerarsi saldato. E il teatro si deve spostare nelle nostre belle frazioni.  
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