L'intervallo in classe al Viganò e l'abisso della politica

Caro Direttore,
manca soltanto una bella interrogazione in Consiglio comunale. E poi il quadro sarebbe tristemente completo. La vicenda dell’intervallo in classe all’istituto Viganò di Merate a causa del clima di tensione tra gruppi di studenti, conferma l’impressione di molti osservatori: gli adulti di oggi sono molto più bambini dei ragazzi cui vorrebbero fare la morale. Anziché interrogarsi sulle responsabilità educative che nascono all’interno delle famiglie, o magari andarsi a leggere la dettagliata cronaca di Merateonline sull’incontro con la dottoressa Stefania Crema, criminologa, avvocata, esperta in mediazione dei conflitti e contrasto ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ecco che anche una vicenda così trasversalmente preoccupante, diventa l’occasione per una battaglia politica di retroguardia. Non si offenda, il nostro ex vice sindaco Giuseppe Procopio, se mi permetto umilmente di osservare che il suo post su Facebook dedicato all’argomento, è la summa del nulla moltiplicando per il niente. Esagerazione? Ecco un campionario, giusto per dare l’idea: “La domanda che dovremmo porci, come comunità è un’altra: qual è la strategia complessiva? Qual è il percorso che intendiamo costruire per prevenire, educare, accompagnare? La scuola è futuro e speranza” Converrete che sia una successione di frasi da cioccolatino Perugina, buone da spendersi da Vipiteno a Caltanisetta, parole convegnistiche che i politici più abili utilizzano quando non hanno nulla da dire ma devono dirlo bene… Il tutto, ovviamente, senza il supporto di un’idea, di una proposta o finanche di un suggerimento. O forse sì. Perché nelle more di questo post non proprio seguitissimo (una quarantina di like che non si negano a nessuno), probabilmente si intuisce la ragione di tanta indignazione: “Viene naturale pensare che, se la situazione fosse stata diversa dal punto di vista politico, avremmo assistito a ben altro clamore, tra attacchi, articoli e richieste e di dimissioni”. Eccolo, forse, il punto centrale di tutto l’argomentare e che, ovviamente, nulla centra con il mondo della scuola e le sue problematiche educative, improvvisamente finite nel dimenticatoio. In altre parole, il fatto che Merateonline non si accanisca contro la giunta di centrosinistra di Mattia Salvioni come avrebbe fatto (pensiero ipotetico del vice sindaco, naturalmente) con quella del suo predecessore Massimo Panzeri. Si potrebbe argomentare aprendo gli archivi, ma sarebbe inutile. Si potrebbe persino osservare che la scuola per sua fortuna gode ancora di autonomia e che un sindaco dovrebbe limitarsi a garantire strutture moderne ed adeguate (la giunta precedente ha impiegato quattro anni quattro a tirar la palestra della scuola di via Manzoni, mica l’Arena di Santa Giulia…). In uno slancio di presunzione, sarebbe persino utile osservare che ciascun genitore – compresi quelli che fanno i politici – dovrebbe guardare dentro la propria casa, perché l’educazione dei figli fa parte dei suoi doveri “istituzionali” (come recita anche la formula del battesimo). Di sicuro, non è un compito che appartiene a un sindaco o a un partito politico, dio ce ne scampi. Ma se proprio volessimo buttarla in caciara- giusto per rimanere allo stesso livello - si potrebbe concludere che questa volta l’ex vice sindaco abbia clamorosamente sbagliato bersaglio. L’istituto Viganò è una (ottima) scuola superiore e, come tutte le scuole superiori, ricade sotto la giurisdizione dell’Amministrazione provinciale. Ente che è amministrato da Alessandra Hoffman, esponente di centrodestra a tutto tondo. Quindi, per usare le parole di Giuseppe Procopio, “in momenti come questi serve autorevolezza e visione: il silenzio di questi giorni non aiuta ed è assordante”. Ci pensa lei, direttore, ad avvertire la presidente?
Alessandro M.
Guardi non ci crederà ma proprio in risposta a un'altra lettera facevo notare che gli Istituti superiori afferiscono al livelli istituzionale provinciale. Ma il mix ideologia + scarsa voglia di documentarsi è spesso letale. E, altrettanto in modo frequente. Giuseppe Procopio ne finisce vittima. 
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