Zardoni e il suo silenzio

Giovanni Zardoni è il presidente del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, eletto a dicembre 2024 con i voti del centrodestra dopo una fase di stallo e trattative tese tra i comuni soci.
 
Prendendo spunto dalle notizie uscite sulla stampa (e dintorni locali), ecco una critica schietta:
 
- Politico di "salto della quaglia" e opportunista — Molti interventi lo descrivono come uno che ha cambiato casacca per una poltrona "piccola piccola". Si parla di "salto della quaglia per un potere piccolo piccolo" e di "giochini politici" di cui forse non gli importa. Ha approfittato della spaccatura (uscita di Marco Molgora, tensioni Lega-FdI vs centrosinistra) per infilarsi, più per calcolo personale che per un progetto condiviso.
- Pasticcione con scarso rispetto istituzionale — Articoli come quello di febbraio 2026 (ripreso anche su casateonline) lo definiscono "un pasticcione con scarso rispetto" al vertice del Parco. Si riferisce a confronti istituzionali in cui ha mostrato poca considerazione per regole e attori, organizzando assemblee pubbliche in modo confusionario (firma congiunta con assessori ma pasticci vari) e gestendo con poca autorevolezza.
- Silenzio assordante quando serve — In vari editoriali (febbraio 2026) lo accusano di essere muto su questioni importanti, quasi a pagare "cambiali" ai comuni che lo hanno votato (Montevecchia, Olgiate Molgora ecc.). Difende interessi di certi paesi ma tace su temi più ampi o scomodi per i suoi sponsor.
- Nomina divisiva e "anti-Molgora" più che pro-Parco — Candidato unico rimasto in campo, sostenuto solo dal centrodestra. Il centrosinistra lo ha accusato di essere l’espressione di chi ha silurato Molgora "perché troppo ambientalista". Ha militanza lunga nel Parco (dal 1996, volontario gratuito), ma la critica è: farà il presidente ma con il fiato sul collo di chi lo ha votato per far fuori il precedente.
- Gestione percepita come rigida e poco dialogante — Sue dichiarazioni (es. su castagne e boschi privati) percepite come "diktat" poco flessibili verso residenti e operatori, nonostante proclami di bilanciare tutela e esigenze del territorio.
E soprattutto, punto gravissimo e molto criticato in questi mesi: ZERO riflessioni pubbliche, ZERO prese di posizione chiare, ZERO interventi critici o di tutela sull'anfiteatro di Montevecchia (via Fontanile), opera duramente contestata dai cittadini con assemblee record, 500 firme contro, proteste e un "no" quasi unanime per impatto ambientale devastante, cemento incoerente con l'area naturalistica, rischi idrogeologici, stravolgimento del prato storico usato da famiglie e scuole, procedura opaca (solo delibera di giunta, mancata discussione in consiglio), terra di riporto da 15.000 tonnellate da Olgiate Molgora, gradoni alti e pendenze non a norma per disabili. L'articolo del 22/23 febbraio 2026 su merateonline descrive un'assemblea da record (20 febbraio) con fiducia venuta meno verso l'amministrazione Pendeggia proprio per questo progetto. Zardoni era presente in prima fila , ma non risulta aver preso la parola, espresso preoccupazioni ambientali, rilasciato dichiarazioni ufficiali o fatto valere il ruolo del Parco (che ha competenza diretta sulla tutela del paesaggio morenico e boschivo di Montevecchia). Editoriali espliciti continuano a parlare di “mutismo selettivo” (es. "Dal Fiume un intervento deciso. Dal Colle continua il mutismo" del 20 febbraio circa, e "Da Montevecchia a Brivio: sono masochisti o solo opportunisti?" del 7 febbraio), accusandolo di tacere nonostante la presenza fisica, ipotizzando sia una "cambiale pagata" a Montevecchia e al sindaco Pendeggia (suo elettore chiave per la nomina). Altri articoli precedenti (dicembre 2025) già chiedevano: "E il Parco non ha nulla da dire?". Anche dopo essere stato lì, il Parco non ha espresso un parere vincolante, un richiamo alla tutela o una riflessione ufficiale sull'impatto ambientale di un intervento così impattante (riporto terra massiccio, cemento, alterazione profilo collinare) in un'area protetta. Critica durissima: come presidente del Parco, dovrebbe essere il primo a difendere l'identità naturalistica di Montevecchia – presenza o non presenza – non limitarsi a stare in prima fila senza far sentire la voce istituzionale, rischiando di apparire "complice" o debole per non disturbare chi lo ha votato.
 
In sintesi, dalle notizie della stampa emerge un presidente percepito come arrivista più che visionario, poco diplomatico, figlio di accordi di basso profilo, con una gestione che divide invece di unire. E sul caso più scottante del momento – l'anfiteatro contestatissimo – la sua presenza muta all'assemblea e la totale assenza di riflessione o azione concreta rafforzano l'immagine di uno che antepone le alleanze politiche alla tutela ambientale del Parco che dovrebbe guidare.
 
Insomma, Zardoni al Parco è come un ambientalista che va a un picnic anti-cemento... ma si siede in prima fila con il cappello di paglia e la bocca cucita: almeno le formiche avranno apprezzato il silenzio! 
Miriam
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