Robbiate, morte di Maurilia Corno: parlano i famigliari
“Era la persona più prudente della terra. Era un punto di riferimento per tutta la famiglia.” Così i suoi tre figli hanno descritto in aula Maurilia Corno, la 69enne di Robbiate scomparsa tragicamente a seguito dell’incidente avvenuto il 4 gennaio 2024 in via Colleoni, al centro del processo in corso nella tarda mattinata di lunedì davanti al Tribunale di Lecco. A rispondere del reato di omicidio stradale è la 39enne dirimpettaia della pensionata, che l'avrebbe travolta mentre, alla guida della propria auto, percorreva via Capitano Mario Riva, impegnando poi la svolta in via Colleoni. Proprio in quel punto avrebbe travolto la donna con la sua bicicletta. Si cerca ora di fare luce su eventuali responsabilità dell'imputata, classe 1989, circa la morte della robbiatese, spirata il 7 gennaio 2024 all'Ospedale San Gerardo di Monza.
Nell’udienza di lunedì sono stati dunque i famigliari, costituitisi parte civile in questo procedimento e rappresentati dall'avvocato Gianluca Quadri del foro di Bergamo, a prendere la parola: ne è emerso il ritratto di una persona attiva, autonoma e abituata a spostarsi in bicicletta, mezzo che utilizzava da sempre per i brevi tragitti in paese, non essendo munita di patente.
Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato il figlio Matteo, che ancora nel 2024 viveva allo stesso civico dei genitori: di quel giorno ha ricordato che era stata la sua compagna ad allertarlo che era successo qualcosa. “Ero al telefono con lei che stava rientrando a casa, mi ha detto che c'era l'ambulanza all'inizio di via Colleoni” ha raccontato “ha lasciato la macchina e ha proseguito a piedi fino ad arrivare a casa dei miei. L'ho sentita dal telefono chiedere a mio papà se mia mamma fosse a casa. “è andata al Penny” ha risposto lui. Da lì non ho capito più niente”.
Verosimilmente al momento dell'impatto la 69enne stava raggiungendo il collegamento pedonale di via Riva, percorrendo via Colleoni – zona a traffico limitato riservato ai residenti – contromano, come aveva fatto un milione di altre volte, per spostarsi verso Merate. Nel momento in cui è riuscito – in stato di shock – a raggiungere il luogo del sinistro, la madre era già priva di sensi, sotto le cure dei sanitari chiamati sul posto dalla stessa 36enne, ed era in arrivo l'elisoccorso.
“Mi avevano detto che stava andando a prendere gli ingredienti per fare i cannelloni al pranzo dell'Epifania”, ha proseguito Tiziano, il maggiore, che il giorno dell'incidente si trovava a chilometri di distanza, in vacanza in Puglia con la famiglia. “Sono partito tre ore dopo aver ricevuto la notizia” ha detto “mia mamma quando sono arrivato in ospedale era in coma: io non l'ho più vista viva mia mamma”. Ha quindi ricordato Maurilia, non solo come mamma e come donna, ma anche come moglie, per conto del padre: “era ginnica, sempre attiva e faceva anche da infermiera a mio papà, che aveva bisogno di assistenza. Da quando lei non c'è più lui si è lasciato andare”.

Anche la figlia Cristina ha confermato l’estrema prudenza della madre, dichiarando di essere stata accecata dalla rabbia subito dopo aver appreso della tragedia: “soprattutto perchè non riuscivo a concepire come fosse stato possibile che mia mamma, così attenta, potesse non essere stata vista in macchina”. Ha quindi spiegato come avesse programmato di accompagnarla il giorno successivo a fare la spesa per il pranzo dell’Epifania, avendo preso un giorno di ferie, ipotizzando che, invece, la madre avesse invece deciso di anticipare l’uscita al giovedì in bicicletta proprio a causa delle previsioni di maltempo previste per il venerdì. “Quando mi hanno chiamato ero in pausa pranzo al lavoro e mi sono precipitata lì. Sono arrivata quando stava decollando l'elicottero”.
La nuora della vittima, in ultimo, ha ricordato come Maurilia Corno fosse particolarmente attenta alla sicurezza anche nei piccoli gesti quotidiani: “mi riprendeva quando non mettevo subito la cintura di sicurezza a mia figlia in macchina” ha riferito commossa “mi ripeteva che “tutto può succedere nel giro di un secondo””.
Nel corso dell’udienza avrebbe anche dovuto essere escusso il consulente tecnico della parte civile, dottor Breda. Tuttavia, dato che l'esperto si è presentato al cospetto del Tribunale con tanto di presentazione multimediale e slides espositive stampate e pronte per l'acquisizione – richiesta dall'avvocato Quadri e concessa dal giudice – la difesa (l'avvocato Noemi Mariani del foro di Monza) ha chiesto alla dottoressa Barazzetta un termine a difesa per poter esaminare le slides, ed eventualmente ricalibrare il proprio esame in caso di difformità con il materiale già agli atti. Dello stesso avviso sono stati anche i legali dei responsabili civili, che hanno chiesto di poter valutare il materiale prima di procedere con l’esame dei consulenti, al fine di garantire il pieno diritto di contraddittorio.
Accogliendo le richieste delle parti, il giudice ha quindi rinviato il procedimento ad aprile, data in cui, oltre al consulente tecnico di parte, avverrà l'esame dell'imputata

Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato il figlio Matteo, che ancora nel 2024 viveva allo stesso civico dei genitori: di quel giorno ha ricordato che era stata la sua compagna ad allertarlo che era successo qualcosa. “Ero al telefono con lei che stava rientrando a casa, mi ha detto che c'era l'ambulanza all'inizio di via Colleoni” ha raccontato “ha lasciato la macchina e ha proseguito a piedi fino ad arrivare a casa dei miei. L'ho sentita dal telefono chiedere a mio papà se mia mamma fosse a casa. “è andata al Penny” ha risposto lui. Da lì non ho capito più niente”.
Verosimilmente al momento dell'impatto la 69enne stava raggiungendo il collegamento pedonale di via Riva, percorrendo via Colleoni – zona a traffico limitato riservato ai residenti – contromano, come aveva fatto un milione di altre volte, per spostarsi verso Merate. Nel momento in cui è riuscito – in stato di shock – a raggiungere il luogo del sinistro, la madre era già priva di sensi, sotto le cure dei sanitari chiamati sul posto dalla stessa 36enne, ed era in arrivo l'elisoccorso.
“Mi avevano detto che stava andando a prendere gli ingredienti per fare i cannelloni al pranzo dell'Epifania”, ha proseguito Tiziano, il maggiore, che il giorno dell'incidente si trovava a chilometri di distanza, in vacanza in Puglia con la famiglia. “Sono partito tre ore dopo aver ricevuto la notizia” ha detto “mia mamma quando sono arrivato in ospedale era in coma: io non l'ho più vista viva mia mamma”. Ha quindi ricordato Maurilia, non solo come mamma e come donna, ma anche come moglie, per conto del padre: “era ginnica, sempre attiva e faceva anche da infermiera a mio papà, che aveva bisogno di assistenza. Da quando lei non c'è più lui si è lasciato andare”.

Anche la figlia Cristina ha confermato l’estrema prudenza della madre, dichiarando di essere stata accecata dalla rabbia subito dopo aver appreso della tragedia: “soprattutto perchè non riuscivo a concepire come fosse stato possibile che mia mamma, così attenta, potesse non essere stata vista in macchina”. Ha quindi spiegato come avesse programmato di accompagnarla il giorno successivo a fare la spesa per il pranzo dell’Epifania, avendo preso un giorno di ferie, ipotizzando che, invece, la madre avesse invece deciso di anticipare l’uscita al giovedì in bicicletta proprio a causa delle previsioni di maltempo previste per il venerdì. “Quando mi hanno chiamato ero in pausa pranzo al lavoro e mi sono precipitata lì. Sono arrivata quando stava decollando l'elicottero”.
La nuora della vittima, in ultimo, ha ricordato come Maurilia Corno fosse particolarmente attenta alla sicurezza anche nei piccoli gesti quotidiani: “mi riprendeva quando non mettevo subito la cintura di sicurezza a mia figlia in macchina” ha riferito commossa “mi ripeteva che “tutto può succedere nel giro di un secondo””.
Nel corso dell’udienza avrebbe anche dovuto essere escusso il consulente tecnico della parte civile, dottor Breda. Tuttavia, dato che l'esperto si è presentato al cospetto del Tribunale con tanto di presentazione multimediale e slides espositive stampate e pronte per l'acquisizione – richiesta dall'avvocato Quadri e concessa dal giudice – la difesa (l'avvocato Noemi Mariani del foro di Monza) ha chiesto alla dottoressa Barazzetta un termine a difesa per poter esaminare le slides, ed eventualmente ricalibrare il proprio esame in caso di difformità con il materiale già agli atti. Dello stesso avviso sono stati anche i legali dei responsabili civili, che hanno chiesto di poter valutare il materiale prima di procedere con l’esame dei consulenti, al fine di garantire il pieno diritto di contraddittorio.
Accogliendo le richieste delle parti, il giudice ha quindi rinviato il procedimento ad aprile, data in cui, oltre al consulente tecnico di parte, avverrà l'esame dell'imputata
F.F.

























