Montevecchia: fino a luglio all’HangarBicocca la mostra “Rebecca” di Benni Bosetto
Al Pirelli HangarBicocca di Milano è in corso fino al prossimo 19 luglio la mostra “Rebecca”, la prima grande esposizione monografica – in un’istituzione italiana – dedicata a Benni Bosetto, artista milanese classe 1987 originaria di Montevecchia, che vanta già una serie di personali allestite dal 2016 a oggi tra Ibiza, Londra, Torino, Bologna, Siena e Pesaro.
L’esposizione, allestita nello spazio dello “Shed” del grande centro d’arte contemporanea milanese, rappresenta un momento importante nel percorso dell’artista, oggi tra le voci più interessanti della scena contemporanea italiana. Bosetto si è formata all’Accademia di Belle Arti di Brera, proseguendo poi gli studi al Sandberg Instituut di Amsterdam. La sua ricerca artistica si è sviluppata attraverso diversi linguaggi, dal disegno alla scultura, dalle installazioni alle performance, con un’attenzione costante al tema del corpo e alla sua continua trasformazione.
La mostra “Rebecca”, curata da Fiammetta Griccioli, prende spunto dal celebre romanzo “Rebecca” – noto anche come “Rebecca, la prima moglie” – del 1938, della scrittrice britannica Daphne du Maurier, da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Alfred Hitchcock. Nel libro, la figura della prima moglie del protagonista non appare mai direttamente ma continua a vivere nella memoria degli oggetti e degli ambienti della casa di Manderley. Bosetto ha rielaborato questa suggestione trasformando lo spazio espositivo in una sorta di abitazione immaginaria, dove architettura, memoria e corpo si fondono.
Entrando nello Shed, il visitatore si ritroverà in una soglia scenografica che introduce a un ambiente completamente trasformato rispetto alla struttura industriale originale. Le pareti sono state rivestite da centinaia di strisce di carta nei toni della terra che accolgono migliaia di disegni realizzati a mano. Bosetto ha definito queste opere “cellule”, richiamando simbolicamente le unità biologiche che compongono il corpo umano. Non si tratta di un semplice rivestimento decorativo, ma di un grande lavoro artistico costruito attraverso mesi di disegno continuo, considerato dalla stessa artista una sorta di performance.
Tra le immagini compaiono fiori e piante infestanti, ma anche segni, simboli e figure che rimandano all’identità e alla memoria, come impronte, lettere e visioni dal carattere più intimo. Attraverso queste opere, Bosetto ha costruito un paesaggio onirico in cui il tempo diventa ciclico, e in cui il corpo diventa una dimensione aperta, capace di trasformarsi e di entrare in relazione con il mondo.
Inoltre, all’interno della mostra “Rebecca”, in uno spazio che rappresenta “il cuore”, si tiene la performance e installazione Tango (II version), che riflette sul tema dell’innamoramento dal punto di vista del suo “intossicamento” e sulla fisicità dei sentimenti. Per tutta la durata della mostra, la performance si svolge una volta alla settimana, in momenti segnalati sul sito di HangarBicocca.
“Rebecca”, dunque, non rappresenta solo un’importante tappa nella carriera dell’artista, ma anche un’occasione per i visitatori di scoprire da vicino il lavoro di una creativa che, partendo dalle colline di Montevecchia, è riuscita a costruire una ricerca artistica capace di dialogare con il panorama internazionale dell’arte contemporanea.
Foto tratte dal profilo IG di Pirelli HangarBicocca

La mostra “Rebecca”, curata da Fiammetta Griccioli, prende spunto dal celebre romanzo “Rebecca” – noto anche come “Rebecca, la prima moglie” – del 1938, della scrittrice britannica Daphne du Maurier, da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Alfred Hitchcock. Nel libro, la figura della prima moglie del protagonista non appare mai direttamente ma continua a vivere nella memoria degli oggetti e degli ambienti della casa di Manderley. Bosetto ha rielaborato questa suggestione trasformando lo spazio espositivo in una sorta di abitazione immaginaria, dove architettura, memoria e corpo si fondono.

Tra le immagini compaiono fiori e piante infestanti, ma anche segni, simboli e figure che rimandano all’identità e alla memoria, come impronte, lettere e visioni dal carattere più intimo. Attraverso queste opere, Bosetto ha costruito un paesaggio onirico in cui il tempo diventa ciclico, e in cui il corpo diventa una dimensione aperta, capace di trasformarsi e di entrare in relazione con il mondo.


Foto tratte dal profilo IG di Pirelli HangarBicocca
E.Ma.
























