Cernusco: con "Ipazia" una serata sul bosco. Il 26 col dr.Colombo, Ortopedia 3.0
Torna a Cernusco Lombardone la rassegna “Ipazia”, il ciclo di incontri promosso dalla biblioteca comunale “Luigi Rusca” insieme all’amministrazione, giunto alla terza edizione e dedicato quest’anno al filo conduttore “Medicina, scienza e tecnologia”.

Il primo appuntamento, “Boschi, foreste e parchi: conoscere, ascoltare e proteggere”, si è svolto nella serata di giovedì 19 marzo negli spazi della scuola primaria “G. Rodari”, richiamando un pubblico attento e partecipe, tra cui anche il sindaco Gennaro Toto con l'assessore Gerardo Biella, mente dell'iniziativa.
Ad aprire l’incontro è stato il consigliere con delega alla cultura Gerardo Biella, che ha introdotto il tema partendo dalla letteratura, citando alcuni titoli disponibili in biblioteca come “Il tempo del bosco” di Mario Calabresi e “Le voci del bosco” di Mauro Corona. “ La parola “Bosco” è una parola che impariamo fin da bambini, attraverso le favole”, ha osservato, accompagnando così il pubblico verso il cuore della serata e presentando i relatori. Prima degli interventi è stato proiettato un video girato nella riserva integrale di Sasso Fratino, per immergere i presenti nei suoni e nelle atmosfere del bosco.

A prendere la parola è stato quindi Enrico Calvo, dottore di Scienze Forestali e responsabile di progetti nazionali ed europei, attualmente project manager di Forestami. Alle spalle una lunga esperienza nel settore forestale come dirigente di ERSAF, con attività di pianificazione e gestione delle foreste di montagna e, successivamente, con un focus crescente sulle foreste urbane e di pianura, anche attraverso progetti europei come LIFE, Interreg e Spazio Alpino. Calvo è inoltre socio dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali e della Società Italiana di Ecologia e Scienze Forestali, ed è stato membro di gruppi di lavoro della Convenzione delle Alpi e della FAO Silva Mediterranea.
Il suo intervento si è sviluppato attorno a tre parole chiave – conoscere, ascoltare, proteggere – intrecciando la dimensione della passione personale e della competenza professione. Ha ricordato come proprio oggi, sabato 21 marzo si celebri la Giornata internazionale delle Foreste promossa dall’ONU e ha portato alcuni dati significativi: “Il bosco avanza” e in provincia di Lecco circa 80mila ettari sono coperti da boschi, con un incremento annuo stimato di almeno 1.400 ettari, soprattutto nelle aree montane.
“Il bosco non è un insieme di alberi, ma un sistema”, ha sottolineato, richiamando anche la definizione della FAO, che individua parametri precisi di estensione e struttura. Un sistema complesso, fatto anche e soprattutto di radici, spesso invisibili ma fondamentali. “Il bosco” ha aggiunto “rappresenta la più grande infrastruttura verde del pianeta, un capitale ancora poco valorizzato”.
Non è mancato il riferimento al cambiamento climatico, già in atto: i livelli di CO₂ continuano a crescere e specie come il faggio mostrano segnali di sofferenza. Le specie vegetali si stanno spostando per adattarsi, ma a una velocità – circa 100 metri l’anno – che dovrebbe essere almeno cinque volte superiore per compensare gli effetti del clima. “Quasi la metà delle specie europee rischia di estinguersi”, ha ricordato, sottolineando però come i boschi italiani siano tra i più protetti al mondo.
Da qui l’invito a “proteggere chi ci protegge”: il bosco fornisce legname, difende dal dissesto idrogeologico, sostiene il turismo e ha un valore sociale e sanitario sempre più riconosciuto, soprattutto nelle aree urbane. Il contatto con la natura, infatti, è un presidio contro disturbi mentali, inquinamento e uno stile di vita sempre più sedentario, specie tra i giovani. In questo senso Calvo ha richiamato la regola del 3-30-300: tre alberi visibili da casa, almeno il 30% di verde nei quartieri e un’area verde raggiungibile entro 300 metri.

A seguire ha preso la parola Giovanni Zardoni, presidente del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, ha mostrato alcuni video realizzati con fototrappole all’interno dell’area protetta, documentando la presenza di numerose specie: uccelli, volpi, lepri e tassi.
Zardoni ha evidenziato il paradosso dei vincoli paesaggistici: “Per fare una finestra servono mille permessi, ma per tagliare un albero spesso non serve alcuna autorizzazione”. Ha poi parlato del ritorno del lupo, presente dal 2020 e nuovamente avvistato anche nel 2025 e nel 2026, con segnali di spostamento verso nord all’inizio di febbraio, e della presenza ormai stabile dei caprioli.
Quasi la totalità del territorio del parco è di proprietà privata, ha spiegato, e l’ente sta lavorando per acquisire alcune porzioni in comodato, così da ampliare le aree tutelate. Riprendendo quanto detto da Calvo, ha sottolineato come il bosco stia avanzando in modo significativo: esempi concreti sono il caso di Consonno, il paese fantasma ormai riconquistato dalla vegetazione, e l’area del lago di Sartirana, dove la boscaglia sta progressivamente sostituendo habitat come il canneto, fondamentali per alcune specie dell'avifauna.
Lo stesso fenomeno riguarda anche i prati magri del parco, sempre più “assediati” dal bosco. “Dobbiamo regolare questo avanzamento”, ha spiegato, sia per preservare la biodiversità sia per ridurre rischi legati a incendi e conseguenti possibili danni a strutture e abitazioni. Il parco, ha ricordato, svolge funzioni di autorità forestale ma non può intervenire su proprietà private, dove spesso si trovano boschi abbandonati da anni.
Nel tempo, ha concluso, è cambiato anche il rapporto economico con il bosco: per molti non rappresenta più una risorsa diretta, mentre stanno crescendo nuove figure professionali legate alla gestione forestale.

A chiudere la serata è stato Claudio Ferrario, guardia ecologica volontaria del parco e cittadino cernuschese, che ha portato una testimonianza diretta e personale. “Ho fatto il corso con Giovanni Zardoni nel 1996. In un bosco c’è anche chi fa controlli come me”, ha raccontato, ricordando la lungimiranza della Regione Lombardia che negli anni ’80 ha istituito i parchi regionali affidando la sorveglianza anche a cittadini volontari.
“Io amo il mio territorio e lo vivo bene. Mi trovo molto più a mio agio a parlare nei boschi che qui, in uno spazio chiuso”, ha aggiunto, sottolineando come l’esperienza sul campo rappresenti una vera e propria manifestazione quotidiana di cosa significhi vivere il bosco con rispetto.
Ferrario ha richiamato l’attenzione anche sul cambiamento culturale in atto: “Stiamo diventando sempre più cittadini e sempre meno paesani”. Un aspetto che nota soprattutto lavorando con i bambini, ad esempio attraverso il pedibus, dove emerge una scarsa conoscenza della natura.
Le GEV, oggi una trentina nel Parco più 16 volontari, svolgono attività di vigilanza sul territorio del parco nel rispetto del Piano territoriale di coordinamento: “Siamo pubblici ufficiali e possiamo comminare sanzioni amministrative, ma negli ultimi anni è diminuito il rispetto sia verso l’autorità sia verso il paesaggio”. Sempre più frequenti sono l’abbandono di rifiuti, che spesso sono gli stessi volontari a raccogliere, e gli atti di vandalismo sulla cartellonistica. “Dobbiamo avvicinarci ai fruitori del Parco con molta più prudenza rispetto al passato” ha concluso, portando come esempio alcuni episodi in cui è stato aggredito verbalmente dai turisti, solo per aver fatto dei richiami.
In ultimo è stato lasciato spazio a domande e curiosità dal pubblico.
Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma per giovedì 26 marzo con “Ortopedia 3.0: robot, protesi su misura e percorso di riabilitazione”. Interverranno il dottor Pierluigi Colombo, direttore di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Mandic di Merate, e la fisioterapista Elena Sala, con un focus sul robot chirurgico ROSA e sui più recenti percorsi riabilitativi.

Il primo appuntamento, “Boschi, foreste e parchi: conoscere, ascoltare e proteggere”, si è svolto nella serata di giovedì 19 marzo negli spazi della scuola primaria “G. Rodari”, richiamando un pubblico attento e partecipe, tra cui anche il sindaco Gennaro Toto con l'assessore Gerardo Biella, mente dell'iniziativa.
Ad aprire l’incontro è stato il consigliere con delega alla cultura Gerardo Biella, che ha introdotto il tema partendo dalla letteratura, citando alcuni titoli disponibili in biblioteca come “Il tempo del bosco” di Mario Calabresi e “Le voci del bosco” di Mauro Corona. “ La parola “Bosco” è una parola che impariamo fin da bambini, attraverso le favole”, ha osservato, accompagnando così il pubblico verso il cuore della serata e presentando i relatori. Prima degli interventi è stato proiettato un video girato nella riserva integrale di Sasso Fratino, per immergere i presenti nei suoni e nelle atmosfere del bosco.

A prendere la parola è stato quindi Enrico Calvo, dottore di Scienze Forestali e responsabile di progetti nazionali ed europei, attualmente project manager di Forestami. Alle spalle una lunga esperienza nel settore forestale come dirigente di ERSAF, con attività di pianificazione e gestione delle foreste di montagna e, successivamente, con un focus crescente sulle foreste urbane e di pianura, anche attraverso progetti europei come LIFE, Interreg e Spazio Alpino. Calvo è inoltre socio dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali e della Società Italiana di Ecologia e Scienze Forestali, ed è stato membro di gruppi di lavoro della Convenzione delle Alpi e della FAO Silva Mediterranea.
Il suo intervento si è sviluppato attorno a tre parole chiave – conoscere, ascoltare, proteggere – intrecciando la dimensione della passione personale e della competenza professione. Ha ricordato come proprio oggi, sabato 21 marzo si celebri la Giornata internazionale delle Foreste promossa dall’ONU e ha portato alcuni dati significativi: “Il bosco avanza” e in provincia di Lecco circa 80mila ettari sono coperti da boschi, con un incremento annuo stimato di almeno 1.400 ettari, soprattutto nelle aree montane.
“Il bosco non è un insieme di alberi, ma un sistema”, ha sottolineato, richiamando anche la definizione della FAO, che individua parametri precisi di estensione e struttura. Un sistema complesso, fatto anche e soprattutto di radici, spesso invisibili ma fondamentali. “Il bosco” ha aggiunto “rappresenta la più grande infrastruttura verde del pianeta, un capitale ancora poco valorizzato”.
Non è mancato il riferimento al cambiamento climatico, già in atto: i livelli di CO₂ continuano a crescere e specie come il faggio mostrano segnali di sofferenza. Le specie vegetali si stanno spostando per adattarsi, ma a una velocità – circa 100 metri l’anno – che dovrebbe essere almeno cinque volte superiore per compensare gli effetti del clima. “Quasi la metà delle specie europee rischia di estinguersi”, ha ricordato, sottolineando però come i boschi italiani siano tra i più protetti al mondo.
Da qui l’invito a “proteggere chi ci protegge”: il bosco fornisce legname, difende dal dissesto idrogeologico, sostiene il turismo e ha un valore sociale e sanitario sempre più riconosciuto, soprattutto nelle aree urbane. Il contatto con la natura, infatti, è un presidio contro disturbi mentali, inquinamento e uno stile di vita sempre più sedentario, specie tra i giovani. In questo senso Calvo ha richiamato la regola del 3-30-300: tre alberi visibili da casa, almeno il 30% di verde nei quartieri e un’area verde raggiungibile entro 300 metri.

A seguire ha preso la parola Giovanni Zardoni, presidente del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, ha mostrato alcuni video realizzati con fototrappole all’interno dell’area protetta, documentando la presenza di numerose specie: uccelli, volpi, lepri e tassi.
Zardoni ha evidenziato il paradosso dei vincoli paesaggistici: “Per fare una finestra servono mille permessi, ma per tagliare un albero spesso non serve alcuna autorizzazione”. Ha poi parlato del ritorno del lupo, presente dal 2020 e nuovamente avvistato anche nel 2025 e nel 2026, con segnali di spostamento verso nord all’inizio di febbraio, e della presenza ormai stabile dei caprioli.
Quasi la totalità del territorio del parco è di proprietà privata, ha spiegato, e l’ente sta lavorando per acquisire alcune porzioni in comodato, così da ampliare le aree tutelate. Riprendendo quanto detto da Calvo, ha sottolineato come il bosco stia avanzando in modo significativo: esempi concreti sono il caso di Consonno, il paese fantasma ormai riconquistato dalla vegetazione, e l’area del lago di Sartirana, dove la boscaglia sta progressivamente sostituendo habitat come il canneto, fondamentali per alcune specie dell'avifauna.
Lo stesso fenomeno riguarda anche i prati magri del parco, sempre più “assediati” dal bosco. “Dobbiamo regolare questo avanzamento”, ha spiegato, sia per preservare la biodiversità sia per ridurre rischi legati a incendi e conseguenti possibili danni a strutture e abitazioni. Il parco, ha ricordato, svolge funzioni di autorità forestale ma non può intervenire su proprietà private, dove spesso si trovano boschi abbandonati da anni.
Nel tempo, ha concluso, è cambiato anche il rapporto economico con il bosco: per molti non rappresenta più una risorsa diretta, mentre stanno crescendo nuove figure professionali legate alla gestione forestale.

A chiudere la serata è stato Claudio Ferrario, guardia ecologica volontaria del parco e cittadino cernuschese, che ha portato una testimonianza diretta e personale. “Ho fatto il corso con Giovanni Zardoni nel 1996. In un bosco c’è anche chi fa controlli come me”, ha raccontato, ricordando la lungimiranza della Regione Lombardia che negli anni ’80 ha istituito i parchi regionali affidando la sorveglianza anche a cittadini volontari.
“Io amo il mio territorio e lo vivo bene. Mi trovo molto più a mio agio a parlare nei boschi che qui, in uno spazio chiuso”, ha aggiunto, sottolineando come l’esperienza sul campo rappresenti una vera e propria manifestazione quotidiana di cosa significhi vivere il bosco con rispetto.
Ferrario ha richiamato l’attenzione anche sul cambiamento culturale in atto: “Stiamo diventando sempre più cittadini e sempre meno paesani”. Un aspetto che nota soprattutto lavorando con i bambini, ad esempio attraverso il pedibus, dove emerge una scarsa conoscenza della natura.
Le GEV, oggi una trentina nel Parco più 16 volontari, svolgono attività di vigilanza sul territorio del parco nel rispetto del Piano territoriale di coordinamento: “Siamo pubblici ufficiali e possiamo comminare sanzioni amministrative, ma negli ultimi anni è diminuito il rispetto sia verso l’autorità sia verso il paesaggio”. Sempre più frequenti sono l’abbandono di rifiuti, che spesso sono gli stessi volontari a raccogliere, e gli atti di vandalismo sulla cartellonistica. “Dobbiamo avvicinarci ai fruitori del Parco con molta più prudenza rispetto al passato” ha concluso, portando come esempio alcuni episodi in cui è stato aggredito verbalmente dai turisti, solo per aver fatto dei richiami.
In ultimo è stato lasciato spazio a domande e curiosità dal pubblico.
Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma per giovedì 26 marzo con “Ortopedia 3.0: robot, protesi su misura e percorso di riabilitazione”. Interverranno il dottor Pierluigi Colombo, direttore di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Mandic di Merate, e la fisioterapista Elena Sala, con un focus sul robot chirurgico ROSA e sui più recenti percorsi riabilitativi.
F.F.
























