Le contraddizioni del petrolio ma non solo
Una delle questioni oggi più dibattute, oltre giustamente quella delle gravissime guerre in corso, riguarda il tema delle risorse energetiche.
Non passa giorno che tg e talk show televisivi non si interroghino sulla permanente importanza delle fonti fossili e in particolare sulle sorti delle fonti petrolifere, visti soprattutto i pesantissimi risvolti della guerra mediorientale.
Come del resto il GCM è da tempo impegnato nel valutare i pro e contro degli aspetti del Green Deal della Comunità Europea (la cosiddetta Transizione Ecologica), tanto osannato anche in tempi non lontani quanto oggi rimesso pesantemente in discussione.
Che la questione centrale del Cambiamenti Climatici riecheggi in tutti gli ambiti politici e mediatici è cosa assai nota ma che spesso venga in realtà subordinata agli interessi economici è abilmente mascherata da ragioni di apparente realismo e di solo presunta saggezza.
Cosa ci sia poi di più di saggio e concreto del garantire un futuro sostenibile non è dato sapere da parte di certi guru a senso unico e interessati opinion-leader.
Prendiamo la loro pressante azione allarmistica, ben oltre le doverose precauzioni nel tutelare adeguate scorte, sugli effetti della pur assai preoccupante situazione mediorientale.
Certo i bombardamenti di impianti e ora pure il perdurante blocco dello stretto di Hormuz rappresenta oggettivamente un pericolo per adeguati approvvigionamenti ma perché vengono ritenuti “normali” in questi frangenti aumenti quasi duplicati del prezzo del greggio?
In altri termini: a chi giova la permanente instabilità o anche solo l'intoppo delle vie di comunicazione?
Qui, a mio parere, non si tratta di negare il concatenamento con la preoccupante natura degli eventi bellici, semmai proprio il contrario visti i sanguinosi massacri perpetrati, ma di diffidare dei reali e convergenti moventi.
Un termine rende l'idea più di ogni altra cosa: Speculazione.
E' su questo concetto base che andrebbero fissate le analisi non solo degli esperti perché si renderebbero più palesi le “furbizie” di certo mondo economico teso a rendere digeribili all'opinione pubblica meccanismi “truffaldini” spesso in nome del cosiddetto libero mercato.
In altri termini questi spropositati aumenti del greggio e del gas sono giustificati da corrispondenti aumenti dei costi attuali (i costi dei “ripristini” degli impianti sarebbero semmai futuribili)? E siamo certi che l'abnorme levitazione dei prezzi sia realmente solo dovuta alla connessione tra domanda e offerta, quest'ultima ridotta solo di poco rispetto al complessivo livello planetario? O sono soprattutto finalizzati a enormi speculazioni economiche sia sulle vendite che sui valori borsistici? Senza peraltro considerare l'effetto ulteriormente distorsivo della articolata levitazione del prezzi alla pompa. Come anche, per l'energia elettrica, il mantenerci abbarbicati al sistema TTF di Amsterdam che di fatto vincola il prezzo all'assai volatile fluttuazione del mercato virtuale del Gas naturale, neutralizzando così il positivo effetto del minor costo dell'energia prodotta dalle rinnovabili.
Comunque sia una risposta al dirimente interrogativo sopra evidenziato ognuno se la può certamente dare, quantomeno per poter dire che proprio non siamo fessi del tutto...
Come parimenti occorrerebbe spezzare l'artificiale contrapposizione tra ambiente e posti di lavoro che trasuda dalle spesso strumentali motivazioni addotte dai vari guru economici e pseudo politici per ritardare significativamente gli obiettivi del già citato Green Deal europeo.
Certo occorrerebbe che sempre più persone fossero ben consapevoli di questi meccanismi manipolatori. Non solo mediatici ma anche strutturalmente incardinati ad un sistema neoliberista propagandato come unico possibile ma che in sostanza riduce ogni cosa a strumento di profitto.
Una massimizzazione del profitto, come gli “addetti ai lavori” la definiscono, che non a caso serve il denaro e il potere a scapito dei valori umani.
Un esempio direttamente collegato non può che essere quello riferibile al Presidente Usa (e getta, sperabilmente) che troppi “sacerdoti politici e mediatici” hanno servilmente giustificato (quanto ora si affrettano a prenderne le distanze). Se si volesse invece effettivamente svelarne le strategie non si dovrebbe contribuire ad alimentarne “l'accomodante alone di pazzoide”o di degenerato mentale. Perlomeno occorrerebbe invece prospettare la possibile interpretazione di questi suoi continui atteggiamenti da bullo, e relativi repentini cambiamenti di parere, come calcolati elementi d'immagine tesi a creare sconcerto e timore sui vari interlocutori. Infatti l'instabilità, specie a certi livelli di comando, rischia di produrre il classico “non facciamolo arrabbiare, altrimenti....”.
Proprio per questo risulta oltremodo auspicabile e neutralizzante creargli attorno, come faticosamente si sta realizzando anche nei confronti di altri despoti quali Netanyahu e Putin, un cordone sanitario dissuasivo: un sempre più efficace “isolamento”, anche e soprattutto all'interno delle rispettive nazioni che purtroppo li hanno malamente legittimati sinora, potrebbe rappresentare la vera molla per disinnescare questa gravissima situazione planetaria.
Solo una rinnovata coscienza popolare potrà produrre su questo genere di rappresentanti il vero antidoto alle loro sanguinarie e schizofreniche mire geopolitiche.
Non passa giorno che tg e talk show televisivi non si interroghino sulla permanente importanza delle fonti fossili e in particolare sulle sorti delle fonti petrolifere, visti soprattutto i pesantissimi risvolti della guerra mediorientale.
Come del resto il GCM è da tempo impegnato nel valutare i pro e contro degli aspetti del Green Deal della Comunità Europea (la cosiddetta Transizione Ecologica), tanto osannato anche in tempi non lontani quanto oggi rimesso pesantemente in discussione.
Che la questione centrale del Cambiamenti Climatici riecheggi in tutti gli ambiti politici e mediatici è cosa assai nota ma che spesso venga in realtà subordinata agli interessi economici è abilmente mascherata da ragioni di apparente realismo e di solo presunta saggezza.
Cosa ci sia poi di più di saggio e concreto del garantire un futuro sostenibile non è dato sapere da parte di certi guru a senso unico e interessati opinion-leader.
Prendiamo la loro pressante azione allarmistica, ben oltre le doverose precauzioni nel tutelare adeguate scorte, sugli effetti della pur assai preoccupante situazione mediorientale.
Certo i bombardamenti di impianti e ora pure il perdurante blocco dello stretto di Hormuz rappresenta oggettivamente un pericolo per adeguati approvvigionamenti ma perché vengono ritenuti “normali” in questi frangenti aumenti quasi duplicati del prezzo del greggio?
In altri termini: a chi giova la permanente instabilità o anche solo l'intoppo delle vie di comunicazione?
Qui, a mio parere, non si tratta di negare il concatenamento con la preoccupante natura degli eventi bellici, semmai proprio il contrario visti i sanguinosi massacri perpetrati, ma di diffidare dei reali e convergenti moventi.
Un termine rende l'idea più di ogni altra cosa: Speculazione.
E' su questo concetto base che andrebbero fissate le analisi non solo degli esperti perché si renderebbero più palesi le “furbizie” di certo mondo economico teso a rendere digeribili all'opinione pubblica meccanismi “truffaldini” spesso in nome del cosiddetto libero mercato.
In altri termini questi spropositati aumenti del greggio e del gas sono giustificati da corrispondenti aumenti dei costi attuali (i costi dei “ripristini” degli impianti sarebbero semmai futuribili)? E siamo certi che l'abnorme levitazione dei prezzi sia realmente solo dovuta alla connessione tra domanda e offerta, quest'ultima ridotta solo di poco rispetto al complessivo livello planetario? O sono soprattutto finalizzati a enormi speculazioni economiche sia sulle vendite che sui valori borsistici? Senza peraltro considerare l'effetto ulteriormente distorsivo della articolata levitazione del prezzi alla pompa. Come anche, per l'energia elettrica, il mantenerci abbarbicati al sistema TTF di Amsterdam che di fatto vincola il prezzo all'assai volatile fluttuazione del mercato virtuale del Gas naturale, neutralizzando così il positivo effetto del minor costo dell'energia prodotta dalle rinnovabili.
Comunque sia una risposta al dirimente interrogativo sopra evidenziato ognuno se la può certamente dare, quantomeno per poter dire che proprio non siamo fessi del tutto...
Come parimenti occorrerebbe spezzare l'artificiale contrapposizione tra ambiente e posti di lavoro che trasuda dalle spesso strumentali motivazioni addotte dai vari guru economici e pseudo politici per ritardare significativamente gli obiettivi del già citato Green Deal europeo.
Certo occorrerebbe che sempre più persone fossero ben consapevoli di questi meccanismi manipolatori. Non solo mediatici ma anche strutturalmente incardinati ad un sistema neoliberista propagandato come unico possibile ma che in sostanza riduce ogni cosa a strumento di profitto.
Una massimizzazione del profitto, come gli “addetti ai lavori” la definiscono, che non a caso serve il denaro e il potere a scapito dei valori umani.
Un esempio direttamente collegato non può che essere quello riferibile al Presidente Usa (e getta, sperabilmente) che troppi “sacerdoti politici e mediatici” hanno servilmente giustificato (quanto ora si affrettano a prenderne le distanze). Se si volesse invece effettivamente svelarne le strategie non si dovrebbe contribuire ad alimentarne “l'accomodante alone di pazzoide”o di degenerato mentale. Perlomeno occorrerebbe invece prospettare la possibile interpretazione di questi suoi continui atteggiamenti da bullo, e relativi repentini cambiamenti di parere, come calcolati elementi d'immagine tesi a creare sconcerto e timore sui vari interlocutori. Infatti l'instabilità, specie a certi livelli di comando, rischia di produrre il classico “non facciamolo arrabbiare, altrimenti....”.
Proprio per questo risulta oltremodo auspicabile e neutralizzante creargli attorno, come faticosamente si sta realizzando anche nei confronti di altri despoti quali Netanyahu e Putin, un cordone sanitario dissuasivo: un sempre più efficace “isolamento”, anche e soprattutto all'interno delle rispettive nazioni che purtroppo li hanno malamente legittimati sinora, potrebbe rappresentare la vera molla per disinnescare questa gravissima situazione planetaria.
Solo una rinnovata coscienza popolare potrà produrre su questo genere di rappresentanti il vero antidoto alle loro sanguinarie e schizofreniche mire geopolitiche.
Germano Bosisio
























