Lecco: startup da sostenere, c'è Lake Como Venture Lab

Startup, ormai, è termine entrato nell’uso corrente: indica un progetto o un’impresa giovanili, tecnologicamente innovativi e, spesso, con un margine di rischio non indifferente legato in particolare alla collocazione sul mercato e alla ricerca di fondi e investitori. E proprio per accompagnare le “startup” nella fase iniziale che è la più insidiosa nasce ora a Lecco un vero e proprio laboratorio. Ad alto, altissimo livello.
Aperto all’Europa ma con inevitabili ricadute locali.
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Si chiama “Lake Como Venture Lab” ed è promosso da Confindustria di Lecco e Sondrio, dal polo territoriale del Politecnico e dalla Camera di Commercio. E’ partito ufficialmente oggi con un incontro alla sede universitaria di via Ghislanzoni di presentazione da parte del presidente degli industriali lecchesi e valtellinesi Marco Campanari, del presidente camerale Ezio Vergani, del prorettore Marco Tarabini e della coordinatrice del progetto Federica Pasini.
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Il laboratorio riguarda progetti relativi alla meccatronica che è l’aggiornamento della secolare tradizione industriale lecchese e al cosiddetto medtech che è invece il settore medicale con le innovazioni che le nuove tecnologie compresa l’intelligenza artificiali hanno introdotto in questi anni aprendo scenari fino a qualche tempo fa inimmaginabili.
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Gli ideatori delle nuove startup – ha spiegato Pasini - potranno presentare i loro progetti, una giuria sceglierà i tre che riterrà maggiormente meritevoli di attenzione, mettendo a loro disposizione il Politecnico lecchese, non solo in termini di spazi ma anche di competenze. Un supporto volto all’aspetto puramente tecnico, ma anche in grado di costruire capacità commerciali e quindi di porsi sul mercato in maniera corretta e di presentarsi ai clienti, nonché dal punto di vista dell’attrattività finanziaria e cioè il riuscire a reperire capitali e persone disposte a investire.
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Già sono attivi un profilo “linkedin” e un sito internet. Inoltre l’iniziativa sarà divulgata anche attraverso un’altra serie di canali. C’è tempo fino al 30 giugno per presentare il proprio progetto. La partecipazione, come detto, è aperta a proposte provenienti dall’intera Europa. Nel mese di luglio, la giuria esaminerà i progetti e ne sceglierà tre che potranno essere avviati a partire dal mese di settembre facendo appunto capo al Polo lecchese del Politecnico per un periodo di dodici mesi. 
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La stessa cosa avverrà il prossimo anno e nel 2028. Al momento, infatti, il “Lake Como Venture Lab” - «noi stessi startup» è stato detto – è programmato per almeno tre anni, favorendo quindi la nascita di nove startup. Con la speranza che alcune di queste diventino “unicorno” e cioè – come ha spiegato Campanari – una di quelle aziende nate e cresciute in poco tempo e diventate colossi.
Il presidente degli industriali ha sottolineato come in Italia gli investimenti sulle startup siano ancora a livelli minimi, mentre in Franca e Germania già raggiungono cifre notevoli, mentre la Svezia non resta indietro e altri Paesi come la Spagna ci hanno superato. Ha poi indicato quale esempio da seguire quello di Monaco di Baviera che in pochi anni è diventata una delle prime città europee generatrici di startup proprio grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, tra università e imprese. 
Si è parlato di “deeptech” a indicare progetti di ingegneria particolarmente complessi, quasi arditi. I quali – ha aggiunto Campanari – hanno bisogno di ricercatori e laboratori: «In piccola scala, noi siamo come Monaco di Baviera: siamo uno dei principali poli manufatturieri del mondo, il Politecnico lecchese ha sviluppato ad alti livelli la ricerca medicale. Ci mancava un programma di accelerazione. Ed è appunto quello che battezziamo oggi. In Italia non esiste un progetto simile.»
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Il prorettore Tarabini ha rilevato come l’idea innovativa possa nascere ovunque «ma deve venire a Lecco per svilupparsi: il Politecnico mette a disposizione i suoi laboratori. Dal periodo del covid, con i finanziamenti del piano di rinascite e resilienza, sono stati triplicati i dottorati di ricerca e naturalmente non tutti i nuovi dottori trovano sbocco all’università. E’ dunque necessario che le imprese offrano loro delle possibilità.»
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Il presidente camerale Vergani ha spiegato le linee guida con le quali la giuria valuterà i progetti. Tre le caratteristiche: l’innovazione, naturalmente; il superamento dei campanilismi «che qui ci sono ancora e sono micidiali, anche se qualcosa di interessante si può fare come il progetto sull’intelligenza artificiale che ha coinvolto tutte le associazioni del territorio»; infine una possibilità di conoscenza diffusa delle tecnologie «perché se prima non c’è la conoscenza, non vengono fuori le idee,»
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Poi, Pasini ha appunto illustrato gli aspetti tecnici del “Venture lab” e ha presentato i membri del comitato di consulenza: personaggi di altissimo livello accademico e imprenditoriale, operanti tra Europa e Usa, alcuni celebri, altri conosciuti solo dagli addetti ai lavori ma punti di riferimento irrinunciabili e sarebbe tedioso elencarne meriti e realizzazioni (gli interessati potranno comunque trovarli sul sito del laboratorio). I nomi: Luca Rossettini, Alberto Sangiovanni Vincentelli, Isabella Andrieu, Emanuela Girardi, Stefano Quintarelli, Augusto Coppola, Jeff Lions, Franco Molteni. Della giuria fanno invece parte, oltre a Campanari e Vergani, anche Emil Abirascid, Marco Santambrogio, Federica Biancon, Alessia Cervone e Ivan Quadrio.
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All’incontro, condotto dal giornalista Emil Abirascid (fondatore della rivista online “Startup business”), sono intervenuti anche l’assessore all’università Alessandro Fermi e il sottosegretario regionale Mauro Piazza.
Nel suo saluto, Fermi ha tra l’altro annunciato come la Regione sia in procinto di varare (probabilmente per la fine dell’estate) alcune misure di sostegno che potrebbero essere definite con lo slogan “Adotta una startup” e rilevando come l’iniziativa lecchese vada proprio in quella direzione.
Tirando le conclusioni, invece, Piazza ha ricordato come il nostro territorio abbia superato molte crisi: «Sembrava sempre che stesse per finire il mondo e poi il mondo, qua, non è mai finito. E questo per ciò che si potrebbe definire il genius loci. C’è un nume tutelare e siete voi: il mondo dell’impresa, dell’economia, che è sempre stato in grado di rinnovarsi e rigenerarsi. Certo, i confini del genio spesso erano quelli dei propri capannoni, con il vicino ci si guardava in tralice, l’idea di condivisione simboleggiata da questo luogo non c’era. Oggi, appunto, stiamo proprio facendo l’opposto, perché l’ingegno possa essere sviluppato al meglio.»

Info: https://lakecomoventurelab.com/
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