Church pocket/104. “Tutto è compiuto”: quando l’ora del Figlio rivela il cuore del Padre

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“Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto». E, chinato il capo, consegnò lo spirito” (Gv 19,30). Anche questa volta, le parole del Vangelo di Giovanni, che sembrano semplici, quasi essenziali, in realtà racchiudono un’intera teologia. “Tutto è compiuto” è una di queste. Non è soltanto l’ultima frase di un morente. In Giovanni, è una dichiarazione solenne: l’opera del Figlio è giunta al suo compimento. Per capire questa frase, come già detto nel precedente scritto, bisogna collegarla al grande tema tipicamente giovanneo dell’“ora”. Nei capitoli della passione, dal 12 in al 19, l’ora arriva davvero: se a Canaan l’ora non era giunta, nei capitoli finali “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato” (Gv 12,23); “sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre” (Gv 13,1); “Padre, è venuta l’ora” (Gv 17,1). Ecco perché quel “Tutto è compiuto” è decisivo: è la frase che chiude il percorso dell’ora e ne svela il significato pieno.
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“Tutto è compiuto” non significa soltanto “è finita”. Significa che tutto è stato portato a pienezza, tutto è stato fatto al meglio. La missione ricevuta dal Padre è stata realizzata. Sulla croce, Gesù non smentisce la propria identità: la manifesta.  È un rovesciamento radicale anche per noi. Di solito pensiamo il compimento come riuscita, affermazione, successo. Giovanni invece ci costringe a guardare altrove. Una vita si compie non quando ottiene tutto, ma quando ama fino in fondo. È questa la verità di Gesù nel quarto Vangelo: Egli arriva all’ora e la attraversa nella fedeltà.
C’è poi un dettaglio che rende il versetto ancora più profondo. Giovanni scrive che Gesù, “chinato il capo, consegnò lo spirito”. Non dice soltanto che morì. Dice che consegnò. Anche nell’ultimo istante, Gesù non è travolto passivamente dagli eventi: resta dentro una logica di libertà e di dono. La sua morte non è solo subita; è offerta. È questo il compimento dell’ora: non la fine biologica di una vicenda, ma il culmine di una consegna.
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Alla fine, allora, “Tutto è compiuto” è la vera conclusione del tema dell’ora nel Vangelo di Giovanni. L’ora era il tempo atteso della rivelazione; il compimento ne mostra il contenuto. L’ora era il momento verso cui tutto convergeva; il compimento dice che quel momento ha rivelato definitivamente il cuore di Dio. E quel cuore, secondo Giovanni, non è anzitutto forza, ma amore fedele fino alla fine. Forse è proprio questa la domanda che questo versetto lascia anche a noi: che cosa rende compiuta una vita? Giovanni ci può suggerire una risposta: non il potere, non il successo, non l’applauso. L’amore. Per Giovanni, tutto si compie quando l’amore arriva fino in fondo. E così l’ora di Gesù, apparentemente l’ora più buia, diventa in realtà l’ora più luminosa: il momento in cui Dio si lascia vedere davvero.
Buona Settimana Santa!
Rubrica a cura di Pietro Santoro
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