Montevecchia: non è più solo il Fontanile, è fiducia persa
L'articolo di Merateonline del 21 febbraio 2026 racconta un momento di rottura molto netto tra l'amministrazione di Ivan Pendeggia e una larga fetta della cittadinanza di Montevecchia. L'assemblea del 20 febbraio in palestra, con un'affluenza straordinaria (palestra piena, 500 firme raccolte contro il progetto, gente che discuteva ancora nel parcheggio dopo la fine), ha segnato un "no" quasi unanime all'anfiteatro verde sul Fontanile, con toni che vanno ben oltre la semplice contrarietà al progetto: si parla apertamente di fiducia venuta meno.
Criticando il sindaco Pendeggia, si possono evidenziare diversi punti deboli emersi in modo lampante:
In sintesi, Pendeggia ne è uscito con le ossa rotte: ha dovuto fermare il cantiere per "ascolto" (già un'ammissione di sconfitta), ha promesso una risposta ufficiale dopo riunione di giunta, ma il danno d'immagine è fatto. Ha gestito male comunicazione, coinvolgimento e percezione del progetto, trasformando un'idea potenzialmente condivisibile (parco inclusivo + messa in sicurezza pendio) in un caso di scollamento totale tra palazzo e paese.
Per un sindaco che si presenta come "onesto" e che dice che assessori e consiglieri lavorano "quasi gratis per il bene del paese", perdere la fiducia su un prato simbolo è un autogol politico notevole. A questo punto o fa marcia indietro vera (non solo "revisione"), o rischia di trascinare il resto del mandato in un clima di ostilità permanente. L'assemblea da record dice proprio questo: non è più solo il Fontanile, è fiducia persa.
Criticando il sindaco Pendeggia, si possono evidenziare diversi punti deboli emersi in modo lampante:
- Gestione opaca e mancanza di coinvolgimento reale Il progetto nasce da una delibera di giunta del giugno 2025, viene presentato pubblicamente solo a novembre, e fino a quel momento zero confronto preventivo con la cittadinanza su un'area centrale per l'identità del paese (il prato del Fontanile è descritto come il cuore della socialità: feste, giochi spontanei, area mercatale, ciclopedonale, scuola vicina). Procedere con delibere di giunta senza passare dal Consiglio comunale su un intervento così impattante paesaggisticamente è un errore politico grave. L'ex sindaco Sandro Capra lo ha inchiodato su questo, chiedendo conto della segretezza fino a novembre e evocando trasparenza e anticorruzione: applausi scroscianti. Pendeggia non ha saputo dare risposte convincenti su questo punto.
- Approssimazione e superficialità tecnica Durante l'assemblea il sindaco ha ammesso di non ricordare le dimensioni esatte dell'anfiteatro (mormorii immediati in sala). Quando si parla di 8.000 metri cubi di terra di riporto (fino a 4,20 metri di altezza in alcuni punti), di gradonate in cemento armato mascherate da "verde", di pendenze contestate per l'accessibilità disabili (12% in alcuni tratti, oltre i limiti normativi), non sapere/nemmeno ricordare le misure base è imbarazzante per chi guida l'amministrazione. Sembra più un progetto "buttato lì" per intercettare un bando che una visione ponderata.
- Difesa ideologica invece di ascolto Pendeggia ha provato a difendersi insistendo su gratuità dell'intervento, terra certificata, inclusività, paragone con il percorso vita (che all'inizio criticavano tutti e ora è apprezzato). Strategia comprensibile, ma totalmente inefficace in quel contesto: la gente non voleva sentire la difesa d'ufficio, voleva risposte sul perché non siete venuti a parlarci prima, sul perché cemento su un prato naturale, sul rischio idrogeologico (invece di risolvere frane si rischia di creare uno "stagno" o nuovi problemi con piogge intense). Il paragone col percorso vita è sembrato un contentino retorico debole.
- Sfiducia esplicita e generalizzata Il titolo non è clickbait: "Ormai è venuta meno la fiducia". Non è solo l'anfiteatro, è diventato il simbolo di un'amministrazione percepita come distante, autoreferenziale, poco attenta all'anima del paese. Quando un ex sindaco (Capra) può intervenire così duramente e prendersi applausi a scena aperta, significa che la frattura è profonda e trasversale. Il coro di "no" non è di una minoranza rumorosa: è praticamente unanime, con 500 firme in un paese piccolo.
In sintesi, Pendeggia ne è uscito con le ossa rotte: ha dovuto fermare il cantiere per "ascolto" (già un'ammissione di sconfitta), ha promesso una risposta ufficiale dopo riunione di giunta, ma il danno d'immagine è fatto. Ha gestito male comunicazione, coinvolgimento e percezione del progetto, trasformando un'idea potenzialmente condivisibile (parco inclusivo + messa in sicurezza pendio) in un caso di scollamento totale tra palazzo e paese.
Per un sindaco che si presenta come "onesto" e che dice che assessori e consiglieri lavorano "quasi gratis per il bene del paese", perdere la fiducia su un prato simbolo è un autogol politico notevole. A questo punto o fa marcia indietro vera (non solo "revisione"), o rischia di trascinare il resto del mandato in un clima di ostilità permanente. L'assemblea da record dice proprio questo: non è più solo il Fontanile, è fiducia persa.
Mario
























