CHIUSURA DEL PONTE/3. Supermercato Italmark: la metà dei dipendenti usa il ponte. Le preoccupazioni

Maggio si avvicina e, con esso, la chiusura del ponte di Brivio. Una data ormai cerchiata in rosso sul calendario, destinata a lasciare il segno non solo sulla viabilità, ma anche – e soprattutto – sull’economia locale. A pagare il conto, come spesso accade, saranno attività, lavoratori, studenti e pendolari.

A Cisano Bergamasco, il supermercato Italmark di via Milano guarda alle prossime settimane con tutt’altro che serenità. Le preoccupazioni non sono ipotesi astratte, ma conseguenze già facilmente prevedibili: meno passaggi, meno clienti, meno incassi. Perché è inutile girarci intorno, quando un collegamento strategico salta, la clientela semplicemente cambia strada. E spesso non torna.

Il timore più concreto è proprio questo: vedere svuotarsi progressivamente il punto vendita, con i clienti della sponda opposta che, di fronte a percorsi più lunghi e scomodi – come il passaggio dal ponte di Olginate, o da quello di Paderno – opteranno per alternative più accessibili. Una dinamica tanto prevedibile quanto difficile da contrastare.
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Ma il problema non si ferma alle casse. A complicarsi sarà anche la quotidianità di chi quel supermercato lo manda avanti ogni giorno. “Su una ventina di dipendenti, circa la metà arriva da oltre l’Adda” spiega un responsabile del supermercato. Tradotto: tragitti più lunghi, tempi dilatati, costi maggiori e una routine lavorativa che rischia di diventare insostenibile. “Tra i commessi c’è persino chi parte da Cermenate”. Certo per lavoratori residenti in posti già di per sé lontani, con il ponte chiuso il viaggio quotidiano rischia di trasformarsi in una vera e propria odissea.

Il quadro, salvo impensabili colpi di scena, sembra essere già delineato. Mesi complicati, sotto ogni punto di vista. Meno clienti, più difficoltà organizzative, maggiore pressione sul personale. E, inevitabilmente, un impatto che finirà per riflettersi anche sui bilanci.

Per Italmark – come per molte altre attività della zona – non si tratta di capire se ci saranno conseguenze, ma quanto saranno pesanti. E soprattutto, quanto dureranno.
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