Montevecchia: i cittadini hanno il diritto di ascolto
Parlo esclusivamente a titolo personale. Non rappresento associazioni, gruppi o comitati. Sono semplicemente un cittadino che ama il proprio territorio e sente il diritto – o meglio il dovere – di esprimere il proprio pensiero.
Non intendo addentrarmi in tecnicismi, già affrontati su numerosi altri articoli da persone sicuramente competenti e del mestiere.

Il progetto dell’anfiteatro previsto nell’area del Fontanile mi porta a condividere la mia preoccupazione. Questo pratone aperto e panoramico è unico, capace di offrire scorci suggestivi e un’atmosfera naturale che lo rende così tipico. Modificarlo significa intervenire su un paesaggio identitario per chi lo vive e lo ama.
Ciò che colpisce maggiormente, però, è il metodo. Un progetto così definito e già confezionato ad hoc avrebbe meritato un percorso di ascolto preventivo, un confronto aperto, una comunicazione più ampia e partecipata. Non per rallentare, ma per arricchire. Non per ostacolare, ma per costruire insieme, qualora il progetto sia ritenuto idoneo e voluto anche dai cittadini.
A questo punto sorge una domanda spontanea: che senso ha una maggioranza che non ascolta, o non intende ascoltare, i propri cittadini? Qual è lo scopo della rappresentanza se viene meno il dialogo?
Sarebbe auspicabile poter esprimere il proprio parere su scelte che incidono in modo così significativo sul nostro territorio. A quanto mi risulta, la Costituzione della Repubblica Italiana riconosce ancora ai cittadini il diritto di partecipare alla vita pubblica. Confido quindi di non essermi distratto proprio nel momento in cui questo principio veniva superato.
Perché amministrare significa decidere, certo. Ma significa anche ascoltare. E senza ascolto, la distanza tra istituzioni e cittadini non si riduce: si misura.
In fondo, basterebbe un pizzico di quell’ingrediente che pare essersi fatto raro…
Non intendo addentrarmi in tecnicismi, già affrontati su numerosi altri articoli da persone sicuramente competenti e del mestiere.

Il progetto dell’anfiteatro previsto nell’area del Fontanile mi porta a condividere la mia preoccupazione. Questo pratone aperto e panoramico è unico, capace di offrire scorci suggestivi e un’atmosfera naturale che lo rende così tipico. Modificarlo significa intervenire su un paesaggio identitario per chi lo vive e lo ama.
Ciò che colpisce maggiormente, però, è il metodo. Un progetto così definito e già confezionato ad hoc avrebbe meritato un percorso di ascolto preventivo, un confronto aperto, una comunicazione più ampia e partecipata. Non per rallentare, ma per arricchire. Non per ostacolare, ma per costruire insieme, qualora il progetto sia ritenuto idoneo e voluto anche dai cittadini.
A questo punto sorge una domanda spontanea: che senso ha una maggioranza che non ascolta, o non intende ascoltare, i propri cittadini? Qual è lo scopo della rappresentanza se viene meno il dialogo?
Sarebbe auspicabile poter esprimere il proprio parere su scelte che incidono in modo così significativo sul nostro territorio. A quanto mi risulta, la Costituzione della Repubblica Italiana riconosce ancora ai cittadini il diritto di partecipare alla vita pubblica. Confido quindi di non essermi distratto proprio nel momento in cui questo principio veniva superato.
Perché amministrare significa decidere, certo. Ma significa anche ascoltare. E senza ascolto, la distanza tra istituzioni e cittadini non si riduce: si misura.
In fondo, basterebbe un pizzico di quell’ingrediente che pare essersi fatto raro…
Buon senso
























