La falsa propaganda a destra sul referendum,e le intenzioni vere
Gentile Direttore il recente video di oltre dodici minuti pubblicato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, volto a promuovere le ragioni del "Sì" per il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026, solleva interrogativi profondi sulla coerenza della narrazione politica attuale. Da un lato, la Premier presenta la riforma come un atto di "buon senso" per liberare la magistratura dalle correnti e dalla politica. Dall'altro, dichiarazioni come quelle dell'onorevole Bartolozzi (che ha invocato il "togliamoci di mezzo le toghe") rischiano di tradire lo spirito istituzionale, prestando il fianco a chi vede nel referendum non una modernizzazione, ma un intento punitivo verso l'ordine giudiziario. Un esempio lampante di questo cortocircuito comunicativo emerge dal caso dei cosiddetti "ragazzi del bosco" (la famiglia Trevallion). La destra ha aspramente criticato i magistrati per l'allontanamento dei minori, con la stessa Meloni che ha dichiarato: "I figli non sono dello Stato". Tuttavia, è proprio questo Governo ad aver varato il Decreto Caivano, che inasprisce le pene (fino a due anni di reclusione) per i genitori che eludono l'obbligo scolastico, principio alla base del provvedimento giudiziario contestato. Questa contraddizione non sfugge all'opinione pubblica: da un lato si invoca il pugno di ferro contro la dispersione scolastica, dall'altro si attaccano i giudici quando applicano quelle stesse norme a contesti meno marginali, creando una divisione persino tra le famiglie e i genitori italiani. In vista del voto di marzo, sarebbe auspicabile un dibattito che abbandoni la propaganda per concentrarsi sulla reale indipendenza del sistema giudiziario, evitando di utilizzare casi di cronaca per alimentare uno scontro istituzionale che rischia di confondere i cittadini anziché informarli.
Cordiali saluti,
Cordiali saluti,
Piero

























