Merate: caos annunciato ma l'occhio digitale del Sindaco non vede nulla?
Oggetto: Merate, tra disagi annunciati e amministrazione spettatrice: forse serve una notte techno per svegliare la città
Ancora una volta, Merate si scopre fragile di fronte alla movida. I disagi segnalati nella notte al locale Hideout — tra rumori, tensioni e lamentele — non sono un episodio isolato, ma l’ennesimo campanello d’allarme di una città che fatica a trovare un equilibrio tra socialità e quiete pubblica. Ma c’è un elemento che rende questa vicenda ancora più grave — e, per certi versi, paradossale: quanto accaduto era ampiamente annunciato. Sui canali social del locale, in particolare su Instagram, da giorni veniva “preparato il terreno”, con contenuti e toni che lasciavano chiaramente intendere una serata sopra le righe. Non una sorpresa, dunque, ma quasi una sceneggiatura già scritta. (Prendendo in giro anche i giornali locali) E allora la domanda sorge spontanea: possibile che nessuno abbia visto? Possibile che l’amministrazione sia stata, ancora una volta, spettatrice di ciò che stava accadendo sotto i suoi occhi digitali? A questo punto la situazione sfiora il grottesco. Perché quando un locale arriva a preannunciare pubblicamente il “caos” e poi quel caos si verifica davvero, il rischio è che a essere derisa non sia solo la regola, ma anche chi dovrebbe farla rispettare. Un corto circuito istituzionale che mina l’autorevolezza. E invece di limitarci alla solita indignazione di rito, forse è arrivato il momento di ribaltare il punto di vista. E se fosse proprio l’amministrazione a prendere in mano la situazione in modo… radicale? Una proposta provocatoria: perché non organizzare una vera notte techno istituzionale, sul modello di quanto promosso a Genova da Ilaria Salis? Un evento controllato, regolamentato, ma autentico. Non per incentivare il caos, ma per governarlo. Perché oggi il problema non è che i giovani si divertono. Il problema è che lo fanno senza una regia, senza spazi adeguati, senza una visione. E così, ogni weekend diventa terreno di scontro tra residenti esasperati e ragazzi lasciati a se stessi. E allora sì, la proposta è volutamente provocatoria: caro Salvioni, invece di rincorrere emergenze già annunciate sui social, provi a guidare il fenomeno. Una notte techno “ufficiale”, con sicurezza, orari chiari, servizi adeguati. Un evento che tolga pressione dai locali e dimostri che il divertimento può convivere con il rispetto. Perché la verità è semplice: reprimere non ha mai funzionato davvero. Governare, invece, sì. E forse Merate ha bisogno proprio di questo: meno ingenuità, meno improvvisazione e decisamente più autorevolezza.
Ancora una volta, Merate si scopre fragile di fronte alla movida. I disagi segnalati nella notte al locale Hideout — tra rumori, tensioni e lamentele — non sono un episodio isolato, ma l’ennesimo campanello d’allarme di una città che fatica a trovare un equilibrio tra socialità e quiete pubblica. Ma c’è un elemento che rende questa vicenda ancora più grave — e, per certi versi, paradossale: quanto accaduto era ampiamente annunciato. Sui canali social del locale, in particolare su Instagram, da giorni veniva “preparato il terreno”, con contenuti e toni che lasciavano chiaramente intendere una serata sopra le righe. Non una sorpresa, dunque, ma quasi una sceneggiatura già scritta. (Prendendo in giro anche i giornali locali) E allora la domanda sorge spontanea: possibile che nessuno abbia visto? Possibile che l’amministrazione sia stata, ancora una volta, spettatrice di ciò che stava accadendo sotto i suoi occhi digitali? A questo punto la situazione sfiora il grottesco. Perché quando un locale arriva a preannunciare pubblicamente il “caos” e poi quel caos si verifica davvero, il rischio è che a essere derisa non sia solo la regola, ma anche chi dovrebbe farla rispettare. Un corto circuito istituzionale che mina l’autorevolezza. E invece di limitarci alla solita indignazione di rito, forse è arrivato il momento di ribaltare il punto di vista. E se fosse proprio l’amministrazione a prendere in mano la situazione in modo… radicale? Una proposta provocatoria: perché non organizzare una vera notte techno istituzionale, sul modello di quanto promosso a Genova da Ilaria Salis? Un evento controllato, regolamentato, ma autentico. Non per incentivare il caos, ma per governarlo. Perché oggi il problema non è che i giovani si divertono. Il problema è che lo fanno senza una regia, senza spazi adeguati, senza una visione. E così, ogni weekend diventa terreno di scontro tra residenti esasperati e ragazzi lasciati a se stessi. E allora sì, la proposta è volutamente provocatoria: caro Salvioni, invece di rincorrere emergenze già annunciate sui social, provi a guidare il fenomeno. Una notte techno “ufficiale”, con sicurezza, orari chiari, servizi adeguati. Un evento che tolga pressione dai locali e dimostri che il divertimento può convivere con il rispetto. Perché la verità è semplice: reprimere non ha mai funzionato davvero. Governare, invece, sì. E forse Merate ha bisogno proprio di questo: meno ingenuità, meno improvvisazione e decisamente più autorevolezza.
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