Donne, l'altro sguardo/7. Stalking, una violenza difficile da riconoscere

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Oggi parliamo di stalking, una forma di violenza difficile da riconoscere e che, proprio per questo, è necessario descrivere e approfondire in tutta la sua complessità.
Innanzitutto bisogna dire che un singolo gesto, anche se inopportuno, non può essere considerato stalking. 
Per essere classificato come tale il comportamento inappropriato deve essere ripetuto oltre che intrusivo. Si tratta quindi di un insieme di comportamenti persecutori, che vanno a minare ripetutamente la libertà e la serenità della persona che ne è colpita. 
Ma quali sono questi comportamenti?
Sono azioni ripetute e attuate in modo ossessivo quali per esempio:
Pedinamenti e appostamenti nei pressi dell’abitazione, negli spostamenti quotidiani per recarsi al lavoro o per svolgere altre mansioni che hanno una cadenza e un percorso abituali.
Molestie telefoniche e digitali ovvero chiamate, messaggi, email o commenti sui profili social che invadono lo spazio personale e digitale.
Minacce sia esplicite sia espresse in modo indiretto, rivolte non solo alla vittima ma anche ai suoi cari.
Danneggiamento di proprietà come atti vandalici contro l’auto, l’abitazione o altri beni personali, volti a incutere timore e come dimostrazione del potere di chi li compie.
Invio di regali non desiderati: un comportamento questo molto ambiguo e pericoloso perché inizialmente può essere interpretato come gesto di affetto o di ammirazione.
Come detto, perché si configuri il reato di stalking non basta un singolo episodio. 
La legge interviene quando si tratta di eventi ripetuti e tali da provocare nella vittima stati d’ansia e paura, timore per la propria incolumità, costrizione a cambiare le proprie abitudini o addirittura a modificare la residenza.
Ovviamente, ma è bene ribadirlo, sia gli atti persecutori che le conseguenze psicologiche sulla vittima devono essere documentati e documentabili.
La ricerca psicologica ha provato a tracciare il profilo dello stalker: si tratta in molti casi di ex partner che non accettano la fine di una relazione, vissuta come una ferita intollerabile e una negazione del proprio valore come persona. Gli atti persecutori in questi casi non sarebbero solo una vendetta nei confronti di chi causa sofferenza ma anche il tentativo di mantenere comunque un legame per quanto tossico e doloroso.
Altri profili sono quelli di chi vive le relazioni solo nella propria fantasia senza riuscire a convincersi che il legame in realtà non esiste, o di chi vuole instaurare una relazione con una persona spesso idealizzata (frequentemente si tratta di personaggi pubblici e famosi), o di chi si crede vittima di un’ingiustizia da parte della persona perseguitata e vuole in questo modo vendicarsi. 
Non è escluso anche che questi comportamenti siano pianificati al fine di mettere in atto un’aggressione di tipo sessuale essendo motivati da un desiderio di controllo e dominio su chi viene percepito come vulnerabile. 
Lo stalker non è necessariamente di sesso maschile, esistono infatti casi in cui a mettere in atto questi comportamenti sono donne.
Tuttavia le stime parlano di un 70/80% di casi in cui il reo è un maschio, quindi le stalker di genere femminile sarebbero un 30/20% e metterebbero in atto lo stalking sia nei confronti di ex partner che nei confronti di altre donne, in genere ex partner dell’attuale fidanzato/compagno o considerate possibili rivali per la relazione che stanno vivendo.
In collaborazione con L'altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate
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