Montevecchia: è mancata la democrazia
Quella di venerdì non è stata democrazia, ma l'arroganza dei soliti noti
Messaggio *: Scrivo in merito all'assemblea pubblica di venerdì sera. Premessa fondamentale: sono contraria al progetto anfiteatro, eppure sono uscita da quella palestra profondamente amareggiata.Quella a cui abbiamo assistito è sembrata una sceneggiatura ben orchestrata da un gruppo compatto, espressione a loro dire della "grande comunità". Chi, come me, avrebbe voluto esprimere i propri dubbi civilmente, non ha potuto farlo. Ad inizio serata, infatti, questo gruppo ha subito "chiarito" che lo spazio degli interventi era dovuto prima a loro, silenziando in partenza la platea e dettando regole e tempi dell'assemblea a casa di tutti: dalla ricostruzione sulle modalità di approvazione del progetto senza il consulto dei cittadini, alla presentazione del progetto rivisto dell'anfiteatro, fino ai nostalgici ricordi del giardino dei Montevecchini.È paradossale e ipocrita che proprio chi invoca a gran voce "democrazia partecipata", ascolto e consultazione popolare sia poi il primo a calpestare il diritto di parola altrui.Io resto contraria al progetto, ma ripongo ancora fiducia in questa amministrazione. Un sindaco deve aprirsi al confronto, ma ha il diritto di spiegare le proprie ragioni. Venerdì, invece, è parso più un plotone d'esecuzione delle famiglie storiche montevecchine, schierate al completo in prima fila.Il dissenso è legittimo, ma va espresso con educazione. Di questa "grande comunità" che zittisce gli altri da decenni urlando più forte, francamente, comincio a vergognarmi.
Messaggio *: Scrivo in merito all'assemblea pubblica di venerdì sera. Premessa fondamentale: sono contraria al progetto anfiteatro, eppure sono uscita da quella palestra profondamente amareggiata.Quella a cui abbiamo assistito è sembrata una sceneggiatura ben orchestrata da un gruppo compatto, espressione a loro dire della "grande comunità". Chi, come me, avrebbe voluto esprimere i propri dubbi civilmente, non ha potuto farlo. Ad inizio serata, infatti, questo gruppo ha subito "chiarito" che lo spazio degli interventi era dovuto prima a loro, silenziando in partenza la platea e dettando regole e tempi dell'assemblea a casa di tutti: dalla ricostruzione sulle modalità di approvazione del progetto senza il consulto dei cittadini, alla presentazione del progetto rivisto dell'anfiteatro, fino ai nostalgici ricordi del giardino dei Montevecchini.È paradossale e ipocrita che proprio chi invoca a gran voce "democrazia partecipata", ascolto e consultazione popolare sia poi il primo a calpestare il diritto di parola altrui.Io resto contraria al progetto, ma ripongo ancora fiducia in questa amministrazione. Un sindaco deve aprirsi al confronto, ma ha il diritto di spiegare le proprie ragioni. Venerdì, invece, è parso più un plotone d'esecuzione delle famiglie storiche montevecchine, schierate al completo in prima fila.Il dissenso è legittimo, ma va espresso con educazione. Di questa "grande comunità" che zittisce gli altri da decenni urlando più forte, francamente, comincio a vergognarmi.
Serena
























