Montevecchia: assemblea cittadina da record sul Fontanile. No durissimo all’anfiteatro. Ormai è venuta meno la fiducia

Certe assemblee non sono semplici momenti informativi. Diventano cartine di tornasole. Ieri sera, venerdì 20 febbraio, nella palestra comunale di Montevecchia, ha avuto luogo qualcosa che va oltre il confronto su un progetto urbanistico: si è misurato il rapporto di fiducia tra Amministrazione e cittadinanza.
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L’affluenza è stata tale da riempire sia le sedie disposte sul parquet della palestra che gli spalti della struttura. "Sembra ci sia tutto il paese", ha detto in apertura il sindaco Ivan Pendeggia, dopo aver chiesto il consenso alla registrazione della serata "per garantire trasparenza anche a chi non è potuto venire". Una frase che, già nelle prime battute, lasciava intuire come il tema della trasparenza sarebbe stato il vero convitato di pietra dell’incontro.
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Il sindaco Ivan Pendeggia e i membri della giunta

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Il primo cittadino ha scelto una strategia precisa, ovvero sottrarre l’"anfiteatro verde" dall’isolamento polemico e reinserirlo in una visione più ampia. "In questo mese si è parlato molto di un pezzetto di quest’area, ma il progetto ha molte più sfaccettature", ha sottolineato, tentando di riportare il dibattito all’interno di un percorso amministrativo iniziato ben prima dell’esplosione delle proteste. Il Fontanile, nelle parole della giunta, non è un semplice prato, ma un fulcro sociale: il luogo dove gravitano famiglie, scuole, attività sportive, feste e momenti aggregativi. È lì che l’Amministrazione dice di aver investito negli ultimi anni, citando l’area mercatale ricavata nella zona del basket, l’area feste, la ciclopedonale che consente ai ragazzi di raggiungere palestra e scuole senza passare dalla provinciale. Opere presentate come tasselli di una strategia coerente, sostenuta dalla capacità di intercettare bandi e finanziamenti. Persino il dato dei 22 nuovi nati nel 2025 è stato evocato come indicatore indiretto di un paese tornato attrattivo per le giovani coppie, grazie anche alle infrastrutture realizzate.

In questa narrazione, l’anfiteatro non nasce come capriccio estetico, ma come evoluzione di un percorso avviato con la candidatura, nel 2024, a un bando per un parco giochi inclusivo. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere l’area fruibile anche a bambini con disabilità motorie o sensoriali, dotandola di attrezzature e percorsi adeguati. La delibera di giunta del 5 giugno 2025, ha ricordato Pendeggia, parlava infatti di riqualificazione dell’area verde e potenziamento della fruizione per le persone più fragili. "Questo è vedere avanti", ha insistito, rivendicando una visione che guarda al futuro e all’inclusione. In quella fase, ha precisato il Sindaco, non esisteva ancora l’idea dell’anfiteatro: l’intervento sul pendio sarebbe maturato in un secondo momento, anche alla luce delle criticità emerse dopo le piogge intense di inizio 2025.
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Ed è qui che la ricostruzione si è fatta più tecnica. Le precipitazioni avrebbero evidenziato un rischio idrogeologico sul versante retrostante la Casetta del parco, con episodi di caduta alberi in prossimità dell’area giochi. "Ci è andata bene che pioveva e nessuno era presente", ha detto il Sindaco, insistendo sul fatto che si tratta di uno spazio frequentato quotidianamente da famiglie. Stabilizzare quel pendio, dunque, sarebbe diventata una priorità. In questo contesto si inserisce la proposta della ditta Greenway 2025 S.r.l. di modellare il versante utilizzando circa 8.000 metri cubi di terra di scavo proveniente da un cantiere a Olgiate Molgora, sotto controllo dell’autorità archeologica e certificata come priva di contaminazioni. Lo stesso Pendeggia ha respinto con decisione alcune voci circolate durante la raccolta firme, definendo la terra accertata e sicura. L’operazione, nelle intenzioni della giunta, avrebbe un duplice obiettivo: mettere in sicurezza l’area e rimodellarla con un declivio più dolce, accessibile anche tramite un percorso in calcestre su superficie stabilizzata, soluzione descritta come naturale e coerente con il contesto.

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L’anfiteatro, così concepito, non dovrebbe – secondo l’Amministrazione – cancellare il verde ma riorganizzarlo. Grazie a sei gradonate, le prime tre rinforzate con sedute in cemento e le altre modellate a prato, nascerebbe uno spazio in più per eventi scolastici e comunitari. Eppure, proprio quando il Sindaco è entrato nel dettaglio delle dimensioni, la serata ha iniziato a cambiare tono. Su richiesta dei presenti di conoscere con precisione le misure complessive della struttura, Pendeggia ha ammesso di non ricordare le dimensioni esatte. Un passaggio che ha innescato mormorii, interventi a voce alta, applausi polemici. La percezione, tra molti presenti, era che un progetto così impattante non potesse essere illustrato con approssimazione. Un cittadino ha preso il microfono per contestare l’utilizzo del cemento nei gradoni, giudicato incoerente con la narrazione di intervento "naturalistico". Il Sindaco, unica vera voce di risposta dell'Amministrazione, ha tentato di stemperare gli attacchi ricordando come anche il percorso vita, inizialmente criticato, sia oggi apprezzato da diversi cittadini. Ma il parallelo non ha convinto.
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Il punto di rottura politico è arrivato con l’intervento dell’ex sindaco Sandro Capra, seduto in prima fila. Capra ha spostato il confronto dal piano tecnico a quello istituzionale, mettendo in discussione metodo e trasparenza. Perché un intervento di tale portata è stato incardinato esclusivamente in una delibera di giunta e non discusso in Consiglio comunale? Come si concilia la narrazione di un lavoro amministrativo sviluppato nell’arco di oltre un anno con la cronologia degli atti che colloca delibere e progettazioni nella primavera 2025, mentre la presentazione pubblica arriva solo a novembre? L'ex primo cittadino ha evocato i principi di trasparenza e prevenzione della corruzione, chiedendo come sia stata verificata l’assenza di interesse economico del privato e perché non vi sia stata alcuna comunicazione pubblica fino alla fase avanzata dell’iter. "Perché non è uscito nulla fino a novembre?" ha domandato. L’applauso che ne è seguito è stato tra i più lunghi e compatti della serata, segnale evidente di una platea che, più ancora del merito dell’opera, contestava il metodo.
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In replica il Sindaco ha difeso la correttezza formale dell’iter e la gratuità dell’operazione per il Comune, respingendo l’idea che vi fossero secondi fini o favoritismi. Ha ricordato che assessori e consiglieri percepiscono compensi minimi e lavorano "quasi gratis per il bene del paese", e ha rivendicato l’onestà dell’azione amministrativa. Ma ormai il baricentro emotivo dell’assemblea si era spostato. Non era più soltanto una questione di gradoni, terra o calcestre: era diventata una questione di fiducia.
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A infiammare definitivamente il clima sono stati i render alternativi mostrati e consegnati su carta ai presenti, realizzati da un gruppo di cittadini contrari al progetto, che hanno mostrato un impatto visivo ben diverso rispetto alle immagini presentate dall’Amministrazione. Dai dati a disposizione, il progetto sembra prevedere un riporto di terra che in alcuni punti raggiunge i 4,20 metri d'altezza rispetto al suolo attuale, stravolgendo completamente il profilo della collina. L'anfiteatro non sarebbe affatto una struttura "leggera". I primi tre terrazzamenti presenterebbero gradoni in cemento alti 70 centimetri, che potrebbero rappresentare un ostacolo pericoloso per i bambini che oggi corrono liberi sul prato. Contestati anche l'accesso per i disabili, dato che in un punto mostrato dai dati sarebbe prevista una pendenza del 12%,  definita "ben oltre i limiti normativi", e la mancanza di alcuna perizia che garantisca la stabilità di 8.000 metri cubi di terra in caso di piogge torrenziali, col rischio che l'area si trasformi in uno "stagno" o in una frana di fango verso i campi da tennis. Insomma, immagini che non mostrano più una "riqualificazione", ma una trasformazione radicale del profilo del prato. È su questa percezione – più ancora che sui dettagli tecnici – che si è giocata la partita emotiva della serata.
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Il Sindaco ha provato a riportare il confronto dentro coordinate progettuali, spiegando che l’intervento non rappresenta una sopraelevazione netta e verticale, bensì una ridefinizione dolce delle pendenze, con terrazzamenti verdi pensati per integrarsi nel paesaggio. Ha insistito sul fatto che i primi tre livelli sarebbero consolidati con strutture in cemento per garantire stabilità e sicurezza, mentre i successivi sarebbero semplicemente modellati a prato, con un percorso in calcestre per consentire l’accesso anche a persone con mobilità ridotta. Tuttavia, l’ammissione, già emersa nella prima parte dell’assemblea, di non conoscere con esattezza le dimensioni complessive dell’anfiteatro ha indebolito la sua posizione proprio nel momento in cui sarebbe servita massima precisione. In un contesto già segnato da diffidenza, l’assenza di dati puntuali è stata percepita come scarsa padronanza di un intervento che, in qualsiasi modo lo si voglia vedere, è certamente impattante. Ogni spiegazione successiva è sembrata rincorrere una narrazione ormai consolidata tra i contrari: quella di un’opera sovradimensionata rispetto alle reali necessità del paese.
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A rafforzare questa lettura è intervenuto anche il tema delle firme raccolte contro il progetto: circa 500 sottoscrizioni, secondo quanto dichiarato dai promotori della petizione, un numero significativo per una comunità delle dimensioni di Montevecchia. La cifra è rimbalzata più volte nel corso della serata, come argomento politico prima ancora che tecnico. Cinquecento firme non sono soltanto un dato quantitativo, ma la voce di una parte consistente della popolazione montevecchina, un segmento che non può essere liquidato come minoranza rumorosa. Lo stesso Sandro Capra ha insistito su questo punto, sottolineando come una mobilitazione di tale portata avrebbe meritato un passaggio consiliare, una discussione più ampia e preventiva, un coinvolgimento formale della cittadinanza prima di arrivare a un progetto definito nei suoi tratti essenziali. La sua critica non si è concentrata solo sull’anfiteatro in sé, ma sul metodo, sulla scelta di procedere con delibere di giunta e atti amministrativi senza un momento pubblico di confronto preliminare, lasciando che il dibattito esplodesse soltanto a valle, quando le scelte apparivano già compiute.
Col passare dei minuti, è apparso evidente che la questione dell’"anfiteatro verde" aveva assunto una dimensione identitaria. Per molti cittadini intervenuti, quel prato non è semplicemente uno spazio pubblico da ottimizzare, ma un luogo sedimentato nella memoria collettiva, uno scenario di feste, giochi spontanei, incontri informali. "Montevecchia non ha bisogno di un anfiteatro artificiale perché ne possiede già uno naturale. Questo prato è la nostra storia: vogliamo davvero sommergerla con terra di riporto?", ha chiesto retoricamente un cittadino tra gli applausi scroscianti dei presenti.
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L'assemblea si è infine conclusa senza lasciare spazio a interpretazioni. Il sindaco Pendeggia, pur rimarcando ogni buona intenzione dietro il progetto, ha dovuto prendere atto della ferma volontà popolare. Ha ammesso che il cantiere era stato fermato proprio per permettere questo ascolto e che ora l'Amministrazione dovrà riunirsi internamente per dare una risposta ufficiale, portandosi a casa un "no" quasi unanime. Nonostante la chiusura formale della seduta, i cittadini sono rimasti a lungo a discutere nel parcheggio, con la sensazione che in quella serata la cittadinanza avesse non solo difeso un prato, ma rivendicato con forza il proprio diritto a decidere sul futuro dell'identità paesaggistica di Montevecchia.

Resta da capire se il confronto potrà rientrare dentro un percorso di mediazione, magari con una revisione progettuale, una riduzione delle volumetrie, una maggiore condivisione preventiva, oppure se l’anfiteatro diventerà il simbolo di una frattura più profonda tra governo locale e comunità. In ogni caso, la partecipazione vista in palestra dimostra che il destino del Fontanile non è più una questione tecnica confinata agli uffici comunali, ma un nodo sociale che attraversa e divide il paese.
Matteo Pennati
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