Merate: mostra fotografica per la Giornata della donna
“Siamo tutti i giorni a contatto con la sofferenza, ma nella vita c’è anche tanto di bello e di buono. Con questa mostra abbiamo voluto non solo ragionare su chi chiede aiuto, ma proporre qualcosa che ci faccia respirare”.

Così la presidente de “L’altra metà del cielo - Telefono Donna”, Amalia Bonfanti, ha introdotto sabato mattina l’inaugurazione della mostra fotografica “I miei colori”, il primo dei due eventi organizzati in collaborazione con il Comune di Merate presso villa Confalonieri in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

Un invito alla consapevolezza e alla speranza (“non si può cancellare quello che è stato prima, ma non dobbiamo precluderci un dopo”) è arrivato da Chiara Consonni, giovane consigliera di maggioranza, a cui Bonfanti ha voluto simbolicamente trasmettere la continuità dell’impegno a favore delle donne tra diverse generazioni.

Di “autenticità” ha invece parlato il sindaco Mattia Salvioni, sottolineando il messaggio della mostra che consiste nella “libertà di essere sé stesse, il migliore antidoto all’oppressione”. Il primo cittadino ha citato anche il recente sondaggio da cui è emerso che la generazione Z avrebbe un concetto della donna ancora molto legato a vecchi stereotipi di sottomissione del genere femminile a quello maschile concludendo che “non è mai abbastanza quello che si fa per combatterli”.

“Le donne hanno il diritto di essere quello che vogliono”, ha ribadito Angelo Cucchi, nel presentare la sua esposizione. La mostra raccoglie 32 scatti fotografici realizzati nel corso dell’ultimo anno, che attraverso il colore offrono uno sguardo intimo e potente sulle donne e su ciò che significa esserlo in questo periodo storico.

“Sono donne che hanno alle spalle storie dolorose ma che poi hanno detto basta”, ha proseguito Cucchi. “E nel percorso di rinascita non sono mai state sole, c’era sempre un’amica, un amico, o un’associazione, che sono stati al loro fianco. Le loro figure sono macchiate di colore perché vogliono che si entri dentro di loro, per renderle visibili”.

L’esposizione è nata da un progetto che si intitola "Women, libere di essere". Attraverso i social il fotografo si è rivolto alle donne chiedendo loro di mettersi in gioco. Hanno risposto persone di età ed esperienze diverse, ma tutte unite dal desiderio di riscatto, senza paura di mostrarsi e di affermare sé stesse. I loro corpi non sono belli in senso classico, “ma lasciamo i corpi belli agli uomini senza fantasia”, è stata la sorprendente dichiarazione dell’artista.

Secondo il quale non è facile essere donna. “Ed è molto difficile parlare delle donne essendo un uomo. Ho raccolto alcune storie con le mie fotografie: non tutto è reale, ma tutto è vero. Prendo in prestito le parole che le donne che ho fotografato mi hanno rivolto, le vicende raccontate, le confessioni e anche i silenzi. Provo a riassumere un pensiero che, prima ancora di poter essere quello di molte donne, dovrebbe essere quello di tutti gli uomini. Dico dovrebbe perché la nostra società, ancora nel Terzo millennio, è piena di condizionali", le sue parole.

"Le fotografie invitano lo spettatore a riflettere sui diritti delle donne, che sono una responsabilità di tutto il genere umano: lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità, e questa mostra propone una riflessione visiva dal forte impatto emotivo”, la chiosa dell'artista.

L'esposizione sarà aperta anche il 14 e 15 marzo dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Nel pomeriggio di oggi, domenica, si è poi tenuto in villa Confalonieri il secondo evento promosso dall’associazione meratese “L’altra metà del cielo-Telefono Donna”: la performance “Stanze di poesia”, ideata dal collettivo artistico ThatGirl!, un gruppo di donne provenienti da ambiti diversi – letteratura, teatro, arti visive, musica e comunicazione – unite dall’obiettivo di creare cultura, consapevolezza e partecipazione sul territorio. Un’esperienza immersiva per condurre il pubblico attraverso cinque universi poetici dedicati ad altrettante voci femminili che hanno lasciato il segno in campo letterario: Emily Dickinson, Sylvia Plath, Alda Merini, Patrizia Cavalli e Antonia Pozzi.

Così la presidente de “L’altra metà del cielo - Telefono Donna”, Amalia Bonfanti, ha introdotto sabato mattina l’inaugurazione della mostra fotografica “I miei colori”, il primo dei due eventi organizzati in collaborazione con il Comune di Merate presso villa Confalonieri in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

Un invito alla consapevolezza e alla speranza (“non si può cancellare quello che è stato prima, ma non dobbiamo precluderci un dopo”) è arrivato da Chiara Consonni, giovane consigliera di maggioranza, a cui Bonfanti ha voluto simbolicamente trasmettere la continuità dell’impegno a favore delle donne tra diverse generazioni.

Di “autenticità” ha invece parlato il sindaco Mattia Salvioni, sottolineando il messaggio della mostra che consiste nella “libertà di essere sé stesse, il migliore antidoto all’oppressione”. Il primo cittadino ha citato anche il recente sondaggio da cui è emerso che la generazione Z avrebbe un concetto della donna ancora molto legato a vecchi stereotipi di sottomissione del genere femminile a quello maschile concludendo che “non è mai abbastanza quello che si fa per combatterli”.

“Le donne hanno il diritto di essere quello che vogliono”, ha ribadito Angelo Cucchi, nel presentare la sua esposizione. La mostra raccoglie 32 scatti fotografici realizzati nel corso dell’ultimo anno, che attraverso il colore offrono uno sguardo intimo e potente sulle donne e su ciò che significa esserlo in questo periodo storico.

“Sono donne che hanno alle spalle storie dolorose ma che poi hanno detto basta”, ha proseguito Cucchi. “E nel percorso di rinascita non sono mai state sole, c’era sempre un’amica, un amico, o un’associazione, che sono stati al loro fianco. Le loro figure sono macchiate di colore perché vogliono che si entri dentro di loro, per renderle visibili”.

L’esposizione è nata da un progetto che si intitola "Women, libere di essere". Attraverso i social il fotografo si è rivolto alle donne chiedendo loro di mettersi in gioco. Hanno risposto persone di età ed esperienze diverse, ma tutte unite dal desiderio di riscatto, senza paura di mostrarsi e di affermare sé stesse. I loro corpi non sono belli in senso classico, “ma lasciamo i corpi belli agli uomini senza fantasia”, è stata la sorprendente dichiarazione dell’artista.

Secondo il quale non è facile essere donna. “Ed è molto difficile parlare delle donne essendo un uomo. Ho raccolto alcune storie con le mie fotografie: non tutto è reale, ma tutto è vero. Prendo in prestito le parole che le donne che ho fotografato mi hanno rivolto, le vicende raccontate, le confessioni e anche i silenzi. Provo a riassumere un pensiero che, prima ancora di poter essere quello di molte donne, dovrebbe essere quello di tutti gli uomini. Dico dovrebbe perché la nostra società, ancora nel Terzo millennio, è piena di condizionali", le sue parole.

"Le fotografie invitano lo spettatore a riflettere sui diritti delle donne, che sono una responsabilità di tutto il genere umano: lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità, e questa mostra propone una riflessione visiva dal forte impatto emotivo”, la chiosa dell'artista.

L'esposizione sarà aperta anche il 14 e 15 marzo dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Nel pomeriggio di oggi, domenica, si è poi tenuto in villa Confalonieri il secondo evento promosso dall’associazione meratese “L’altra metà del cielo-Telefono Donna”: la performance “Stanze di poesia”, ideata dal collettivo artistico ThatGirl!, un gruppo di donne provenienti da ambiti diversi – letteratura, teatro, arti visive, musica e comunicazione – unite dall’obiettivo di creare cultura, consapevolezza e partecipazione sul territorio. Un’esperienza immersiva per condurre il pubblico attraverso cinque universi poetici dedicati ad altrettante voci femminili che hanno lasciato il segno in campo letterario: Emily Dickinson, Sylvia Plath, Alda Merini, Patrizia Cavalli e Antonia Pozzi.
A.Vi.
























