Il referendum e il signor Fancesco: che ci azzecca? In arrivo
Dopo Emilio, anche un non meglio identificato Francesco, che, pur avendo svolto a suo dire attività politica per 30 anni, curiosamente non se la sente di sostenere in prima persona la propria posizione politica sul prossimo referendum, ha tenuto a esporci le ragioni del suo “sì”. Questo signore, che a quanto pare è stato sottoposto a diverse indagini giudiziarie senza poi subire nessuna condanna, si chiede perché mai un innocente debba sobbarcarsi ogni spesa per la propria difesa senza poi essere risarcito dallo Stato. Converrete con me che, se qualcuno che possa permettersi di pagare abili avvocati capaci di tirare in lungo un processo fino a far scattare i termini della prescrizione (o quelli della nuovissima “improcedibilità” introdotta dalla cosiddetta riforma Cartabia) riesce in tal modo a evitare una meritata condanna, sarebbe quantomeno indecente da parte sua pretendere di essere poi rimborsato a spese di noi tutti. Una volta chiarito questo punto, mi sembra che, almeno nel caso di archiviazione dell’accusa per infondatezza della notizia di reato (art. 108 del Codice di Procedura Penale) e in quelli di assoluzione perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato (art. 430), l’esigenza di un risarcimento prospettata dal sig. Francesco sia ragionevole possa essere condivisa. Peccato però che neppure una virgola della legge di revisione costituzionale sulla quale dovremo votare tocchi direttamente o indirettamente questo problema (del quale del resto non si è mai occupato né l’attuale governo né quelli che lo hanno preceduto). È sorprendente comunque che un uomo politico, reduce per di più da travagliate vicende giudiziarie, non sia in grado di comprendere un testo legislativo, agevolmente reperibile peraltro sul sito della Gazzetta Ufficiale (https://share.google/n8tcgQXzJz7E9al9v). Se poi non si fosse dato nemmeno la pena di leggere il provvedimento che ci invita a sostenere nelle urne, certamente ciò non deporrebbe a favore della sua serietà: spero non sia questa la ragione che lo induce a nascondere la propria identità. Nel caso mi fosse sfuggito qualcosa, dal momento che professionalmente mi sono sempre occupato d’altro, rimango in attesa delle opportune precisazioni (purché documentate). A presto,
Michele Bossi

























