Il Dizionario del referendum/7. Che cosa significa “sorteggio dei componenti del CSM”?
Tra le novità previste della riforma della magistratura, oggetto del referendum del 22 e 23 marzo, particolare rilievo assume la sostituzione del sistema di scelta dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura: non più elezione o nomina ma sorteggio.
Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo costituzionale voluto dai Padri costituenti per garantire l’indipendenza della magistratura dalle ingerenze del Governo e delle forze politiche. Ad esso spettano le decisioni sulle carriere dei singoli magistrati, tra cui le decisioni disciplinari, così da sottrarle a possibili interferenze della politica, ma anche importanti valutazioni sull’organizzazione degli Uffici, su cui adotta circolari di valore normativo. Quindi, grazie al CSM un magistrato può adottare decisioni corrette ma “scomode” perché contrarie al potente di turno, senza timore di essere trasferito o di incorrere in problemi di carriera. A tale fine la Costituzione ha stabilito che i Consiglieri per 2/3 siano magistrati (detti membri togati) scelti tramite elezione dall’intera platea dei magistrati in servizio, che votano a tal fine ogni 4 anni. Per evitare chiusure corporative, il restante terzo (detti membri laici) è, invece, nominato dal Parlamento in seduta comune con una maggioranza di 3/5 dei votanti. L’elevata maggioranza dei 3/5 è prevista dalla legge ordinaria al fine di garantire il coinvolgimento delle minoranze politiche nella scelta di Consiglieri autorevoli e non di parte.

La riforma, oltre a sdoppiare il CSM, creandone uno dei Giudici ed uno dei Pubblici Ministeri (vedi seconda puntata), e ad attribuire le decisioni disciplinari ad un terzo organo (l’Alta Corte che sarà oggetto della prossima puntata), stabilisce che i Consiglieri debbano essere sorteggiati. In particolare, i magistrati saranno sorteggiati tra tutti i 10 mila oggi in servizio (salvo che leggi successive non limitino il numero richiedendo un minimo di esperienza), mentre i membri laici (cioè non magistrati) saranno sorteggiati nell’ambito di una lista di avvocati e professori universitari, formata dal Parlamento, di cui però non è previsto il numero e le modalità di formazione.
I sostenitori del “sì” affermano che questo è l’unico modo per eliminare le cosiddette “correnti” della magistratura (vedi terza puntata). Infatti, l’attuale sistema elettivo avrebbe portato alla formazione tra i magistrati di aggregazioni, simili a partiti politici, che propongono i loro candidati, i quali, una volta eletti, tenderanno a favorire il proprio elettore. Le correnti, in questo modo, condizionerebbero le decisioni del CSM (in particolare le nomine dei dirigenti) e di conseguenza le decisioni dei singoli Giudici, fino ad indirizzare indagini ed interferire con le scelte politiche. Il sorteggio spezzerebbe questo sistema, senza intaccare l’autorevolezza dell’organo perché i consiglieri saranno comunque estratti tra magistrati, dunque soggetti qualificati e competenti.
Per i sostenitori del “no” il sorteggio è lo strumento attraverso il quale viene assicurata la prevalenza della componente politica su quella dei magistrati. Il vero fine sarebbe svilire la selezione dei consiglieri togati, per cui non è più assicurata competenza e autorevolezza. Al contempo rimane la scelta diretta da parte del Parlamento dei consiglieri laici, preselezionati in una ristretta lista di nomina politica, compilata a maggioranza semplice, cioè senza coinvolgere le minoranze. In questo modo i consiglieri togati estratti a sorte, che non sono necessariamente adatti ad un ruolo molto diverso dal normale lavoro del magistrato, diventano inevitabilmente più deboli ed invece quelli di nomina politica, appositamente selezionati, più forti. In questo modo è elusa la garanzia di indipendenza della magistratura, tanto è vero che in nessun altro Stato è previsto il sorteggio ed anzi il Consiglio d’Europa ha indicato l’elezione come metodo di selezione migliore.
Per saperne di più, seguite la prossima puntata…
Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo costituzionale voluto dai Padri costituenti per garantire l’indipendenza della magistratura dalle ingerenze del Governo e delle forze politiche. Ad esso spettano le decisioni sulle carriere dei singoli magistrati, tra cui le decisioni disciplinari, così da sottrarle a possibili interferenze della politica, ma anche importanti valutazioni sull’organizzazione degli Uffici, su cui adotta circolari di valore normativo. Quindi, grazie al CSM un magistrato può adottare decisioni corrette ma “scomode” perché contrarie al potente di turno, senza timore di essere trasferito o di incorrere in problemi di carriera. A tale fine la Costituzione ha stabilito che i Consiglieri per 2/3 siano magistrati (detti membri togati) scelti tramite elezione dall’intera platea dei magistrati in servizio, che votano a tal fine ogni 4 anni. Per evitare chiusure corporative, il restante terzo (detti membri laici) è, invece, nominato dal Parlamento in seduta comune con una maggioranza di 3/5 dei votanti. L’elevata maggioranza dei 3/5 è prevista dalla legge ordinaria al fine di garantire il coinvolgimento delle minoranze politiche nella scelta di Consiglieri autorevoli e non di parte.

La riforma, oltre a sdoppiare il CSM, creandone uno dei Giudici ed uno dei Pubblici Ministeri (vedi seconda puntata), e ad attribuire le decisioni disciplinari ad un terzo organo (l’Alta Corte che sarà oggetto della prossima puntata), stabilisce che i Consiglieri debbano essere sorteggiati. In particolare, i magistrati saranno sorteggiati tra tutti i 10 mila oggi in servizio (salvo che leggi successive non limitino il numero richiedendo un minimo di esperienza), mentre i membri laici (cioè non magistrati) saranno sorteggiati nell’ambito di una lista di avvocati e professori universitari, formata dal Parlamento, di cui però non è previsto il numero e le modalità di formazione.
I sostenitori del “sì” affermano che questo è l’unico modo per eliminare le cosiddette “correnti” della magistratura (vedi terza puntata). Infatti, l’attuale sistema elettivo avrebbe portato alla formazione tra i magistrati di aggregazioni, simili a partiti politici, che propongono i loro candidati, i quali, una volta eletti, tenderanno a favorire il proprio elettore. Le correnti, in questo modo, condizionerebbero le decisioni del CSM (in particolare le nomine dei dirigenti) e di conseguenza le decisioni dei singoli Giudici, fino ad indirizzare indagini ed interferire con le scelte politiche. Il sorteggio spezzerebbe questo sistema, senza intaccare l’autorevolezza dell’organo perché i consiglieri saranno comunque estratti tra magistrati, dunque soggetti qualificati e competenti.
Per i sostenitori del “no” il sorteggio è lo strumento attraverso il quale viene assicurata la prevalenza della componente politica su quella dei magistrati. Il vero fine sarebbe svilire la selezione dei consiglieri togati, per cui non è più assicurata competenza e autorevolezza. Al contempo rimane la scelta diretta da parte del Parlamento dei consiglieri laici, preselezionati in una ristretta lista di nomina politica, compilata a maggioranza semplice, cioè senza coinvolgere le minoranze. In questo modo i consiglieri togati estratti a sorte, che non sono necessariamente adatti ad un ruolo molto diverso dal normale lavoro del magistrato, diventano inevitabilmente più deboli ed invece quelli di nomina politica, appositamente selezionati, più forti. In questo modo è elusa la garanzia di indipendenza della magistratura, tanto è vero che in nessun altro Stato è previsto il sorteggio ed anzi il Consiglio d’Europa ha indicato l’elezione come metodo di selezione migliore.
Per saperne di più, seguite la prossima puntata…
Dario Colasanti
























