Merate non è il circolo del PD
Merate non è il circolo del PD: la città merita rispetto e un cambio di passo
Caro Direttore, le scrivo a seguito del suo puntuale e preciso editoriale, che ho letto con attenzione e che coglie bene il momento che la nostra comunità sta vivendo. Proprio perché condivido lo spirito della sua analisi, credo sia necessario aggiungere alcune considerazioni che, purtroppo, fotografano una realtà amministrativa sempre più evidente. L’atteggiamento di questa Giunta comunale e del suo Sindaco appare infatti segnato da una fastidiosa supponenza istituzionale e da un evidente disprezzo per il cerimoniale e per il ruolo delle minoranze. Un modo di governare che sembra dimenticare un principio elementare: non si sta gestendo il circolo di sezione del Partito Democratico, ma una città. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Riunioni dei capigruppo convocate poche ore prima del Consiglio comunale, conferenze stampa organizzate prima ancora di un passaggio nelle sedi istituzionali competenti, argomenti che non transitano nelle commissioni consiliari — che dovrebbero essere il luogo naturale di confronto e approfondimento tra consiglieri. È positivo che finalmente anche le minoranze abbiano deciso di reagire per difendere il rispetto istituzionale. Del resto, se situazioni simili si fossero verificate con un’amministrazione di centrodestra, è facile immaginare il livello di proteste, articoli indignati e richieste di dimissioni che si sarebbero levate. Ma proviamo ad andare oltre la polemica. Il punto vero è che le istituzioni non possono diventare una dependance di partito. Eppure alcune manifestazioni pubbliche organizzate dall’amministrazione appaiono sempre più chiaramente targate PD, in modo talvolta persino sfacciato. Le istituzioni devono essere la casa di tutti, non il palcoscenico di una sola parte politica. Dopo quasi due anni di mandato, è legittimo aspettarsi qualcosa di più. La città non può restare ferma mentre una giovane Giunta continua a fare pratica con la macchina amministrativa. Forse è arrivato il momento di prendere atto della situazione e aprire una fase nuova. Un rimpasto di Giunta, ormai non più rinviabile, potrebbe essere l’occasione per coinvolgere figure che in passato hanno dimostrato di saper amministrare Merate e che potrebbero garantire competenza e stabilità negli ultimi due anni e mezzo di mandato. Si immagini cosi un rimpasto con delle riserve istituzionali che lavorino per il bene della città per due anni, una squadra con Robbiani all’Ambiente, Zannamarchi ai Servizi sociali e istruzione, Procopio ai Lavori pubblici e Aldo Castelli al Bilancio. Sarebbe una scelta di responsabilità e garanzia verso la città per aiutare questo giovane Sindaco. Continuare con questa lenta agonia amministrativa — dove si fa poco e quel poco spesso si pasticcia — non è ciò che Merate merita. Con l’augurio che i cittadini abbiamo compreso cosa vuol dire amministrare e cosa vuol dire votare con la speranza che qualcuno sappia amministrare. Merate ha bisogno di un’amministrazione che governi davvero. Cordiali saluti.
Caro Direttore, le scrivo a seguito del suo puntuale e preciso editoriale, che ho letto con attenzione e che coglie bene il momento che la nostra comunità sta vivendo. Proprio perché condivido lo spirito della sua analisi, credo sia necessario aggiungere alcune considerazioni che, purtroppo, fotografano una realtà amministrativa sempre più evidente. L’atteggiamento di questa Giunta comunale e del suo Sindaco appare infatti segnato da una fastidiosa supponenza istituzionale e da un evidente disprezzo per il cerimoniale e per il ruolo delle minoranze. Un modo di governare che sembra dimenticare un principio elementare: non si sta gestendo il circolo di sezione del Partito Democratico, ma una città. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Riunioni dei capigruppo convocate poche ore prima del Consiglio comunale, conferenze stampa organizzate prima ancora di un passaggio nelle sedi istituzionali competenti, argomenti che non transitano nelle commissioni consiliari — che dovrebbero essere il luogo naturale di confronto e approfondimento tra consiglieri. È positivo che finalmente anche le minoranze abbiano deciso di reagire per difendere il rispetto istituzionale. Del resto, se situazioni simili si fossero verificate con un’amministrazione di centrodestra, è facile immaginare il livello di proteste, articoli indignati e richieste di dimissioni che si sarebbero levate. Ma proviamo ad andare oltre la polemica. Il punto vero è che le istituzioni non possono diventare una dependance di partito. Eppure alcune manifestazioni pubbliche organizzate dall’amministrazione appaiono sempre più chiaramente targate PD, in modo talvolta persino sfacciato. Le istituzioni devono essere la casa di tutti, non il palcoscenico di una sola parte politica. Dopo quasi due anni di mandato, è legittimo aspettarsi qualcosa di più. La città non può restare ferma mentre una giovane Giunta continua a fare pratica con la macchina amministrativa. Forse è arrivato il momento di prendere atto della situazione e aprire una fase nuova. Un rimpasto di Giunta, ormai non più rinviabile, potrebbe essere l’occasione per coinvolgere figure che in passato hanno dimostrato di saper amministrare Merate e che potrebbero garantire competenza e stabilità negli ultimi due anni e mezzo di mandato. Si immagini cosi un rimpasto con delle riserve istituzionali che lavorino per il bene della città per due anni, una squadra con Robbiani all’Ambiente, Zannamarchi ai Servizi sociali e istruzione, Procopio ai Lavori pubblici e Aldo Castelli al Bilancio. Sarebbe una scelta di responsabilità e garanzia verso la città per aiutare questo giovane Sindaco. Continuare con questa lenta agonia amministrativa — dove si fa poco e quel poco spesso si pasticcia — non è ciò che Merate merita. Con l’augurio che i cittadini abbiamo compreso cosa vuol dire amministrare e cosa vuol dire votare con la speranza che qualcuno sappia amministrare. Merate ha bisogno di un’amministrazione che governi davvero. Cordiali saluti.
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