Cernusco: il Mandic è una eccellenza nella robotica ortopedica. A "Ipazia", il direttore Pierluigi Colombo e la fisioterapista Elena Sala
Si è conclusa registrando il tutto esaurito, giovedì 26 marzo, la terza edizione della rassegna “Ipazia – Medicina, Scienza e Tecnologia”, promossa dal comune di Cernusco Lombardone e dalla Biblioteca Comunale “Luigi Rusca”. L'incontro finale, intitolato “Ortopedia 3.0: robot, protesi su misura e percorso di riabilitazione” ha richiamato un pubblico numerosissimo – fra cui anche il sindaco Gennaro Toto e vari rappresentanti dell'amministrazione locale - presso la scuola primaria “G. Rodari” del paese, suggellando il grande successo di un appuntamento diventato ormai caro alla cittadinanza per tematiche di grande interesse e concretezza.

“Abbiamo voluto questa rassegna per riempire un vuoto” ha iniziato il consigliere Gerardo Biella “accrescere la conoscenza a chi della popolazione fosse interessato, con degli incontri accessibili a tutti e far conoscere i professionisti del territorio”. In questo caso specifico, inoltre, Biella ha auspicato che il confronto in queste occasioni fra la cittadinanza e le persone che lavorano all'interno dell'Azienda Sanitaria Territoriale, possa saldare la fiducia fra operatori del settore e pazienti.

Al centro della serata, anche questa volta a sottolineare le eccellenze del territorio, due professionisti dell'Ospedale Mandic di Merate: Pierluigi Colombo, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia, ed Elena Sala, cernuschese, fisioterapista presso il medesimo reparto.
Al dottor Colombo il compito di illustrare l'organizzazione del reparto di Ortopedia di Merate - fra degenza, day surgery, sala gessi, pronto soccorso e ambulatori specialistici – e fornendo alcuni dati significativi: almeno 200 protesi all'anno fra anca e ginocchio (di cui la metà robotiche), 18 mila visite e quasi mille ricoveri. Tra i motivi di orgoglio per il direttore anche l'introduzione dell'ortogeriatria, attiva dal 15 settembre 2025, definita “il modo più corretto per seguire il paziente anziano”.

Entrando nel vivo, il primario ha spiegato l'artrosi: “è una malattia degenerativa delle articolazioni, caratterizzata dalla progressiva perdita della cartilagine articolare”. Nel ginocchio, colpisce ben il 10% della popolazione adulta, il 30% degli over 60 e il 60% degli over 75 ed è la prima causa di disabilità per gli over 50.
I sintomi comprendono dolore, rigidità mattutina, gonfiore e calore articolare e scricchiolio. Quando un trattamento conservativo non è sufficiente, l'ortopedico indirizzerà il paziente verso un intervento chirurgico mirato, quale artroscopia, inserimento di protesi monocompartimentale o totale del ginocchio.

Fiore all'occhiello in tal senso per il reparto di Merate, oggi, è senza dubbio il sistema ROSA, un robot all'avanguardia che assiste il chirurgo nell'applicazione delle protesi: “A Merate, grazie alla fondazione Crippa abbiamo un sistema robotizzato “gold standard” che consente angoli, rotazione e tagli particolarmente precisi”. Il confronto con la chirurgia tradizionale è apparso chiaro: se in passato l'impianto protesico si basava su strumenti manuali con margini di errori di alcuni gradi (3-4°), la chirurgia robotica consente una pianificazione tridimensionale con un allineamento protesico che arriva a tolleranze minime, intorno ai 0,5°. Anche il risparmio osseo è decisamente ottimizzato: “Negli anni '90 adattavi l'osso alla protesi, ora è esattamente il contrario” ha spiegato, enumerando tra i vantaggi della chirurgia robotica anche una diminuzione del periodo di degenza media (7 giorni, rispetto ai tradizionali 10) e tempi di ripresa decisamente accelerati (passando dalle 6-12 settimane alle 4-8 settimane consentite da ROSA). Unica pecca, oggi, è costituita dai costi maggiori della tecnica, “giustificati, però, dai risultati ottimali”.

Con uno sguardo al prossimo futuro, il primario ha quindi illustrato quali saranno le tecnologie che cambieranno il mondo dell'ortopedia. In primo luogo la chirurgia robotica avanzata, con software di nuova generazione e intelligenza artificiale, che ridurranno ulteriormente i margini di errore. Si attendono inoltre le novità per portare la chirurgia robotica anche negli interventi per protesi monocompartimentali: “E noi l'adotteremo, perché ho già avuto l’autorizzazione per avere il software da utilizzare sulle protesi monocompartimentali”. “Di queste abbiamo fatto il primo impianto proprio oggi”, ha detto il dott. Colombo in merito alle protesi non cementate, impianti in titanio con rivestimento in tantalio, con minori tempi di recupero e migliori outcome.
Esiste già, invece, in alcuni ospedali la realtà aumentata in sala operatoria, mentre è in arrivo la chirurgia robotica per protesi all'anca (si attende a Merate per l'anno 2027). Ancora utilissima per la riabilitazione domiciliare sarà la teleriabilitazione, che consentirà al paziente, tramite sensori da indossare e app apposite, che consentiranno un monitoriaggio da remoto del paziente e dei suoi progressi.

La parola è quindi passata ad Elena Sala: “è obbligatorio fare riabilitazione dopo l'operazione? La risposta è sì” ha chiarito fin da subito la professionista. Del team riabilitativo – ha proseguito - fanno parte l'ortopedico, il fisiatra, che stila il piano riabilitativo individuale, e il fisioterapista, che nel secondo giorno di degenza inizia a impostare con il paziente il trattamento. Il professionista tratta il paziente fino a che è ricoverato nel reparto di chirurgia, ma cosa succede una volta dimesso? “Ci sono diverse possibiità, che vengono concordate con il fisiatra durante la visita” ha spiegato la Sala. Si potrà quindi proseguire la terapia al domicilio, spostandosi in altra struttura per seguire una riabilitazione “estensiva” o “intensiva”, oppure si può scegliere di seguire un trattamento ambulatoriale.
Gli obiettivi del fisioterapista nel post operatorio sono in primis il recupero dell'articolarità, il recupero della forza, il recupero del cammino, che si prevede in piena autonomia del paziente entro i due mesi dall'operazione, e in ultimo il recupero delle autonomie.

Ma non esiste un percorso uguale per tutti: “Gli sforzi delle sedute devono cambiare in base al risultato che vuole ottenere il paziente” ha sottolineato Sala, evidenziando come la riabilitazione debba essere sempre più personalizzata. A cambiare, infatti, sono anche le aspettative, soprattutto in tempi recenti: “Ormai le richieste funzionali dei pazienti che vengono oggi a farsi operare sono diverse: ci sono ottantenni che hanno l’abitudine di andare a camminare in montagna o andare in bicicletta e vogliono tornare a farlo”.
Per quanto riguarda il post-operatorio di interventi robotici ha aggiunto: “minor dolore, minor spasmo muscolare, minore rigidità, che portano ad un percorso di riabilitazione più veolce”.

La fisioterapista ha poi chiosato, a concludere il proprio intervento: “il successo di un intervento chirurgico non si misura solo in sala operatoria, ma nel ritorno del paziente alla propria autonomia”.
Al termine dell'incontro è stato lasciato spazio alle domande e alle curiosità del pubblico ai due professionisti.

“Abbiamo voluto questa rassegna per riempire un vuoto” ha iniziato il consigliere Gerardo Biella “accrescere la conoscenza a chi della popolazione fosse interessato, con degli incontri accessibili a tutti e far conoscere i professionisti del territorio”. In questo caso specifico, inoltre, Biella ha auspicato che il confronto in queste occasioni fra la cittadinanza e le persone che lavorano all'interno dell'Azienda Sanitaria Territoriale, possa saldare la fiducia fra operatori del settore e pazienti.

Elena Sala e Pierluigi Colombo
Al centro della serata, anche questa volta a sottolineare le eccellenze del territorio, due professionisti dell'Ospedale Mandic di Merate: Pierluigi Colombo, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia, ed Elena Sala, cernuschese, fisioterapista presso il medesimo reparto.
Al dottor Colombo il compito di illustrare l'organizzazione del reparto di Ortopedia di Merate - fra degenza, day surgery, sala gessi, pronto soccorso e ambulatori specialistici – e fornendo alcuni dati significativi: almeno 200 protesi all'anno fra anca e ginocchio (di cui la metà robotiche), 18 mila visite e quasi mille ricoveri. Tra i motivi di orgoglio per il direttore anche l'introduzione dell'ortogeriatria, attiva dal 15 settembre 2025, definita “il modo più corretto per seguire il paziente anziano”.

Entrando nel vivo, il primario ha spiegato l'artrosi: “è una malattia degenerativa delle articolazioni, caratterizzata dalla progressiva perdita della cartilagine articolare”. Nel ginocchio, colpisce ben il 10% della popolazione adulta, il 30% degli over 60 e il 60% degli over 75 ed è la prima causa di disabilità per gli over 50.
I sintomi comprendono dolore, rigidità mattutina, gonfiore e calore articolare e scricchiolio. Quando un trattamento conservativo non è sufficiente, l'ortopedico indirizzerà il paziente verso un intervento chirurgico mirato, quale artroscopia, inserimento di protesi monocompartimentale o totale del ginocchio.

Fiore all'occhiello in tal senso per il reparto di Merate, oggi, è senza dubbio il sistema ROSA, un robot all'avanguardia che assiste il chirurgo nell'applicazione delle protesi: “A Merate, grazie alla fondazione Crippa abbiamo un sistema robotizzato “gold standard” che consente angoli, rotazione e tagli particolarmente precisi”. Il confronto con la chirurgia tradizionale è apparso chiaro: se in passato l'impianto protesico si basava su strumenti manuali con margini di errori di alcuni gradi (3-4°), la chirurgia robotica consente una pianificazione tridimensionale con un allineamento protesico che arriva a tolleranze minime, intorno ai 0,5°. Anche il risparmio osseo è decisamente ottimizzato: “Negli anni '90 adattavi l'osso alla protesi, ora è esattamente il contrario” ha spiegato, enumerando tra i vantaggi della chirurgia robotica anche una diminuzione del periodo di degenza media (7 giorni, rispetto ai tradizionali 10) e tempi di ripresa decisamente accelerati (passando dalle 6-12 settimane alle 4-8 settimane consentite da ROSA). Unica pecca, oggi, è costituita dai costi maggiori della tecnica, “giustificati, però, dai risultati ottimali”.

Con uno sguardo al prossimo futuro, il primario ha quindi illustrato quali saranno le tecnologie che cambieranno il mondo dell'ortopedia. In primo luogo la chirurgia robotica avanzata, con software di nuova generazione e intelligenza artificiale, che ridurranno ulteriormente i margini di errore. Si attendono inoltre le novità per portare la chirurgia robotica anche negli interventi per protesi monocompartimentali: “E noi l'adotteremo, perché ho già avuto l’autorizzazione per avere il software da utilizzare sulle protesi monocompartimentali”. “Di queste abbiamo fatto il primo impianto proprio oggi”, ha detto il dott. Colombo in merito alle protesi non cementate, impianti in titanio con rivestimento in tantalio, con minori tempi di recupero e migliori outcome.
Esiste già, invece, in alcuni ospedali la realtà aumentata in sala operatoria, mentre è in arrivo la chirurgia robotica per protesi all'anca (si attende a Merate per l'anno 2027). Ancora utilissima per la riabilitazione domiciliare sarà la teleriabilitazione, che consentirà al paziente, tramite sensori da indossare e app apposite, che consentiranno un monitoriaggio da remoto del paziente e dei suoi progressi.

La parola è quindi passata ad Elena Sala: “è obbligatorio fare riabilitazione dopo l'operazione? La risposta è sì” ha chiarito fin da subito la professionista. Del team riabilitativo – ha proseguito - fanno parte l'ortopedico, il fisiatra, che stila il piano riabilitativo individuale, e il fisioterapista, che nel secondo giorno di degenza inizia a impostare con il paziente il trattamento. Il professionista tratta il paziente fino a che è ricoverato nel reparto di chirurgia, ma cosa succede una volta dimesso? “Ci sono diverse possibiità, che vengono concordate con il fisiatra durante la visita” ha spiegato la Sala. Si potrà quindi proseguire la terapia al domicilio, spostandosi in altra struttura per seguire una riabilitazione “estensiva” o “intensiva”, oppure si può scegliere di seguire un trattamento ambulatoriale.
Gli obiettivi del fisioterapista nel post operatorio sono in primis il recupero dell'articolarità, il recupero della forza, il recupero del cammino, che si prevede in piena autonomia del paziente entro i due mesi dall'operazione, e in ultimo il recupero delle autonomie.

Ma non esiste un percorso uguale per tutti: “Gli sforzi delle sedute devono cambiare in base al risultato che vuole ottenere il paziente” ha sottolineato Sala, evidenziando come la riabilitazione debba essere sempre più personalizzata. A cambiare, infatti, sono anche le aspettative, soprattutto in tempi recenti: “Ormai le richieste funzionali dei pazienti che vengono oggi a farsi operare sono diverse: ci sono ottantenni che hanno l’abitudine di andare a camminare in montagna o andare in bicicletta e vogliono tornare a farlo”.
Per quanto riguarda il post-operatorio di interventi robotici ha aggiunto: “minor dolore, minor spasmo muscolare, minore rigidità, che portano ad un percorso di riabilitazione più veolce”.

La fisioterapista ha poi chiosato, a concludere il proprio intervento: “il successo di un intervento chirurgico non si misura solo in sala operatoria, ma nel ritorno del paziente alla propria autonomia”.
Al termine dell'incontro è stato lasciato spazio alle domande e alle curiosità del pubblico ai due professionisti.
F.F.
























