Robbiate: "Fino all'ultimo inganno", opera di Landini. La presentazione in biblioteca

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La Biblioteca di Robbiate ha accolto nei giorni scorsi l’autore Riccardo Landini per la presentazione di "Fino all'ultimo inganno", che vede il ritorno di uno dei personaggi più amati dallo scrittore, Brenno Sandrelli.
Nato in Emilia ma con radici profondamente romagnole, Landini ha portato con sé un bagaglio fatto di studi classici e una passione viscerale per il cinema italiano degli anni Settanta e per la scrittura di Piero Chiara. Durante l’incontro, stimolato dalle domande della bibliotecaria, l’autore ha svelato non solo i retroscena del suo nuovo romanzo, ma ha offerto una vera e propria lezione su cosa significhi scrivere "noir" oggi, tra rigore stilistico e l'imprescindibile necessità di creare personaggi che "restino attaccati" al lettore.
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Al centro della narrazione di "Fino all'ultimo inganno" troviamo Brenno Sandrelli, un personaggio che Landini definisce "una persona normale", lontano dai cliché del commissario infallibile o del detective eroico. Sandrelli è un perito assicurativo che, per far fronte ai debiti e ai mutui accesi per ristrutturare un vecchio casolare, si è inventato una seconda professione: investigatore privato rigorosamente "in nero". 
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"Non è dotato di particolare fiuto, né di moralità", ha spiegato Landini, descrivendolo come un uomo afflitto da insonnia, emicranie e dal vizio compulsivo di mangiarsi le unghie, tanto da essere un cliente fisso della farmacia locale. Proprio lì nasce l'innesco della storia. Brenno subisce il fascino della figlia di un anziano professore universitario, Castellini, il quale gli propone un incarico apparentemente folle: indagare su alcune morti sospette in un paesino dell’Appennino toscano, convinto che dietro incidenti e suicidi si nasconda un serial killer. Quella che Sandrelli immagina come una "vacanza pagata" da 5.000 euro in montagna con il suo cane si trasforma ben presto in un incubo. Giunto sul posto, tra boschi e un lago artificiale, si rende conto che i sospetti del professore sono fondati e che una presenza malvagia ha già messo anche lui nel mirino.
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Interrogato su come descriverebbe i suoi libri, Landini non ha avuto esitazioni: "Ritmo, stile e buona scrittura". Per l'autore, la forma è sostanza. "Posso accettare una storia non eccezionale se è scritta bene, ma non posso accettare una storia bellissima scritta male", ha dichiarato, sottolineando l'importanza di un vocabolario ricco e della ricerca costante di sinonimi per evitare ripetizioni banali. Landini ha espresso una critica pungente verso il panorama contemporaneo, dove spesso si scrive "con lo stampino", abusando della figura del commissario e commettendo grossolani errori di procedura penale. Con ironia, ha citato esempi di autori che inseriscono "mandati di cattura" (che nel diritto penale italiano non esistono con quel nome) o commissari operanti in zone di competenza dei Carabinieri. "Scrivere un giallo bello è difficilissimo", ha ammesso, proprio perché i lettori del genere sono i più attenti e pignoli, pronti a controllare ogni minimo dettaglio tecnico.
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Uno dei momenti più affascinanti dell'incontro è stato il racconto del processo creativo. Landini ha rivelato di scrivere "di getto", senza scalette o appunti, seguendo la storia come un treno in corsa. Ha paragonato il suo approccio a quello di Michelangelo, che vedeva la scultura già presente nel marmo e doveva solo "liberarla". Citando Pirandello, Landini ha spiegato come siano i personaggi stessi a venirlo a trovare per raccontargli le loro storie, a volte quasi obbligandolo a scrivere. Questa urgenza creativa ha prodotto numeri impressionanti: dal suo esordio nel 2009 con "E verrà la morte seconda", Landini ha pubblicato circa 20 opere, ma ne conserva ben 32 inedite nel cassetto.
Con questo appuntamento, la Biblioteca di Robbiate ha potuto scoprire l'anima dietro le pagine di un autore che fa dell'inganno non solo un tema narrativo, ma un elemento essenziale del rapporto tra scrittore e lettore: quella verità compresa "poco a poco", come recita la quarta di copertina del suo libro, che lascia addosso una stanchezza mista alla soddisfazione di aver sputato fuori tutto il "veleno" della realtà.
M.Pen.
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