Il mio voto sarà NO perchè solo la libertà garantisce equilibrio
Ci sono passaggi in cui prendere posizione non è un’opzione, ma una responsabilità. Questo è uno di quelli.
Ogni giorno lavoro dentro il sistema giustizia e ne conosco limiti, tempi e criticità. Proprio per questo sento il dovere di condividere una valutazione chiara sulla riforma oggetto del prossimo referendum.
Non è una questione tecnica. Non riguarda solo gli operatori del diritto. Riguarda Lei, i Suoi diritti, le garanzie che potrà avere domani quando si troverà di fronte a un giudice.
Non ho appartenenze politiche né interessi di parte. Questo mi consente di essere diretto: questa riforma introduce elementi che indeboliscono l’equilibrio del sistema.
Tra questi, il ricorso al sorteggio per la selezione di cariche direttive di un organo costituzionale. In altre parole: il caso prende il posto della competenza. E quando si parla di giustizia, il caso non è mai una garanzia.
Ma il punto più delicato è un altro: l’indipendenza del giudice.
Un giudice deve essere libero. Libero davvero.
Se inizia a percepire pressioni, rischi disciplinari o conseguenze personali, cambia il modo in cui decide.
E un giudice che non è libero è un giudice più debole.
Non nei confronti dei più fragili, ma nei confronti dei più forti: grandi interessi economici, strutture organizzate, soggetti in grado di sostenere conflitti lunghi e aggressivi.
Il risultato è prevedibile: meno decisioni coraggiose, più scelte prudenti, meno tutela effettiva dei diritti.
È meglio un giudice che sbaglia in libertà che un giudice che decide per timore. Perché solo la libertà garantisce equilibrio.
Per questo non considero questa riforma neutrale. E non ritengo corretto restare in silenzio.
Il mio voto sarà NO.
Perché una giustizia che ha paura non protegge più nessuno.
Cordiali saluti,
Ogni giorno lavoro dentro il sistema giustizia e ne conosco limiti, tempi e criticità. Proprio per questo sento il dovere di condividere una valutazione chiara sulla riforma oggetto del prossimo referendum.
Non è una questione tecnica. Non riguarda solo gli operatori del diritto. Riguarda Lei, i Suoi diritti, le garanzie che potrà avere domani quando si troverà di fronte a un giudice.
Non ho appartenenze politiche né interessi di parte. Questo mi consente di essere diretto: questa riforma introduce elementi che indeboliscono l’equilibrio del sistema.
Tra questi, il ricorso al sorteggio per la selezione di cariche direttive di un organo costituzionale. In altre parole: il caso prende il posto della competenza. E quando si parla di giustizia, il caso non è mai una garanzia.
Ma il punto più delicato è un altro: l’indipendenza del giudice.
Un giudice deve essere libero. Libero davvero.
Se inizia a percepire pressioni, rischi disciplinari o conseguenze personali, cambia il modo in cui decide.
E un giudice che non è libero è un giudice più debole.
Non nei confronti dei più fragili, ma nei confronti dei più forti: grandi interessi economici, strutture organizzate, soggetti in grado di sostenere conflitti lunghi e aggressivi.
Il risultato è prevedibile: meno decisioni coraggiose, più scelte prudenti, meno tutela effettiva dei diritti.
È meglio un giudice che sbaglia in libertà che un giudice che decide per timore. Perché solo la libertà garantisce equilibrio.
Per questo non considero questa riforma neutrale. E non ritengo corretto restare in silenzio.
Il mio voto sarà NO.
Perché una giustizia che ha paura non protegge più nessuno.
Cordiali saluti,
Avv. Biagio Cartillone

























