Verderio: riconoscimento a suor Luigia Gazzola che salvò i Milla

Suor Luigia Gazzola è stata riconosciuta “Giusta tra le Nazioni”, la massima onorificenza conferita dallo Stato di Israele a coloro che, durante le persecuzioni nazifasciste, salvarono la vita agli ebrei mettendo a rischio la propria. A lei si deve la protezione di alcune donne della famiglia Milla di Verderio, che trovarono rifugio nel 1943 nell’ospedale psichiatrico di Carate Brianza – oggi Istituti Clinici Zucchi – dove suor Luigia era madre superiora.

La notizia risale allo scorso anno, ma il riconoscimento è stato celebrato ufficialmente il 5 marzo proprio negli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza, durante una giornata dedicata alla memoria e alla gratitudine. In quell’anno di guerra la struttura ospitava solo donne con problemi di salute mentale e proprio lì suor Luigia riuscì a nascondere Lea Milla, la figlia Serena e la nonna, dopo che i nazifascisti avevano deportato in Germania gli uomini della famiglia.
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Tra loro c’era anche Ugo Milla, marito di Lea e padre di Serena. Un cognome noto a Verderio: i cinque fratelli di origine ebraica – Amelia, Laura, Lina, Ferruccio e Ugo – furono arrestati da soldati tedeschi a Verderio Superiore il 13 ottobre 1943 e assassinati ad Auschwitz l’11 dicembre dello stesso anno.

Alla cerimonia ha preso parte anche Serena Milla, oggi novantaduenne, che ha raccontato in prima persona quei giorni drammatici in cui lei aveva solo 10 anni. Ha raccontato anche il sistema di protezione organizzato da suor Luigia: quando arrivavano le ispezioni, le bambine si nascondevano sotto i letti delle pazienti, mentre per le donne ricercate venivano preparate cartelle cliniche false con diagnosi di malattie pericolose per scoraggiare i controlli.

Durante l’incontro sono intervenuti anche il sindaco di Carate Brianza Luca Veggian e il sindaco di Verderio Danilo Villa, che ha ricordato come nel paese brianzolo una strada sia dedicata alla famiglia Milla e come davanti alla loro casa siano state posate cinque pietre d’inciampo in memoria dei fratelli deportati.
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