Referendum: divide et impera

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Oltre ai compiti organizzativi e disciplinari di cui ho purtroppo dovuto occuparmi nei miei precedenti interventi, il Consiglio Superiore della Magistratura svolge attualmente due ulteriori funzioni estremamente importanti. Una è la difesa dei singoli magistrati o, eventualmente, dell’intero ordine giudiziario, quando vengano fatti oggetto di attacchi lesivi del proprio prestigio o della propria indipendenza tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento della loro attività. Il CSM ha inoltre l’incombenza di fornire pareri al Ministro della Giustizia sugli atti normativi connessi al funzionamento del potere giudiziario che si trovino all’esame del Parlamento, nonché (a richiesta del competente ministero) di formulare alle Camere proposte di legge sui medesimi argomenti. Ritengo pertanto doveroso chiederci quale organo potrà espletare efficacemente tali compiti dopo lo smembramento in tre tronconi del CSM previsto dalla nuova normativa costituzionale sulla quale dovremo pronunciarci tra pochi giorni.
Per quanto riguarda il primo aspetto, la conseguenza immediata di un’eventuale vittoria del “sì” sarebbe l’azzeramento del regolamento interno che prevede (all’art. 36) per l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura la facoltà di aprire ‘pratiche a tutela’ volte a proteggere l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. In seguito, se e quando la maggioranza parlamentare vorrà deciderlo, tale compito potrà essere presumibilmente diviso tra i due consigli che erediteranno le competenze organizzative del CSM. È chiaro però che un conto, per un magistrato o per un gruppo di magistrati sottoposti a indebite pressioni, è ricevere l’appoggio di un organo rappresentativo dell’intero ordine giudiziario e un conto essere spalleggiati, in quella che potrebbe facilmente apparire una difesa d’ufficio corporativa, da chi rappresenta soltanto i colleghi che appartengono alla medesima carriera. Anche da questo punto di vista, le nuove norme si tradurrebbero perciò in una minore tutela dell’indipendenza dei magistrati. Inutile chiederci nei confronti di chi: la cronaca di queste ultime settimane ci mostra chiaramente da che parte provengono gli attacchi, spesso pretestuosi quanto scomposti, che arrivano talvolta a coinvolgere l’intera categoria (gli esempi, purtroppo, non mancano).
Un ragionamento analogo si applica alle funzioni consultive dell’attuale CSM a supporto della politica, di cui ben poco potrebbe obiettivamente sopravvivere alla frammentazione che attende tale organismo qualora il prossimo referendum confermasse la legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento. La Magistratura verrebbe privata in tal caso di ogni voce in capitolo, sia pure a titolo consultivo, sulle questioni che riguardano la Giustizia, mentre il potere politico avrebbe finalmente la possibilità di legiferare in tal campo come meglio crede senza neppure assumersi pubblicamente la responsabilità di contraddire, se lo ritiene necessario, il parere degli addetti ai lavori.
In sintesi, lo spezzettamento del CSM costituisce dunque di per sé stesso, al di là delle motivazioni di facciata con cui lo si vuole presentare, uno dei tasselli del disegno generale coerentemente perseguito dall’attuale maggioranza parlamentare di ridurre nella gestione della Giustizia il ruolo dei magistrati a favore di quello del potere politico. “Diàirei kài basíleue” (in Latino: “Divide et impera”), recita una celebre massima attribuita a Filippo II di Macedonia e poi ripresa 18 secoli più tardi da Luigi XI di Francia (“Diviser pour régner”): evidentemente, chi si trova oggi a governare il nostro paese ha imparato bene la lezione. Meditate, gente, meditate …
Michele Bossi
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