Merate 'in marcia' per la pace, con l'esempio dei Giusti dell'Umanità

Un corteo nel centro cittadino, le storie di uomini e donne che hanno scelto il bene anche nei momenti più bui della storia e, infine, un gesto simbolico: la consegna di ulivi ai sindaci del territorio come segno di impegno per la memoria e la pace.
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Si è svolta nel pomeriggio di sabato 7 marzo a Merate la marcia promossa dalle associazioni della Tavola meratese per la pace, che quest’anno ha avuto come titolo "C’è un albero per ogni persona che ha scelto la pace".
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L’iniziativa ha preso avvio da Villa Confalonieri con il momento introduttivo, prima della partenza del corteo lungo le vie del centro, per concludersi al Parco del Cannocchiale. Ad aprire la manifestazione è stata Cristina Mazza, rappresentante della Tavola meratese per la pace, che ha ricordato il senso dell’iniziativa e il contesto internazionale segnato da numerosi conflitti. "Questo titolo non dimentica le guerre in corso – ha spiegato –, in particolare nella Striscia di Gaza, in Sudan e in Ucraina, e la più recente, iniziata sabato scorso con l’attacco degli Stati Uniti all’Iran". 
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Un richiamo forte alle conseguenze dei conflitti sulle popolazioni civili: "Non ci dimentichiamo dei milioni di persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, bambine e bambini come i nostri, che sono vittime di violenza o vivono le loro giornate terrorizzate dai bombardamenti, private dei diritti più essenziali".


Non è mancato un appello rivolto ai governi e alle istituzioni internazionali: "Non ci stanchiamo di chiedere a tutti i Paesi coinvolti, all’Unione Europea e al nostro governo, di fermare le guerre e tornare al rispetto del diritto internazionale e ai tavoli della mediazione".
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Il tema scelto per la marcia, come anticipato, è stato quello dei Giusti dell’umanità, uomini e donne che nella storia hanno difeso la dignità delle persone perseguitate o vittime di violenza. "L’impegno per la pace è un compito che interpella ciascuno di noi – ha sottolineato Mazza –. Come i giusti e le giuste, ognuno è chiamato a compiere una scelta e a non restare indifferente di fronte alle ingiustizie e alla sofferenza altrui". L’immagine dell’albero, richiamata nel titolo della manifestazione, è stata utilizzata come metafora della memoria del bene: come un seme, il gesto compiuto da una persona può crescere nel tempo fino a diventare una grande pianta capace di offrire riparo e speranza. 
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Durante il percorso della marcia, alcuni giovani scout hanno letto le storie di figure che hanno incarnato questo spirito. Tra queste quella della scrittrice olandese Etty Hillesum, morta nel campo di sterminio di Auschwitz, l’episodio di fratellanza sportiva tra Jesse Owens e Luz Long alle Olimpiadi del 1936 e infine la figura di Andrea Ghetti, educatore e sacerdote legato al mondo dello scoutismo. In piazza, con le storie di questi uomini e donne che hanno difeso la dignità umana nei momenti più difficili della storia, è stato creato un arcobaleno con i loro volti e i loro moniti più famosi. Tra le citazioni ricordate durante le letture anche una frase di Gino Strada, fondatore di Emergency: "Salvare i bambini è salvare il nostro futuro".
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La marcia si è inserita in un progetto più ampio promosso dal Comune: la creazione di un "Giardino dei Giusti diffuso", che coinvolge dieci amministrazioni del Meratese e del Casatese. A illustrarne il significato è stata la vice sindaco Valeria Marinari, spiegando come iniziative di questo tipo possano apparire simboliche in un contesto internazionale segnato da conflitti continui. "Prendere parte a una marcia per la pace o lanciare un progetto come quello del Giardino dei Giusti diffuso può sembrare un atto velleitario – ha spiegato – ma crediamo che sia una necessità politica oltre che umana".
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Il progetto si ispira all’esperienza della Fondazione Gariwo e dei Giardini dei Giusti presenti in molte città del mondo. Ogni Comune realizzerà il proprio spazio dedicato alla memoria, collegato agli altri da un percorso unitario e da iniziative educative rivolte alle scuole e alle associazioni. "I Giusti – ha ricordato la vice sindaco – ci insegnano che anche il piccolo gesto del singolo può fare la differenza".
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Al termine della marcia, nel parco del Cannocchiale, i sindaci dei Comuni che hanno aderito al progetto hanno ricevuto simbolicamente degli ulivi, scelti come segno di pace e come riferimento al Mediterraneo e al Medio Oriente, territori oggi segnati da profonde tensioni. Con questo gesto simbolico si è chiuso il corteo: un modo per affidare alle comunità del territorio il compito di custodire e far crescere, nel tempo, la memoria di chi ha scelto di opporsi all’odio e alla violenza, ricordando che la pace non è solo un ideale, ma una responsabilità condivisa. 

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M.Pen.
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