Patto per il Nord, il ritorno dello 'spirito' autonomista

Il "Patto per il Nord" inizia a farsi conoscere anche in tutto il lecchese con manifestazioni sempre puntuali. A Merate, venerdì 20 febbraio, ore 21 in sala civica di viale Lombardia un incontro su "Le infrastrutture di trasporto lecchesi: criticità attuali e prospettive future". Tema centrale il nuovo ponte di Paderno, ma anche la prossima chiusura del ponte di Brivio con gli immaginabili disagi.
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Sul palco ci sarà anche Andrea Robbiani, figura molto nota nel meratese per aver vestito i panni di sindaco della città tra il 2009 e il 2014 e poi di assessore nella Giunta Panzeri. Con lui, Matteo Baraggia, sindaco di Aicurzio, autore di una proposta alternativa per il nuovo ponte nonché segretario federale del Patto per Il Nord e il vice Jonny Crosio. Sul tema e più in generale sul movimento nordista abbiamo intervistato Andrea Robbiani.


Vent’anni è più di militanza nella Lega Nord, poi l’addio, e ora di nuovo in prima linea nel Patto per il Nord. È un ritorno alle origini?
Prima di tutto vorrei precisare che non ho mai abbandonato lo spirito della Lega Nord; ho detto addio, questo sì e da tempo, alla Lega Salvini Premier. Per oltre venticinque anni ho militato in un movimento, la Lega Nord, che si fondava su precisi capisaldi: federalismo, autonomia, responsabilità territoriale. Qualcuno, ad un certo punto ha deciso, con metodi per lo meno discutibili, di spegnere la Lega Nord e dar vita ad un partito diverso, scegliendo una traiettoria sovranista e populista che nulla aveva a che vedere con ciò che la Lega Nord ha rappresentato sin dagli albori. Un passaggio che ho cercato di comprendere ma che ad un certo punto non sentivo più nelle mie corde e per questo ho fatto un deciso passo indietro. Adesso si guarda avanti, riprendendo un filo che si è interrotto ma che considero ancora attuale. La questione settentrionale non è scomparsa. Il tema dell’autonomia vera non è stato risolto. Il problema dell’inefficienza strutturale dello Stato è ancora lì, anzi si è aggravato con sovrapposizioni tra centro e Regioni che appesantiscono cittadini e imprese. Patto per il Nord rappresenta oggi lo spazio politico in cui quei valori possono essere declinati in modo moderno e non ideologico: un modello federale ordinato, sulla scia di sistemi come la Svizzera, con competenze chiare e con una distribuzione delle risorse finalmente equa. E soprattutto non è una scelta personale legata a percorsi passati. Ho deciso di aderire a Patto per il Nord perché sento che è venuta meno una voce autentica che rappresenti le esigenze del Nord — delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie — con un progetto chiaro di autonomia e responsabilità per i territori. Il movimento nasce proprio da questa esigenza: riportare al centro del dibattito politico il federalismo, l’autonomia e la libertà decisionale delle comunità locali, valori che in molti sentivamo progressivamente abbandonati da chi avrebbe dovuto difenderli. Se fosse solo un ritorno alle origini, sarebbe un’operazione sentimentale ma del tutto sterile. Per me, invece, è una scelta politica razionale e coerente con quello in cui credo da sempre.


Sulla scena politica lombarda si muove anche il Partito Popolare del Nord di Roberto Castelli. Che cosa divide i due movimenti? E che cosa impedisce una unione per dare maggiore consistenza alle due formazioni?
È una domanda che andrebbe rivolta a Roberto Castelli. È stato infatti tra i fondatori del Patto per il Nord, ma dopo pochi mesi ha scelto di intraprendere un percorso autonomo. Una scelta che, almeno finora, non sembra aver dato risultati significativi, come dimostra il modesto esito ottenuto alle elezioni regionali liguri del 2025. Il Patto per il Nord nasce alla fine del 2024 come associazione, con l’obiettivo di riunire e offrire una casa comune a chi crede nella libertà dei popoli, nell’autonomia e nel federalismo, e a chi ritiene che la questione settentrionale sia ancora aperta. La trasformazione da associazione a movimento politico è maturata quando è diventato chiaro che serviva uno spazio più strutturato e inclusivo, capace di accogliere e valorizzare tutte le persone che condividono questi ideali. In quest’ottica, il Patto per il Nord non chiude la porta a Roberto Castelli, così come non la chiude a nessuno che voglia dare un contributo serio e costruttivo al progetto.
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Il Patto Per Il Nord lo si può iscrivere nell’area del centro destra?

Il Patto per il Nord non nasce per collocarsi dentro uno schema tradizionale di centrodestra o centrosinistra. Il progetto ha un’identità chiara: è un movimento autonomista e federalista, che mette al centro la difesa degli interessi del Nord e la libertà dei territori. Non è un soggetto “contro” qualcuno, ma “per” qualcosa: più autonomia, più responsabilità, più autogoverno. Questo significa che sui temi dell’autonomia e del federalismo il dialogo naturale è con chiunque voglia confrontarsi su questi temi. Di sicuro non ci sarò spazio di dialogo con chi questi ideali li ha traditi. L’obiettivo non è occupare uno spazio nello scacchiere politico, bensì rappresentare una comunità e una visione. Poi, sulle scelte politiche, saranno i programmi e la coerenza sui temi del Nord a determinare convergenze verso una determinata area o collocazione politica. 


Molti sostengono che parlare oggi di “questione settentrionale” sia anacronistico, divisivo o addirittura superato. Non crede che insistere su questo tema rischi di riaprire fratture territoriali invece di unire il Paese?
Credo esattamente il contrario. La questione settentrionale è ancora oggi dirimente e non va derubricata a mera questione identitaria o ideologica: è una questione economica, fiscale e istituzionale. Il Nord continua a essere il principale motore produttivo del Paese, ma sconta un sistema fortemente centralizzato che rallenta infrastrutture, investimenti, innovazione e competitività. Non si tratta di contrapporre territori, bensì di affrontare una realtà oggettiva: quando le aree più produttive non sono messe nelle condizioni di crescere, a perdere è l’intero sistema paese: in buona sostanza perde anche il sud del paese.  Parlare di questione settentrionale oggi, significa chiedere responsabilità, efficienza e coerenza fiscale. Significa dire che le risorse devono essere spese bene, che chi amministra deve rispondere direttamente ai cittadini, che l’autonomia non è un privilegio ma uno strumento di buon governo. Senza andare lontano, basta guardare la nostra provincia: un territorio estremamente produttivo, con un tessuto di piccole e medie imprese tra i più dinamici non solo della Lombardia, ma dell’intero paese, che contribuisce in modo significativo al PIL e al gettito fiscale nazionale. Eppure, fatica ad avere risposte adeguate su temi fondamentali come sanità, infrastrutture, trasporti e sicurezza. Il Patto per il Nord nasce proprio per riportare questo dibattito su basi concrete, senza slogan, ma con proposte pratiche e di buon senso.


Come si è strutturato in provincia di Lecco il movimento? Qualche nome di una certa notorietà?
Abbiamo in questo momento tanti contatti e c’è tantissimo interesse intorno al nostro progetto politico. Stiamo lavorando a una struttura territoriale leggera ma radicata, basata su competenze e merito. Sulla città di Lecco, anche in vista della imminente scadenza elettorale, ci stiamo muovendo con Lorenzo Bodega, già sindaco della città nonché Senatore e con Giovanni Colombo, amministratore comunale di lungo corso. Vorrei sottolineare che non cerchiamo fedeltà personale o logiche di corrente, ma vogliamo attrarre profili capaci di contribuire con serietà e concretezza alla crescita del movimento. Questo significa, valorizzazione delle esperienze e apertura alla società civile: imprenditori, manager, professionisti, amministratori comunali che ogni giorno si confrontano con problemi reali e non con dinamiche di palazzo.  Per presentarci sul territorio stiamo organizzando una serie di incontri pubblici in tutta la provincia, con l’obiettivo di incontrare direttamente i cittadini, per confrontarci su temi locali e nazionali. In questo senso partiremo proprio da Merate con un incontro pubblico il prossimo venerdì 20 febbraio presso la sala civica di viale Lombardia. Abbiamo voluto iniziare da qui perché il Meratese rappresenta oggi in modo emblematico le criticità infrastrutturali che da tempo denunciamo: problemi legati alla mobilità quotidiana, difficoltà nei collegamenti ferroviari che penalizzano migliaia di pendolari e una rete infrastrutturale del territorio, che non riesce più a sostenere in modo adeguato il tessuto produttivo locale. Affronteremo in modo particolare temi concreti come il progetto del nuovo ponte di Paderno, le criticità che deriveranno dalla chiusura temporanea del ponte di Brivio e più in generale le prospettive future per migliorare i collegamenti e la qualità della vita di cittadini e imprese di questo territorio. Ovviamente l’invito a partecipare non è rivolto solo ai cittadini, ma anche ai sindaci ed ai consiglieri comunali del territorio, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Sarà una bella occasione di confronto su temi dirimenti e ogni contributo in questa fase, è assolutamente fondamentale.
Claudio Brambilla
Date evento
venerdì, 20 febbraio 2026
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