Verderio: Di Bella presenta il suo libro in Villa Gallavresi
“Marietta. Storie di vita rurale, ricami, merletti e tradizioni” è il titolo del romanzo di Liliana Di Bella, presentato nella serata di venerdì 13 marzo in Villa Gallavresi, in un'iniziativa organizzata sotto il cappello della Commissione Biblioteca di Verderio.
Ad aprire l’incontro è stata la bibliotecaria Micaela Arlati, che ha sottolineato l'impegno della Commissione nel riportare la biblioteca ad essere uno spazio vivo di incontro e di dialogo: «La biblioteca è il luogo dove si conoscono le storie. Conoscerle ci permette di comprendere meglio ciò che succede fuori e dentro di noi», ha sottolineato, augurando ai presenti di tornare a casa arricchiti dall’ascolto e dal confronto.
Liliana di Bella, insegnante a Verderio e Robbiate, da oltre diciotto anni coltiva la passione per la pittura. Negli ultimi anni a questo linguaggio espressivo ha affiancato anche la scrittura: due forme diverse ma profondamente connesse attraverso cui racconta emozioni, memorie e frammenti di vita. In occasione della presentazione del libro sono state esposte alcune delle sue opere pittoriche, visitabili anche sabato 14 e domenica 15 marzo.
Il titolo del romanzo racchiude già la chiave di lettura dell’opera: «Qui sono racchiusi numerosi riferimenti al contesto in cui si sviluppa la storia», ha spiegato Di Bella. I ricami rimandano a Santa Caterina Villarmosa, paese di origine dell’autrice e luogo in cui è ambientata la vicenda, noto proprio per questa tradizione artigianale. I merletti diventano invece una metafora dei legami tra la nobiltà e gli abitanti del paese, rapporti che nel tempo hanno contribuito a costruire e custodire l’identità della comunità attraverso usi, costumi e tradizioni. Non a caso nel libro trovano spazio anche diverse ricette, elemento che richiama una delle dimensioni più riconoscibili della cultura siciliana.
Durante la serata sono emerse anche le ragioni che hanno spinto l’autrice a raccontare la storia di un paese siciliano in Brianza. «Un libro può essere recepito da tutti», ha affermato, raccontando il grande riscontro ricevuto già in fase di prevendita: delle 200 copie inizialmente richieste, solo 17 sono state acquistate al Sud, mentre tutte le altre al Nord.
L’obiettivo, ha spiegato, era restituire un’immagine autentica della Sicilia, lontana dagli stereotipi. Anche quando nel romanzo emergono momenti difficili, come quelli legati alla guerra, la scelta è quella di offrire uno sguardo positivo e fiducioso. Un atteggiamento che, ha raccontato, deriva dagli insegnamenti ricevuti in famiglia: trovare sempre qualcosa di buono anche nelle situazioni più dure.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla dimensione linguistica: nel testo compaiono infatti alcune parole del dialetto siciliano oggi quasi scomparse, recuperate con l'intento di preservare la memoria. Proprio su questo punto il pubblico è stato coinvolto in un piccolo gioco, provando a indovinare il significato di alcuni termini citati nel romanzo.
Prima di concludere, l’attenzione si è spostata anche sul versante artistico di Di Bella. Nei suoi dipinti l’artista predilige le figure femminili, spesso ritratte nei dettagli più che nella loro interezza. Sebbene possano sembrare realizzati a pennello, le opere nascono soprattutto dall’uso della spatola: una tecnica che dà vita a superfici materiche e dense, in cui è proprio la materia a far emergere gradualmente l’immagine.
Gli applausi e l'entusiasmo del pubblico hanno confermato un bilancio decisamente positivo per la serata.

Liliana Di Bella

Micaela Arlati





Gli applausi e l'entusiasmo del pubblico hanno confermato un bilancio decisamente positivo per la serata.
F.Ri.
























