Imbersago: Dario Colasanti e la riforma della Giustizia

“La giustizia è distante, sembra uno spazio lontano, impantanato nella melma che è la burocrazia. I processi sono lenti, perché succede? È forse colpa della mancanza di personale o di volontà?”. Queste sono state le considerazioni e dubbi del pubblico che hanno aperto il dibattito nella serata di venerdì 27 febbraio con il Giudice del Tribunale di Lecco Dario Colasanti.
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Un incontro, organizzato da Arci, volto a specificare l'oggetto del referendum sulla riforma della giustizia e le conseguenze che ne deriveranno per i cittadini. “La riforma non inciderà sulle preoccupazioni che avete manifestato, sui tempi e gli errori della giustizia e sull'efficienza, non sono questi gli obiettivi” ha chiarito subito il dottor Colasanti.
 Attualmente, soprattutto nell'ambito penale, c'è una distinzione di funzioni tra magistrati: il Giudice e il Pubblico Ministero (PM) che sono “colleghi”, hanno la stessa carriera e cultura, perché entrambi hanno la stessa formazione, superano lo stesso concorso, hanno lo stesso organo di autogoverno (CSM) e interpretano le leggi in maniera imparziale. Alla stesura della Costituzione, i padri costituenti hanno deciso di mantenere questo assetto perché la medesima mentalità delle due professioni porta a una garanzia per il cittadino. Uno dei pericoli della riforma, con la separazione, sarebbe un rafforzamento del Pubblico Ministero tale da portare abusi. Una conseguenza che potrebbe spingere a un ridimensionamento del suo potere, che rischierebbe di portare il PM ad agire solo secondo indirizzi esterni e non di sua iniziativa, perdendo il diritto attuale di attivare il procedimento penale e di dirigere le indagini, coordinando la Polizia Giudiziaria. 
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Rosana Mauro e il dottor Dario Colasanti

Inoltre, la riforma vieterà il cambio di carriera tra Giudice e Pubblico Ministero e viceversa, un'opzione che è sempre risultata arricchente, ha commentato Colasanti, ma che dal 2022 è già stata scoraggiata.  “La necessità della separazione tra le due professioni è derivata dalla convinzione che il Giudice sia sempre d'accordo con il PM. Non è possibile sostenere una tale insolenza che offende i magistrati. È una completa falsità, che porterebbe a estraniare i due professionisti come cani e gatti e ad avere due CSM diversi, uno con PM e laici e uno con Giudici e laici e non più uno unico”. Le statistiche dicono che tra il 40 e 60% delle volte il Giudice dà ragione all'Avvocato, un dato che smentisce le "accuse" che hanno spinto al cambiamento. "Una divisione che se verrà approvata porterà ad avere un costo in più all'anno di 60 milioni di euro – soprattutto per lo sdoppiamento del CSM – solamente perché si ritiene che il Giudice dia ragione al collega. Se questo è il ragionamento allora tutti i ruoli in toga andrebbero separati".
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Continuando il discorso in parole semplici ma chiare, Dario Colasanti è passato a una spiegazione della composizione del CSM, che è costituito da due terzi di magistrati che nominano i loro rappresentanti e da un terzo di nomina del parlamento dettata da una maggioranza alta, di tre quinti, in modo da avere personaggi autorevoli a prescindere dal partito. Il CSM tutela i magistrati nel loro lavoro, se svolto correttamente, per mantenerne l'indipendenza, che è fondamentale per arrivare a una decisione singola e imparziale, senza condizionamenti personali ed esterni, mantenendo l'equilibrio con la parte parlamentare. Con la riforma, il CSM verrà sostituito dal Consiglio superiore della magistratura giudicante e dal Consiglio superiore della magistratura requirente che verranno eletti a nuove condizioni. “L’aspetto più preoccupante della riforma è la modifica nella nomina dei componenti, che saranno scelti per due terzi tra i magistrati e per un terzo tra professori/avvocati attraverso un meccanismo di estrazione a sorte e non con una scelta consapevole per una carica che implica responsabilità e competenza. Che io sappia nessuno al mondo opera in questo modo”.
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Un ruolo per il quale è necessaria una selezione, che deve premiare i meritevoli e non essere aperta a chiunque, ha continuato il Giudice. Colasanti ha commentato come anche lui, da sempre operante a Lecco, potrebbe essere chiamato al CSM, una carica che ha dichiarato di non essere in grado di coprire, nonostante l’esperienza pluridecennale nel settore, perché sarebbe una realtà di scala completamente diversa, per la quale è necessaria una preparazione specifica. “Per far cadere il correntismo e quindi la degenerazione clientelare delle correnti occorre fissare dei criteri fissi con poca discrezionalità per eliminare i ‘giochetti. Non serve modificare la Costituzione” ha concluso, invitando i presenti ad esprimere a fine mese il proprio voto.
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Rosana Mauro, Dario Colasanti e Gianluigi Fugalli


Molteplici sono stati gli interventi del pubblico che ha interagito attivamente durante la serata con affermazioni e domande che hanno permesso di capire, in maniera personale, come votare al referendum del 22-23 marzo.  
I.Bi.
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