Osnago: riforma della giustizia, dibattito pubblico tra Sì (Lavelli) e No (Romagnano) in sala civica

Una cittadinanza numerosa e attenta ha riempito, nella serata di venerdì 13 marzo, la sala civica "Sandro Pertini" di Osnago per confrontarsi su un tema complesso come la riforma della giustizia, in vista del referendum del 22 e 23 marzo.
OsnagoSerataReferendumSINO__3_.jpg (325 KB)
OsnagoSerataReferendumSINO__6_.jpg (324 KB)
L'incontro, organizzato dall'associazione Progetto Osnago e moderato da Massimo Rebotti del Corriere della Sera, ha visto in apertura il sindaco Felice Rocca e il presidente Daniele Lorenzet sottolineare l'importanza del voto come uno dei più rilevanti contrappesi costituzionali, "necessario quando una riforma non viene approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi dal Parlamento". Lorenzet ha subito evidenziato come, al di là delle definizioni giornalistiche, il quesito referendario tocchi ben sette articoli della Costituzione, trasformandosi di fatto in un pronunciamento sulla struttura stessa della magistratura piuttosto che sulla sola efficienza del sistema giudiziario. La serata si è dunque snodata attraverso un'analisi tecnica e politica serrata, cercando di superare la logica delle tifoserie per offrire ai cittadini strumenti di valutazione consapevole su temi che spaziano dalla separazione delle carriere al funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.
OsnagoSerataReferendumSINO__5_.png (1020 KB)
Eleonora Lavelli, avvocato e sostenitrice del Sì, ha aperto il suo intervento inquadrando la riforma come il necessario compimento di un percorso iniziato nel 1989 con il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. Lavelli ha ricordato come il vecchio metodo, teorizzato in epoca fascista da Dino Grandi, vedesse lo Stato come portatore di una verità assoluta e l'imputato come presunto colpevole, mentre il sistema attuale si fonda sulla dialettica tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. Secondo la relatrice, la promiscuità delle carriere tra chi accusa e chi giudica rappresenta un limite alla parvenza di imparzialità, poiché il giudice condivide con il pubblico ministero l'intero percorso professionale e associativo. Lavelli ha tuttavia rassicurato il pubblico citando l'articolo 104 della proposta, che riconferma la magistratura come un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, escludendo dunque il rischio di una sottomissione del pubblico ministero al potere esecutivo, un timore che a suo avviso viene usato come uno "spauracchio" infondato.
OsnagoSerataReferendumSINO__4_.png (813 KB)
Di parere radicalmente opposto, l'avvocato Roberto Romagnano ha contestato la genesi stessa della riforma, definendola un atto imposto dal governo che non ha permesso al Parlamento di modificare nemmeno una virgola del testo originale. Romagnano ha inquadrato l'intervento normativo come un possibile "regolamento di conti" tra politica e magistratura nato nel post-Tangentopoli, volto a recuperare il terreno perso dai partiti nei confronti dell'ordine giudiziario. Sul piano tecnico, l'avvocato del No ha smontato la necessità della separazione delle carriere citando i dati reali: in Italia solo lo 0,5% dei magistrati cambia effettivamente funzione durante la propria vita lavorativa, rendendo il problema marginale rispetto alle critiche sistemiche mosse dai promotori. Il timore principale espresso da Romagnano riguarda la perdita della "cultura della giurisdizione" da parte del PM: se separato dal percorso del giudice, il pubblico ministero rischierebbe di trasformarsi in un "super-poliziotto" focalizzato solo sulla condanna, smarrendo l'obbligo deontologico attuale di cercare anche gli elementi a favore dell'indagato.
OsnagoSerataReferendumSINO__3_.png (761 KB)
Il giornalista Massimo Rebotti

OsnagoSerataReferendumSINO__1_.png (1003 KB)
Felice Rocca

OsnagoSerataReferendumSINO__2_.png (1.24 MB)
Daniele Lorenzet

Uno dei punti più caldi del dibattito ha riguardato il sorteggio per l'elezione dei membri del CSM, proposto dal fronte del Sì per scardinare il correntismo nella magistratura. Eleonora Lavelli ha spiegato che il sorteggio avverrebbe all'interno di elenchi di professionisti autorevoli, come professori ordinari e avvocati con lunga esperienza, garantendo un bilanciamento tra i poteri senza cadere nella lottizzazione politica. Romagnano ha però ribattuto definendo il sorteggio "offensivo" e asimmetrico: mentre per i magistrati sarebbe un sorteggio puro tra migliaia di nominativi, per la componente laica (politica) la riforma rimanda a una legge ordinaria ancora non scritta che potrebbe prevedere liste "temperate" decise dalla maggioranza di turno. Questo meccanismo, secondo il rappresentante del No, rischierebbe di creare un CSM con una componente politica molto forte e compatta a fronte di una componente togata indebolita dal caso, paragonando la situazione a un comune amministrato da un sindaco e assessori estratti a sorte tra la popolazione.
OsnagoSerataReferendumSINO__8_.jpg (313 KB)
OsnagoSerataReferendumSINO__2_.jpg (357 KB)
Il confronto si è poi spostato sulla creazione dell'Alta Corte disciplinare, presentata da Lavelli come un organo di alta garanzia, presieduto dal Capo dello Stato, necessario per superare l'autoreferenzialità dei giudizi interni al CSM. La relatrice ha sottolineato come non debba essere un tabù prevedere una forma di responsabilità più autorevole per chi ha in mano la libertà e la vita dei cittadini, citando casi di errori giudiziari che non hanno trovato sanzioni adeguate. Romagnano ha invece liquidato l'Alta Corte come "fumo negli occhi", evidenziando che i magistrati italiani sono già tra i più sanzionati d'Europa, con 194 sentenze disciplinari in un anno e mezzo contro le sole 9 registrate in Francia. Ha inoltre denunciato un'anomalia procedurale della riforma: il magistrato che volesse impugnare una sentenza dell'Alta Corte dovrebbe farlo davanti allo stesso organismo, limitando di fatto i gradi di giudizio effettivi e creando un unicum giuridico preoccupante.
OsnagoSerataReferendumSINO__5_.jpg (306 KB)
Le domande del pubblico hanno costretto i relatori a confrontarsi con la realtà quotidiana dei cittadini, portando alla luce il fatto che questa riforma non avrà alcun impatto sulla durata dei processi o sull'efficienza amministrativa dei tribunali. È emerso come l'Italia soffra di una carenza cronica di organico, con il più basso rapporto tra magistrati e popolazione in Europa (11,8 ogni 100.000 abitanti contro una media di 17,6), mentre la riforma comporterebbe un raddoppio dei costi per la gestione di due CSM e dell'Alta Corte, stimati in circa 150 milioni di euro. Alcuni cittadini hanno espresso forte preoccupazione per i numerosi rinvii della riforma alle leggi ordinarie, vedendovi una "cambiale in bianco" consegnata a una maggioranza politica che ha già manifestato attraverso dichiarazioni, primo tra tutti il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, un atteggiamento ostile verso l'indipendenza della magistratura. Lavelli ha difeso la scelta tecnica del rinvio alla legge ordinaria come prassi comune, ricordando che la Corte Costituzionale rimarrà comunque il baluardo finale contro ogni possibile deriva autoritaria.
OsnagoSerataReferendumSINO__1_.jpg (310 KB)
A somme fatte: per Lavelli, la vittoria del Sì consegnerebbe al Paese una magistratura più "terza e imparziale", libera da sospetti di appartenenza e pienamente conforme a uno Stato democratico moderno; per Romagnano, al contrario, il Sì sancirebbe l'inizio di un indebolimento strutturale della magistratura, lasciandola più esposta alle pressioni dell'esecutivo e meno capace di tutelare i diritti dei più deboli. La serata si è conclusa con l'auspicio che i cittadini si prendano cura della Costituzione attraverso un voto informato, consapevoli che, come ricordato in sala, dopo ottant'anni non è più solo la Carta a doversi occupare di noi, ma siamo noi a doverci occupare di essa.
M.Pen.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.