Diciamo No al progetto di RFI con la rete “Occhio al Ponte”
Oggi abbiamo aderito come testata giornalistica alla rete “Occhio al Ponte”. Così, a chi può interessare, non ci sono dubbi circa da che parte stiamo.
Il progetto di RFI, avallato da Regione e Provincia, di costruire un nuovo ponte a 30 metri dall’attuale è di una mostruosità senza precedenti. E già non si capisce come la Soprintendenza possa autorizzare un’opera del genere, che di fatto fa perdere l’iscrizione del San Michele tra i beni universali dell’Unesco, dopo aver negato il permesso di rafforzare la vecchia struttura con piastre di ferro. Operazione che avrebbe allungato di una ventina d’anni la vita del ponte.
C’è da sospettare che la politica abbia ancora una volta un peso determinante in talune prese di posizione. Come quella di Alessandra Hofmann e Mattia Micheli, entrambi leghisti, ai vertici della Provincia di Lecco. La Lega di Bossi aveva il principio della sussidiarietà tra i propri caposaldi.
La nuova dice di ascoltare il territorio ma poi nei fatti ne nega tesi e ragioni, schierandosi con la Regione la quale, alla fine, riveste il ruolo centralista tanto combattuto dai vecchi leoni del Carroccio. Il 25 febbraio al tavolo tecnico con RFI i comuni sono stati esclusi. Ma la Presidente della Provincia o chi per lei si è ben guardato dall’alzarsi e abbandonare la seduta. Come avrebbe dovuto se avesse più a cuore il territorio del partito.
E suonano tristemente divertenti le parole dei nostri consiglieri che parlano di intervento inevitabile, di consapevolezza degli enormi disagi, sia a Paderno sia a Brivio. Ma uno straccio di programmazione non avrebbe evitato di arrivare a questo punto? Ci si rende conto che questa parte di laboriosa Brianza dovrà misurarsi con un ponte chiuso e l’altro a mezzo servizio?
Troppo comodo dire oggi che si comprendono le ragioni dei cittadini ma è per la loro sicurezza che si chiude tutto.
A Brivio poi la decisione è inspiegabile: chiunque transiti in autostrada vede dall’oggi al domani nuovi ponti in ferro gettati su pilastri che il mese prima non c’erano. Una soluzione del genere, dato che non risultano storicità sostanziali per quel viadotto, avrebbe comportato la chiusura per 3-4 mesi al massimo. Pista ciclopedonale compresa.
Suona strano che un sindaco ingegnere come Federico Airoldi non abbia aperto una vertenza con Anas anziché accettare supinamente 15 mesi di chiusura. L’idea che dà del proprio operato si avvicina a quella di Toto Gennaro di Cernusco, che nemmeno prende in considerazione il problema di vedere sul proprio territorio comunale un incremento del traffico tra il 30 e il 50% con centinaia di mezzi pesanti.
Sorge quasi il sospetto che anche sulla grande viabilità prevalga l’appartenenza politica anziché l’interesse comune. Una Provincia che sostiene il progetto di RFI nonostante i numeri drammatici calcolati dalla stessa regione e dalle ferrovie, tali da paralizzare l’intera circolazione sugli assi provinciali 54, 55, 56 e su tutte le strade interne, appellandosi alle opere di compensazione, due su tre, peraltro in territorio di Olgiate, non può ragionevolmente difendere gli interessi dei cittadini di questa Brianza storica.
Risponde a interessi superiori che impongono di evitare addirittura partecipazioni a assemblee pubbliche. Difatti né la Hofmann né Micheli si sono mai seduti a un confronto con i sindaci di prima fascia.
E’ una destra, questa, che non si riconosce più. Il “Fronte della Gioventù” era terzomondista, antimperialista, avversario dell’espansionismo sionista, solidale con le lotte dei popoli oppressi. E poco importava se agli inizi degli anni settanta per sostenere queste idee lo scontro era inevitabile, come tornare a casa con lividi ovunque. Oggi neanche dinnanzi a un progetto folle, i nostri finti di destra hanno il coraggio di alzare la voce e dire no. Pensiamo quali danni potrà provocare il passaggio continuo in mezzo a Robbiate e Paderno di treni pendolari di giorno e di convogli merci la notte alle popolazioni che abitano intorno (ammesso che le case non siano già state abbattute).
Noi diciamo NO e ringraziamo sindaci e volontari che da mesi si impegnano per una causa che investe il futuro delle nostre comunità.
Il progetto di RFI, avallato da Regione e Provincia, di costruire un nuovo ponte a 30 metri dall’attuale è di una mostruosità senza precedenti. E già non si capisce come la Soprintendenza possa autorizzare un’opera del genere, che di fatto fa perdere l’iscrizione del San Michele tra i beni universali dell’Unesco, dopo aver negato il permesso di rafforzare la vecchia struttura con piastre di ferro. Operazione che avrebbe allungato di una ventina d’anni la vita del ponte.
C’è da sospettare che la politica abbia ancora una volta un peso determinante in talune prese di posizione. Come quella di Alessandra Hofmann e Mattia Micheli, entrambi leghisti, ai vertici della Provincia di Lecco. La Lega di Bossi aveva il principio della sussidiarietà tra i propri caposaldi.
La nuova dice di ascoltare il territorio ma poi nei fatti ne nega tesi e ragioni, schierandosi con la Regione la quale, alla fine, riveste il ruolo centralista tanto combattuto dai vecchi leoni del Carroccio. Il 25 febbraio al tavolo tecnico con RFI i comuni sono stati esclusi. Ma la Presidente della Provincia o chi per lei si è ben guardato dall’alzarsi e abbandonare la seduta. Come avrebbe dovuto se avesse più a cuore il territorio del partito.
E suonano tristemente divertenti le parole dei nostri consiglieri che parlano di intervento inevitabile, di consapevolezza degli enormi disagi, sia a Paderno sia a Brivio. Ma uno straccio di programmazione non avrebbe evitato di arrivare a questo punto? Ci si rende conto che questa parte di laboriosa Brianza dovrà misurarsi con un ponte chiuso e l’altro a mezzo servizio?
Troppo comodo dire oggi che si comprendono le ragioni dei cittadini ma è per la loro sicurezza che si chiude tutto.
A Brivio poi la decisione è inspiegabile: chiunque transiti in autostrada vede dall’oggi al domani nuovi ponti in ferro gettati su pilastri che il mese prima non c’erano. Una soluzione del genere, dato che non risultano storicità sostanziali per quel viadotto, avrebbe comportato la chiusura per 3-4 mesi al massimo. Pista ciclopedonale compresa.
Suona strano che un sindaco ingegnere come Federico Airoldi non abbia aperto una vertenza con Anas anziché accettare supinamente 15 mesi di chiusura. L’idea che dà del proprio operato si avvicina a quella di Toto Gennaro di Cernusco, che nemmeno prende in considerazione il problema di vedere sul proprio territorio comunale un incremento del traffico tra il 30 e il 50% con centinaia di mezzi pesanti.
Sorge quasi il sospetto che anche sulla grande viabilità prevalga l’appartenenza politica anziché l’interesse comune. Una Provincia che sostiene il progetto di RFI nonostante i numeri drammatici calcolati dalla stessa regione e dalle ferrovie, tali da paralizzare l’intera circolazione sugli assi provinciali 54, 55, 56 e su tutte le strade interne, appellandosi alle opere di compensazione, due su tre, peraltro in territorio di Olgiate, non può ragionevolmente difendere gli interessi dei cittadini di questa Brianza storica.
Risponde a interessi superiori che impongono di evitare addirittura partecipazioni a assemblee pubbliche. Difatti né la Hofmann né Micheli si sono mai seduti a un confronto con i sindaci di prima fascia.
E’ una destra, questa, che non si riconosce più. Il “Fronte della Gioventù” era terzomondista, antimperialista, avversario dell’espansionismo sionista, solidale con le lotte dei popoli oppressi. E poco importava se agli inizi degli anni settanta per sostenere queste idee lo scontro era inevitabile, come tornare a casa con lividi ovunque. Oggi neanche dinnanzi a un progetto folle, i nostri finti di destra hanno il coraggio di alzare la voce e dire no. Pensiamo quali danni potrà provocare il passaggio continuo in mezzo a Robbiate e Paderno di treni pendolari di giorno e di convogli merci la notte alle popolazioni che abitano intorno (ammesso che le case non siano già state abbattute).
Noi diciamo NO e ringraziamo sindaci e volontari che da mesi si impegnano per una causa che investe il futuro delle nostre comunità.
Claudio Brambilla
























