Le spine di Gaza si riflettono in un cielo insanguinato

A Gerusalemme, in questi giorni di tormento e di morte, i vicoli serpeggiano tra case di pietra secolari, svuotati dalle presenze di pellegrini o visitatori. Si respira un’aria di rassegnazione, disperazione e paura. È una Pasqua segnata dalla croce della condanna e non dalla resurrezione.  Il  calvario è a qualche centinaio di chilometri.

Le spine di Gaza si riflettono nel cielo insanguinato. Il grigiore delle tenebre, avvolgendo le case e lambendo il mare, si espande per chilometri. Una moltitudine di uomini, donne, vecchi, bambini, come ombre avvolte da un mantello invisibile per gli abitanti vicini, si disperde tra le colonne di calcestruzzo spezzato, deformato.

Il sapore della polvere avvolge i volti, gli sguardi smarriti si deformano nella desolazione. Tra quelle macerie la parola resurrectionis si è persa tra ibridi rivoli.

In queste terre non c’è pace. La morte come sacrificio per la redenzione dei popoli è sinonimo soltanto di oppressione. Non esiste una verità monoteistica che possa giustificare il racconto di una terra narrata come fonte della verità trascendentale.

Gaza, come tutte le città, è Gerusalemme. "…Gesù era molto incerto se seguire il consiglio di Giuda e salire a Gerusalemme. Nel profondo del suo cuore di bambino, da sempre il dubbio lo rodeva: sono proprio io l'uomo?  Sono davvero io l'uomo?  O forse sono troppo mediocre? E se le voci mi fanno andare spoglio? E se il padre mio ch'è nei cieli mi sta mettendo alla prova? Si sta prendendo gioco di me? Mi usa per uno scopo il cui segreto mi è occulto?... Gesù stesso forse non faceva altro che aspettare una prova inequivocabile da lassù, una qualche rivelazione o illuminazione, una risposta divina ai suoi dubbi: sono proprio io, l'uomo?...Giuda non si arrese: sei tu l'uomo. Tu sei il Salvatore. Tu sei figlio di Dio, tu sei Dio. Tu sei destinato a salvare l'umanità. Dal cielo ti è stato ordinato di andare a Gerusalemme e compiervi i tuoi miracoli, tu farai a Gerusalemme il miracolo più grande di tutti, scenderai vivo e vegeto dalla croce, e tutta Gerusalemme cadrà ai tuoi piedi.  Roma stessa cadrà ai tuoi piedi. Il giorno della tua crocifissione sarà il giorno della redenzione universale. È l'ultima prova cui tuo padre che è nei cieli ti sottopone, tu la affronterai perché sei il nostro Salvatore. Dopo questa prova comincerà l'era del riscatto dell'umanità. Quel giorno stesso arriverà il Regno dei Cieli…" (Giuda di Amoz Oz).

Non c’è rivelazione senza tradimento. Secondo Giuda, Gesù non può e non deve tradire la sua missione; il suo sacrificio è indispensabile per poter realizzare il Regno dei cieli. Giuda muore per permettere che, con il tradimento e il suo sacrificio, si compia la promessa.

Questa visione messianica oscura l’altra parte della medaglia di Cesare. Il sacrificio e l’uccisione di un singolo o di un popolo costringono l’essere umano a stare in uno stato dominato dall'inganno, dall'illusione facendolo crescere nell’angoscia esistenziale. La pace non si fonda sul sacrificio di uno o di tanti.

Secondo Erich Fromm alcune religioni monoteistiche possono diventare autoritarie quando dio è visto come potere assoluto, giudice punitivo che richiede obbedienza cieca.  In questo caso, la religione può favorire: aggressività verso chi è diverso, giustificazione morale della violenza, rigidità ideologica.  Tuttavia, la violenza associata al monoteismo non deriva da dio o dalla religione in sé, ma dal modo in cui gli esseri umani vivono la religione, proiettano paure, bisogni e costruiscono sistemi autoritari.

Le croci, i sacrifici, gli stermini sono l’antitesi della convivenza della convivialità tra disuguali e differenti.

“O cieca cupidigia e ira folle,
che sì ci sproni ne la vita corta,
e ne l’etterna poi sì mal c’immolle!”
(La Divina Commedia, A. Dante, Inferno, canto XII)
Enrico Magni
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