Retesalute: lettore attento (ma non troppo) però con la sentenza già in tasca

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Articolo: Retesalute: azione civile nei confronti dei 'liquidatori' da due ex componenti del CdA​

Si possono accettare antipatie personali, screzi, incomprensioni e persino tollerare personalità narcisistiche o manie di protagonismo. Quello che però non si può fare è trasformare tutto ciò in un racconto distorto, tale da rendere irrazionale e irragionevole una vicenda che ha un percorso chiaro. Ed è esattamente questa l’impressione che si ricava leggendo l’articolo apparso sul vostro portale nei giorni scorsi: “Retesalute, azione civile nei confronti dei liquidatori da due ex componenti del CdA”. Già il titolo contiene un paradosso difficile da ignorare. Il collegio dei liquidatori non è comparso dal nulla né si è imposto ai vertici dell’azienda: è stato scelto, voluto e nominato dai Sindaci Soci dell’assemblea di Retesalute. Una decisione maturata non per capriccio, ma perché erano emerse gravi irregolarità: almeno quattro bilanci erano stati chiusi in modo inveritiero, occultando perdite ormai accertate. I Sindaci Soci – molti dei quali appena eletti – si sono trovati di fronte a una responsabilità pesante. Avrebbero potuto approvare i bilanci degli esercizi successivi, ma ciò avrebbe significato avallare numeri del tutto inesatti e assumersi responsabilità non dovute. Da qui la scelta obbligata e responsabile: affidarsi a un collegio di liquidatori esterni. In altre parole: se qualcuno viene chiamato a riparare un danno, è perché un danno è stato generato. E quindi è inevitabile chiedersi: davvero l’azienda navigava in acque tranquille nei periodi precedenti? Perché se così fosse, verrebbe da pensare che l’intera assemblea dei Sindaci del territorio sia improvvisamente impazzita. Per questo risulta paradossale leggere quanto pubblicato sulla vostra pagina. I “ricorrenti” citati nell’articolo dovrebbero forse considerare un’altra prospettiva: invece di ritenersi vittime innocenti, dovrebbero riconoscere di essere stati, quantomeno, protagonisti disattenti di un periodo critico della vita dell’azienda. I bilanci “camuffati”, chiusi tutti a +4,00 o –4,00 euro, non sono fantasia: sono fatti riconosciuti da più parti. A questo punto, è inevitabile pensare a un ipotetico “Sliding Doors” applicato a Retesalute. Nella prima linea temporale – quella reale – si è scelta la strada più difficile, ma più saggia: ripristinare la verità contabile e risanare l’ente. Nella seconda, quella che fortunatamente non è accaduta, avremmo potuto vedere la cessione dell’azienda a chi vantava oltre quattro milioni di crediti, aprendo la porta a ben altri interessi e sottraendo al territorio un patrimonio pubblico fondamentale. La conclusione è semplice: se un collegio di liquidatori interviene, è perché qualcosa – e non qualcosa di piccolo – è andato storto. E dunque non si può certo dire che la guida precedente stesse conducendo la nave con sicurezza. Inoltre, da attento lettore, non ho mai visto riportati i nomi dei componenti dei precedenti CdA che, con il senno di poi, avrebbero forse dovuto essere chiamati in causa. Ora invece — paradossalmente — non resta che ringraziarli per nome e cognome per l’“ottimo” lavoro svolto. Ovviamente, in senso ironico. Resta però un fatto evidente ed innegabile: oggi il territorio dispone di un’azienda risanata, solida, con professionalità di valore. E questo risultato lo si deve al coraggio delle decisioni prese allora e a chi, come il Presidente dell’Assemblea in carica, il sindaco di Merate, assumendosi responsabilità pesanti, ha operato per riportare Retesalute su una rotta stabile. Un merito che sarebbe giusto riconoscere. 

Lettore attento

Noi abbiamo semplicemente riferito di un'azione giudiziaria avviata. Quindi non capiamo che cosa c'entri la premessa di antipatie e screzi. Quanto al tema centrale come immagino sappia la liquidazione è durata una manciata di mesi poi, ciascun comune saldando le fatture impagate (i comuni erano e sono sia soci che clienti...!!!!) l'azienda è tornata in bonis. Caso da manuale, forse unico nella storia di un'ASP. Però l'operazione tra consulenze, prebende varie, perizie ecc. ecc. è costata 4-500mila euro. Soldi di tutti i residenti nel bacino meratese. Forse, diciamo forse, si poteva farne a meno. Evidentemente alcune affermazioni del Collegio sono state giudicate meritevoli di un'azione legale. Poi saranno i giudici a decidere. Certamente non Lei che invece a quanto pare ha già la sentenza in tasca. Quanto ai nomi del CdA che propose il piano di rilancio bocciato per 3 millesimi dall'assemblea dei soci - piano che avrebbe evitato tutto il resto - vada nel nostro archivio e li troverà facilmente.
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