Storie di "milanesi" che hanno scelto Merate come “buen retiro”
Tra Milano e la Brianza c’è un rapporto che data da lungo tempo.
Ne sono testimonianza le numerose ville che nel secolo scorso i cittadini frequentavano nei mesi estivi per sfuggire al caldo opprimente e ristorarsi in un clima più favorevole.
A Merate, nei primi decenni del ‘900, sorsero accanto alle ville delle nobili casate numerose dimore del mondo industriale milanese che ne fecero un fiorente centro di soggiorno e di villeggiatura per la nuova classe borghese.
Venendo ad anni più recenti la cittadina è diventata centro di attrazione per coppie con figli, desiderose di crescere la prole in un ambiente più salubre, spesso sobbarcandosi l’onere di un faticoso pendolarismo con la metropoli.
Senza avere la pretesa di dare un quadro esaustivo abbiamo voluto interpellare alcuni di loro per sapere se le loro aspettative sono state soddisfatte oppure no.
Il quadro che ne esce è di una soddisfazione parziale, ma che potrebbe aumentare qualora Merate venisse dotata di alcuni servizi tuttora mancanti e ritenuti essenziali.

Il clima più salubre rispetto alla metropoli (ma oggi è ancora così, considerati i dati che spesso registrano un inquinamento uguale se non superiore?) è stato il motivo per cui Nicoletta Masini si è trasferita a Merate con la famiglia nel 1991.
A convincerli anche la casa molto grande e dotata di giardino, situata in una zona storica vicino alla chiesetta di San Gregorio e alla collina che in passato aveva ospitato il lazzaretto. Il giardino offriva poi la possibilità di poter tenere degli animali di compagnia, cosa che a lei stava molto a cuore.
Grazie al fatto di avere figli in età scolare (avevano all’epoca 16 e 6 anni) e assumendo incarichi negli Organi collegiali si è subito inserita nel tessuto sociale meratese.
“Ho stretto delle belle amicizie che mi hanno anche fatto da tramite per trovare opportunità di lavoro”, sottolinea.
Molto positivo anche il volontariato in alcune associazioni come la Caritas: “Una bellissima esperienza, grazie alla quale riesco a esprimermi per come sono e che mi ha fatto scoprire la mia vocazione per il sociale. Il volontariato mi dà tante soddisfazioni e mi ha fatto conoscere tante belle persone”. A Milano non mancano certo realtà analoghe che, dice, “sono certamente più strutturate, mentre da noi le associazioni sono più piccole ma proprio per questo danno il meglio”.
Un grande apprezzamento va alla Biblioteca e alle bibliotecarie “molto attive, mi hanno anche coinvolto in alcune iniziative e attualmente partecipo al gruppo di lettura”.
Punti dolenti? La mancanza di trasporto pubblico (“a Milano si può vivere anche senza auto, qui no”) e la carenza di mostre d’arte e fotografiche di un certo livello.
“Bello il Caravaggio, ma è rimasto un’esperienza isolata e l’enfasi, considerato che si trattava di una sola opera, mi è sembrata eccessiva”.
Anche l’offerta cinematografica, limitata al solo fine settimana, la considera un po’ limitata. “Altre iniziative di intrattenimento, per esempio un mercatino dei bambini o le prove degli allievi della scuola di musica, potrebbero essere realizzate nel bellissimo giardino dell’Istituto Frisia: sarebbe un bel modo per rompere le barriere tra gli anziani ospiti e il mondo esterno”, suggerisce.

Si è trasferita a Merate da una quindicina d’anni con il marito Fiorenzo Panteghini, Grazia Thoeny, dopo aver vissuto qualche anno ad Arlate dove avevano trovato casa i suoi genitori. A Merate da alcuni decenni avevano una seconda casa anche gli zii e frequentandoli aveva avuto modo di apprezzarla.
Attualmente pensionata, quando si è trasferita lavorava ancora per l’azienda farmaceutica Bracco ed era spesso in viaggio, ma nonostante ciò il pendolarismo non le è mai pesato.
“Avevo l’auto aziendale e praticamente era come un secondo ufficio”, racconta. “Merate mi è piaciuta per l’ambiente naturale, perché è ordinata e tranquilla, anche se a volte forse tranquilla lo è un po’ troppo”.
Come gli altri intervistati anche lei si è integrata grazie alla partecipazione a diverse associazioni come il Soroptimist e il Centro di aiuto alla vita.
“Mi piace prendere parte alla vita della comunità, gioco anche a bridge e devo dire che l’Amministrazione comunale è sempre stata virtuosa per quanto riguarda lo spazio dato alle associazioni. Il circolo del bridge, che aveva sede in piazza don Minzoni, ora si è spostato nell’ex scuola di via Fratelli Cernuschi dove hanno sede anche altri sodalizi”.
La zona in cui risiede la coppia, quella dell’Osservatorio astronomico, “è molto bella, offre l’opportunità di passeggiare e ogni mattina ce la godiamo”.
Quello che manca sono le opportunità per i giovani. Il figlio, oggi trentenne, lavora a Bergamo e insegna a Milano all’Istituto Europeo del Design.
“Fortunatamente ha frequentato il liceo scientifico Agnesi che è stato un punto di aggregazione oltre che una scuola di buona qualità. Anche per quanto riguarda le attività sportive l’offerta è soddisfacente”.
A Milano va spesso per vedere mostre d’arte, frequentare musei ed eventi culturali, o anche solo per passeggiare e ritrovare gli amici.
“Comunque è la mia città, ce l’ho sempre nel cuore. Vado volentieri ma poi torno volentieri qui a Merate. Anche perché la metropoli è diventata pericolosa, di sera mi si gela il sangue e in metropolitana sto sempre molto attenta”.
Meratese d’adozione è anche Gloria Uggeri, musicista, ex insegnante nella scuola statale e tuttora docente presso la scuola San Francesco di Merate.
Arrivata nel 2001, fin da ragazzina veniva a trovare i nonni paterni e gli zii che abitavano in una cascina con una grande aia dove tutta la famiglia si ritrovava insieme nei giorni festivi.
“Il nonno mi portava con la bicicletta alla Madonna del Bosco, diceva che avevo il colorito tipico dei milanesi”, ricorda. “I nonni raccontavano storie del passato, ma poi si cantava e si ballava. La collina di Novate allora era completamente spoglia. Il nonno rendeva ogni luogo magico, l’antico lavatoio di Novate era ‘la fontana delle fate’. C’era anche una roggia dove si faceva il bagno e ricordo che era piena di libellule. Partivamo da Milano con il treno e dalla stazione di Cernusco si prendeva la corriera che fermava davanti a palazzo Prinetti. Poi si andava a piedi fino alla cascina, cascina Mandelli, dove oggi abitano alcuni miei cugini. Il tratto che percorrevamo a piedi era pieno di botteghe. Erano gli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, di quell’epoca ho bellissimi ricordi”.
A metà degli anni Novanta si sono trasferiti a Merate i suoi genitori, il famoso illustratore Mario Uggeri con la moglie Giuseppina Mazzola, a causa di problemi di salute del padre.
“Poi mi sono trasferita anch’io, per stare vicino a loro ma anche perché sentivo il bisogno di voltare pagina”.

Per una ventina d’anni ha fatto la pendolare con Milano, suo figlio fino al secondo anno di università.
Fare la pendolare non le pesava (“ho letto tantissimo”), nonostante nei primi anni ci fosse ancora la tratta ferroviaria a binario unico. “Le carrozze erano vecchie e si stava stipati, ma non c’erano problemi di criminalità. A Carnate però si doveva aspettare perché c’era il convoglio per Bergamo che aveva la precedenza”.
Problemi di integrazione non ne ha mai avuti: la casa dei suoi genitori era aperta a tutti e l’ha facilitata anche la sua attività di insegnante oltre che la collaborazione con alcune associazioni di volontariato come la Fabio Sassi e ViviAmo Merate.
“Mi piace fare la spesa nei negozi del centro, mi piace il contatto umano e da questo punto di vista la nostra città è come si suol dire ‘a misura d’uomo’. Mi piace anche il mercato, con i suoi colori. Nel suo piccolo la città offre tanto: Merate musica, incontri culturali, cinema, teatro”.
Nessun rimpianto per Milano che “negli anni Settanta era teatro di stragi ed estremismi, uscivi di casa e non sapevi se ci saresti tornata. E anche oggi è afflitta dalla microcriminalità”.
Ne sono testimonianza le numerose ville che nel secolo scorso i cittadini frequentavano nei mesi estivi per sfuggire al caldo opprimente e ristorarsi in un clima più favorevole.
A Merate, nei primi decenni del ‘900, sorsero accanto alle ville delle nobili casate numerose dimore del mondo industriale milanese che ne fecero un fiorente centro di soggiorno e di villeggiatura per la nuova classe borghese.
Venendo ad anni più recenti la cittadina è diventata centro di attrazione per coppie con figli, desiderose di crescere la prole in un ambiente più salubre, spesso sobbarcandosi l’onere di un faticoso pendolarismo con la metropoli.
Senza avere la pretesa di dare un quadro esaustivo abbiamo voluto interpellare alcuni di loro per sapere se le loro aspettative sono state soddisfatte oppure no.
Il quadro che ne esce è di una soddisfazione parziale, ma che potrebbe aumentare qualora Merate venisse dotata di alcuni servizi tuttora mancanti e ritenuti essenziali.

Valentino Maggioni e Nicoletta Masini con la nipotina Gaia
Il clima più salubre rispetto alla metropoli (ma oggi è ancora così, considerati i dati che spesso registrano un inquinamento uguale se non superiore?) è stato il motivo per cui Nicoletta Masini si è trasferita a Merate con la famiglia nel 1991.
A convincerli anche la casa molto grande e dotata di giardino, situata in una zona storica vicino alla chiesetta di San Gregorio e alla collina che in passato aveva ospitato il lazzaretto. Il giardino offriva poi la possibilità di poter tenere degli animali di compagnia, cosa che a lei stava molto a cuore.
Grazie al fatto di avere figli in età scolare (avevano all’epoca 16 e 6 anni) e assumendo incarichi negli Organi collegiali si è subito inserita nel tessuto sociale meratese.
“Ho stretto delle belle amicizie che mi hanno anche fatto da tramite per trovare opportunità di lavoro”, sottolinea.
Molto positivo anche il volontariato in alcune associazioni come la Caritas: “Una bellissima esperienza, grazie alla quale riesco a esprimermi per come sono e che mi ha fatto scoprire la mia vocazione per il sociale. Il volontariato mi dà tante soddisfazioni e mi ha fatto conoscere tante belle persone”. A Milano non mancano certo realtà analoghe che, dice, “sono certamente più strutturate, mentre da noi le associazioni sono più piccole ma proprio per questo danno il meglio”.
Un grande apprezzamento va alla Biblioteca e alle bibliotecarie “molto attive, mi hanno anche coinvolto in alcune iniziative e attualmente partecipo al gruppo di lettura”.
Punti dolenti? La mancanza di trasporto pubblico (“a Milano si può vivere anche senza auto, qui no”) e la carenza di mostre d’arte e fotografiche di un certo livello.
“Bello il Caravaggio, ma è rimasto un’esperienza isolata e l’enfasi, considerato che si trattava di una sola opera, mi è sembrata eccessiva”.
Anche l’offerta cinematografica, limitata al solo fine settimana, la considera un po’ limitata. “Altre iniziative di intrattenimento, per esempio un mercatino dei bambini o le prove degli allievi della scuola di musica, potrebbero essere realizzate nel bellissimo giardino dell’Istituto Frisia: sarebbe un bel modo per rompere le barriere tra gli anziani ospiti e il mondo esterno”, suggerisce.

Fiorenzo Panteghini e Grazia Thoeny
Si è trasferita a Merate da una quindicina d’anni con il marito Fiorenzo Panteghini, Grazia Thoeny, dopo aver vissuto qualche anno ad Arlate dove avevano trovato casa i suoi genitori. A Merate da alcuni decenni avevano una seconda casa anche gli zii e frequentandoli aveva avuto modo di apprezzarla.
Attualmente pensionata, quando si è trasferita lavorava ancora per l’azienda farmaceutica Bracco ed era spesso in viaggio, ma nonostante ciò il pendolarismo non le è mai pesato.
“Avevo l’auto aziendale e praticamente era come un secondo ufficio”, racconta. “Merate mi è piaciuta per l’ambiente naturale, perché è ordinata e tranquilla, anche se a volte forse tranquilla lo è un po’ troppo”.
Come gli altri intervistati anche lei si è integrata grazie alla partecipazione a diverse associazioni come il Soroptimist e il Centro di aiuto alla vita.
“Mi piace prendere parte alla vita della comunità, gioco anche a bridge e devo dire che l’Amministrazione comunale è sempre stata virtuosa per quanto riguarda lo spazio dato alle associazioni. Il circolo del bridge, che aveva sede in piazza don Minzoni, ora si è spostato nell’ex scuola di via Fratelli Cernuschi dove hanno sede anche altri sodalizi”.
La zona in cui risiede la coppia, quella dell’Osservatorio astronomico, “è molto bella, offre l’opportunità di passeggiare e ogni mattina ce la godiamo”.
Quello che manca sono le opportunità per i giovani. Il figlio, oggi trentenne, lavora a Bergamo e insegna a Milano all’Istituto Europeo del Design.
“Fortunatamente ha frequentato il liceo scientifico Agnesi che è stato un punto di aggregazione oltre che una scuola di buona qualità. Anche per quanto riguarda le attività sportive l’offerta è soddisfacente”.
A Milano va spesso per vedere mostre d’arte, frequentare musei ed eventi culturali, o anche solo per passeggiare e ritrovare gli amici.
“Comunque è la mia città, ce l’ho sempre nel cuore. Vado volentieri ma poi torno volentieri qui a Merate. Anche perché la metropoli è diventata pericolosa, di sera mi si gela il sangue e in metropolitana sto sempre molto attenta”.

Gloria Uggeri
Meratese d’adozione è anche Gloria Uggeri, musicista, ex insegnante nella scuola statale e tuttora docente presso la scuola San Francesco di Merate.
Arrivata nel 2001, fin da ragazzina veniva a trovare i nonni paterni e gli zii che abitavano in una cascina con una grande aia dove tutta la famiglia si ritrovava insieme nei giorni festivi.
“Il nonno mi portava con la bicicletta alla Madonna del Bosco, diceva che avevo il colorito tipico dei milanesi”, ricorda. “I nonni raccontavano storie del passato, ma poi si cantava e si ballava. La collina di Novate allora era completamente spoglia. Il nonno rendeva ogni luogo magico, l’antico lavatoio di Novate era ‘la fontana delle fate’. C’era anche una roggia dove si faceva il bagno e ricordo che era piena di libellule. Partivamo da Milano con il treno e dalla stazione di Cernusco si prendeva la corriera che fermava davanti a palazzo Prinetti. Poi si andava a piedi fino alla cascina, cascina Mandelli, dove oggi abitano alcuni miei cugini. Il tratto che percorrevamo a piedi era pieno di botteghe. Erano gli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, di quell’epoca ho bellissimi ricordi”.
A metà degli anni Novanta si sono trasferiti a Merate i suoi genitori, il famoso illustratore Mario Uggeri con la moglie Giuseppina Mazzola, a causa di problemi di salute del padre.
“Poi mi sono trasferita anch’io, per stare vicino a loro ma anche perché sentivo il bisogno di voltare pagina”.

Gloria Uggeri a 8 anni con il padre Mario Uggeri e i cugini che abitavano nella cascina Mandelli
Per una ventina d’anni ha fatto la pendolare con Milano, suo figlio fino al secondo anno di università.
Fare la pendolare non le pesava (“ho letto tantissimo”), nonostante nei primi anni ci fosse ancora la tratta ferroviaria a binario unico. “Le carrozze erano vecchie e si stava stipati, ma non c’erano problemi di criminalità. A Carnate però si doveva aspettare perché c’era il convoglio per Bergamo che aveva la precedenza”.
Problemi di integrazione non ne ha mai avuti: la casa dei suoi genitori era aperta a tutti e l’ha facilitata anche la sua attività di insegnante oltre che la collaborazione con alcune associazioni di volontariato come la Fabio Sassi e ViviAmo Merate.
“Mi piace fare la spesa nei negozi del centro, mi piace il contatto umano e da questo punto di vista la nostra città è come si suol dire ‘a misura d’uomo’. Mi piace anche il mercato, con i suoi colori. Nel suo piccolo la città offre tanto: Merate musica, incontri culturali, cinema, teatro”.
Nessun rimpianto per Milano che “negli anni Settanta era teatro di stragi ed estremismi, uscivi di casa e non sapevi se ci saresti tornata. E anche oggi è afflitta dalla microcriminalità”.
A.Vi.
























