Olgiate M.: aperta la mostra “1, 100, 1000 agende rosse”
Sabato 21 marzo, nella sala consiliare del Municipio di Olgiate Molgora, è stata inaugurata la mostra “1, 100, 1000 agende rosse”, allestita all’interno del Comune e visitabile fino al 7 aprile. L'iniziativa non è casuale, ma coincide con la Giornata del Ricordo delle vittime di mafia e trasforma il Comune in un presidio di responsabilità civica, grazie a un percorso espositivo a fumetti curato dalla biblioteca comunale.

Il titolo della mostra richiama il celebre diario scomparso di Borsellino, ma allude anche a tutti quei documenti e file, come quelli di Giovanni Falcone, spariti nel nulla: simboli di depistaggi e verità negate che ancora oggi attendono giustizia.

Alla conferenza hanno partecipato il vicesindaco Matteo Fratangeli, il consigliere Andrea Martena e Silvia Gissi, presidente dell'associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli Milano.
Proprio Fratangeli ha voluto aprire la mattinata citando le parole di don Luigi Ciotti: “La memoria non deve essere solo celebrazione, ma deve generare impegno civile quotidiano”. Un concetto ribadito anche dal consigliere Martena, che ha sottolineato come l'iniziativa sia stata accolta con favore unanime dall’intero Consiglio Comunale, a dimostrazione di una volontà politica compatta nel difendere i valori democratici e diffondere conoscenza tra i cittadini.

Il cuore dell’inaugurazione è stato l’intervento di Silvia Gissi, che ha ripercorso la genesi dell'Associazione, nata nel 2018 per dare seguito alla volontà di Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato, di diffondere quanto più possibile la conoscenza sugli attentati mafiosi. «Borsellino sottolinea l’importanza dell'attività culturale come dovere di ogni cittadino. Dopo oltre trent’anni, la verità sulla strage di via D'Amelio non è ancora emersa. Per questo oggi portiamo la memoria nelle scuole, nelle piazze e nelle biblioteche, usando linguaggi vicini ai giovani, come quello del fumetto».

Le parole di Gissi si sono poi spostate sul primo museo permanente antimafia di Milano, aperto lo scorso 20 settembre 2025 in un immobile confiscato alla famiglia Flachi: «Abbiamo scelto di mantenere i muri e i pavimenti originali della vecchia pescheria che era base del malaffare perché i visitatori devono poter toccare con mano un luogo dove lo Stato ha vinto» ha spiegato. Un approccio concreto che si riflette anche in un gesto simbolico: a ogni visitatore viene consegnato un piccolo cucchiaino con l'invito a fare la propria parte. Come ha spiegato Gissi «Se il mare della società è inquinato dalla violenza mafiosa, ognuno, col suo piccolo contributo quotidiano, può renderlo più giusto e pulito».
Visitare la mostra è un’occasione preziosa per ricordarsi che la legalità è una scelta che si compie ogni giorno.

Andrea Martena, Silvia Gissi, Matteo Fratangeli
Il titolo della mostra richiama il celebre diario scomparso di Borsellino, ma allude anche a tutti quei documenti e file, come quelli di Giovanni Falcone, spariti nel nulla: simboli di depistaggi e verità negate che ancora oggi attendono giustizia.

Alla conferenza hanno partecipato il vicesindaco Matteo Fratangeli, il consigliere Andrea Martena e Silvia Gissi, presidente dell'associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli Milano.
Proprio Fratangeli ha voluto aprire la mattinata citando le parole di don Luigi Ciotti: “La memoria non deve essere solo celebrazione, ma deve generare impegno civile quotidiano”. Un concetto ribadito anche dal consigliere Martena, che ha sottolineato come l'iniziativa sia stata accolta con favore unanime dall’intero Consiglio Comunale, a dimostrazione di una volontà politica compatta nel difendere i valori democratici e diffondere conoscenza tra i cittadini.

Il cuore dell’inaugurazione è stato l’intervento di Silvia Gissi, che ha ripercorso la genesi dell'Associazione, nata nel 2018 per dare seguito alla volontà di Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato, di diffondere quanto più possibile la conoscenza sugli attentati mafiosi. «Borsellino sottolinea l’importanza dell'attività culturale come dovere di ogni cittadino. Dopo oltre trent’anni, la verità sulla strage di via D'Amelio non è ancora emersa. Per questo oggi portiamo la memoria nelle scuole, nelle piazze e nelle biblioteche, usando linguaggi vicini ai giovani, come quello del fumetto».

Le parole di Gissi si sono poi spostate sul primo museo permanente antimafia di Milano, aperto lo scorso 20 settembre 2025 in un immobile confiscato alla famiglia Flachi: «Abbiamo scelto di mantenere i muri e i pavimenti originali della vecchia pescheria che era base del malaffare perché i visitatori devono poter toccare con mano un luogo dove lo Stato ha vinto» ha spiegato. Un approccio concreto che si riflette anche in un gesto simbolico: a ogni visitatore viene consegnato un piccolo cucchiaino con l'invito a fare la propria parte. Come ha spiegato Gissi «Se il mare della società è inquinato dalla violenza mafiosa, ognuno, col suo piccolo contributo quotidiano, può renderlo più giusto e pulito».
Visitare la mostra è un’occasione preziosa per ricordarsi che la legalità è una scelta che si compie ogni giorno.
F.Ri.

























