Messa crismale in Duomo con l'Arcivescovo

Erano circa 800 i sacerdoti e i diaconi che, insieme a diversi fedeli laici, hanno partecipato alla Santa Messa crismale celebrata nel Duomo di Milano questa mattina e presieduta dall’Arcivescovo. Si tratta di una delle celebrazioni più importanti e solenni di tutto l’anno liturgico, durante la quale i presbiteri rinnovano le loro promesse sacerdotali e in cui vengono benedetti gli Oli santi del crisma, dei catecumeni e degli infermi, destinati a tutte le parrocchie per la celebrazione dei sacramenti. Le offerte raccolte durante la Messa verranno destinate all’assistenza e alla cura dei sacerdoti anziani e ammalati, attraverso la Fondazione Opera Aiuto Fraterno.
Nell’omelia, come da tradizione specificamente dedicata al tema del sacerdozio, mons. Delpini ha anzitutto ricordato come «i preti e i diaconi, che vivono ogni giorno tra la gente e per la gente, sanno dell’infelicità del mondo» e conoscono questa infelicità «non come spettatori che osservano da fuori, ma come uomini che riconoscono anche in sé stessi tracce di infelicità e ferite che la vita non risparmia, a nessuno». Tuttavia, «c’è anche un’infelicità che non chiama i presbiteri. (…) Dappertutto si vede l’affannosa ricerca di un rimedio che impegna la gente infelice e la trascina in percorsi destinati alla delusione: nella frenesia che insegue le promesse illusorie dei risultati professionali, finanziari, nell’eccitazione di affetti disordinati, nell’evasione propiziata dalle sostanze».
Ma, come racconta la pagina di Vangelo letta nella Messa, Gesù, pur rifiutato da quelli del suo paese, continua a prendersi cura dell’infelicità del mondo. E così chiede ai suoi discepoli. «L’essere mandati – ha sottolineato l’Arcivescovo - è la ragione per cui Gesù ha chiamato i suoi discepoli. La forma che la Chiesa assume è in funzione della missione: questo è il senso della organizzazione territoriale della Chiesa, perché ci sia dappertutto un prendersi a cuore l’infelicità del mondo; questo è il senso del camminare insieme con lo stile della sinodalità, perché in tutti gli ambienti della vita i discepoli portino la parola che invita a conversione, la potenza che scaccia i demoni, l’olio che guarisce le ferite della vita».
Nonostante la stanchezza che contagia a volte anche il clero, «i discepoli devono continuare a percorrere le strade degli uomini per indicare la via per entrare nel riposo di Dio: portare i pesi gli uni degli altri, tenere vivo l’intenso desiderio dell’incontro con il Signore». E devono farlo “a due a due”, come chiede Gesù nel Vangelo, «perché la comunione nel clero sia un segno di quella unità convincente che Gesù chiede al Padre». In conclusione, ha ricordato mons. Delpini, «il ministero si rivela opera di Dio che salva anche noi. Mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre; mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare. Per essere guariti e per guarire: è per questa missione che siamo mandati, imperfetti, impotenti, e insieme fiduciosi e lieti».
Al termine della celebrazione l’Arcivescovo, dopo aver ringraziato i presenti e ricordato i preti anziani e malati impossibilitati a partecipare, si è anche rivolto ai sacerdoti che hanno lasciato il ministero: «Noi li sentiamo sempre confratelli e li ricordiamo con affetto, con simpatia e auguriamo che possano percorrere una vita santa, anche se non più nel ministero ordinato».
Infine, il Vicario generale, mons. Franco Agnesi, ha annunciato che dal 22 aprile sarà disponibile nelle librerie cattoliche e sul sito di ITL Libri  la “Guida della Diocesi 2026”. Il volume rappresenta un prezioso strumento di consultazione, offrendo informazioni aggiornate sulle parrocchie e le comunità pastorali, sugli organismi della Curia, sulle cappellanie ospedaliere e sui singoli presbiteri. Propone inoltre una sezione completamente rinnovata dedicata agli istituti di vita consacrata femminile e maschile.
In allegato l’omelia integrale dell’Arcivescovo CLICCA QUI
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