Storia di Giulia Maria Crespi e Piero Portaluppi al Rotary

Una serata all’insegna della cultura e della memoria del territorio ha animato giovedì il Lido di Imbersago, dove si è svolta la conviviale del Rotary Club Merate Brianza. Ospiti dell’incontro sono state Marcella Mattavelli e Tiziana Bosia, volontarie FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) della delegazione Alta Brianza. Le relatrici hanno guidato i presenti alla scoperta di due figure centrali per la storia culturale del territorio: Giulia Maria Crespi, fondatrice del FAI, nata a Sabbioncello (oggi parte del comune di Merate), e l’architetto Piero Portaluppi, nato a Milano.
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A introdurre le relatrici, al termine della cena, è stato il presidente del Club, Marco De Capitani: «Tutti noi passiamo davanti alle splendide ville del nostro territorio, ne ammiriamo i cancelli, i parchi e le facciate. Ma quanti di noi sanno davvero cosa raccontano quelle pietre? Stasera abbiamo il privilegio di scoprirlo. Il tema tocca corde profonde della nostra identità brianzola».
Prendendo spunto dall’autobiografia "Il mio filo rosso", Marcella Mattavelli ha ricostruito la figura di Giulia Maria Crespi, sottolineandone il profondo attaccamento al territorio brianteo. Nel testo, la Crespi, ricordava così la propria origine: «Quel Biffo a Merate, dove, nascendo, avevo aperto gli occhi al dolce sole brianzolo». Figlia di Aldo Crespi, esponente della nota famiglia della cotoneria, e di una delle figlie dei Fossati, visse un’infanzia privilegiata ma segnata da una precoce tensione tra il lusso e il desiderio di autenticità.
Educata da precettori privati, tra cui Fernanda Wittgens, già direttrice della Pinacoteca di Brera e figura chiave nel salvataggio di opere d’arte durante la guerra – tra cui il Cenacolo di Leonardo – Crespi sviluppò fin da giovane una profonda sensibilità culturale. Tra i luoghi significativi della sua vita, Villa Amman a Ello, dove conobbe Marco Parravicini, l’amore della sua vita, un’unione inizialmente osteggiata dalla famiglia ma sostenuta da padre Genesio. Rimasta vedova prematuramente e segnata da lutti personali, seppe trasformare il dolore in visione e impegno.
Durante la guerra, dalla casa di Merate assistette ai bombardamenti su Milano. Negli anni maturò una crescente attenzione per la tutela del paesaggio e della biodiversità, anticipando temi oggi centrali come la salvaguardia delle api e dell’ambiente.
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L’idea del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano - nacque anche grazie alla sollecitazione di Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto Croce. Fu proprio lei a spingere l’amica Giulia Maria Mozzoni Crespi a impegnarsi per creare in Italia una fondazione ispirata al modello del National Trust britannico. Quell’idea visionaria divenne realtà grazie all’entusiasmo e al sostegno di Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli: insieme a loro, il 28 aprile 1975, Giulia Maria Mozzoni Crespi firmò l’atto costitutivo e lo statuto del FAI.
A dare avvio alle attività del FAI fu la prima donazione ricevuta: la splendida Cala Junco, a Panarea nelle Eolie, alla quale seguirono numerosi altri beni simbolo, tra cui il Monastero di Torba – acquistato e donato dalla stessa Crespi – l’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli e Villa del Balbianello sul lago di Como. Residenze storiche e dimore di pregio restaurate e restituite alla collettività, divenute nel tempo patrimonio condiviso e testimonianza concreta di una visione lungimirante che ancora oggi continua a crescere.
La parola è poi passata a Tiziana Bosia, architetto, che ha presentato la figura di Piero Portaluppi, definendolo «il regista del gusto milanese e lombardo del Novecento». Architetto brillante, amante della geometria e dei rebus, Portaluppi seppe coniugare tradizione e modernità, trasformando dimore storiche in autentici manifesti di eleganza senza tempo. Professionista affermato, socio Rotary e preside della Facoltà di Architettura, fu protagonista di numerosi interventi sul territorio brianzolo, tra cui la ristrutturazione di Villa Fossati e di Villa Biffo – oggi Villa Cedri – su commissione di Aldo Crespi, oltre a Villa Confalonieri.
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Durante l’intervento è stata mostrata anche la planimetria di Villa Cedri, articolata su tre piani e concepita con una forte attenzione alla modernità dell’abitare: una residenza all’avanguardia per l’epoca, dotata persino di piscina riscaldata, segno concreto della visione innovativa e della capacità di Portaluppi di anticipare i tempi.
Una serata che ha intrecciato biografie personali, storia locale e visione culturale, restituendo ai presenti uno sguardo più consapevole sulle ville e sui paesaggi di Merate e dintorni. «Durante le Giornate FAI – è stato ricordato – è bello ricostruire le storie che si sono susseguite all’interno delle abitazioni, riportando alla luce memorie e identità».
 A chiudere l’incontro è stato il presidente Marco De Capitani, che ha espresso un sentito ringraziamento alle relatrici per la passione e la competenza con cui hanno guidato i presenti in questo viaggio tra storia, architettura e identità brianzola. La serata si è poi conclusa con un partecipato momento di confronto informale, testimonianza di un interesse autentico e condiviso verso il patrimonio culturale del territorio.
G.S.
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