Church pocket/99. Peccati in Wi-Fi - i vizi capitali moderni. Avarizia digitale – Follower, like e dati

Non sempre si tratta di soldi. Oggi l’avarizia ha anche un altro volto: non accumula soldi in banca, ma follower e visualizzazioni nei profili. Il nuovo oro si misura in like. Eppure, la logica è la stessa: avere di più, trattenere. L’avarizia digitale non riguarda solo i singoli, ma anche i colossi del web. Le big tech non hanno conti, ma database. Ogni foto, ogni ricerca, ogni like diventa monetizzazione. E noi stessi, spesso senza rendercene conto, alimentiamo questa macchina, offrendo i nostri comportamenti in pasto all’algoritmo.
Il paradosso è che anche questa ricchezza non sazia. Più like ricevi, più ne desideri. Più follower accumuli, più temi di perderli. È un vortice che ti fa vivere nell’ansia di crescere sempre, senza mai fermarti. Non ti godi ciò che hai, perché guardi quanti hanno visualizzato quello che stai vivendo.
ViziCapitani1502.jpg (897 KB)
«Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21): se il tesoro diventa il numero di notifiche, anche il cuore si riduce a quell’universo ristretto di like e cuoricini. È l’illusione di valere in base ai numeri, figlia dell’illusione di valere in base a quanto guadagni. 
I padri spirituali avevano intuito che l’avarizia non è solo possedere troppo, ma anche non fidarsi di Dio e degli altri, voler trattenere tutto per sé. Forse oggi questo vizio lo viviamo nel bisogno di non “perdere terreno”, di non restare indietro nella corsa digitale. Ma la vera libertà non è nell’accumulo, è nel dono. Gesù racconta una parabola che sembra scritta per il nostro tempo: 
«Un ricco aveva dei terreni che gli davano abbondanti raccolti. Tra sé e sé faceva questi ragionamenti: 'Ora che non ho più posto dove mettere i nuovi raccolti cosa farò?'. E disse: 'Ecco, farò così: demolirò i vecchi magazzini e ne costruirò altri più grandi. Così potrò metterci tutto il mio grano e i miei beni. Poi finalmente potrò dire a me stesso: Bene! Ora hai fatto molte provviste per molti anni. Ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!'. Ma Dio gli disse: “Stolto! Proprio questa notte dovrai morire, e a chi andranno le ricchezze che hai accumulato?”»(Lc 12,16-21).
Il rischio è identico: accumulare, accumulare, senza rendersi conto che la vita non dipende da ciò che possediamo. Oggi i granai non sono pieni di grano fatto di dati e like. Eppure la domanda resta: che cosa ne sarà di tutto questo, quando la vita vera ci chiederà il conto? 
E allora, come si spezza questo meccanismo? Non inseguendo i numeri, ma riscoprendo il valore di ciò che non si misura: un’amicizia vera, una parola sincera, un tempo donato. Perché l’avarizia digitale ci promette potere e ci lascia vuoti. La fede ci ricorda che il cuore si riempie solo di ciò che non si può comprare né contare.
E così, dal desiderio di possesso si passa al desiderio di esposizione. Non più solo numeri, ma corpi in vetrina, immagini studiate per attrarre, gesti calcolati per conquistare. È il passo successivo, e non è meno pericoloso. Ne parleremo nel prossimo episodio: Lussuria digitale – Quando il corpo diventa un post.
Rubrica a cura di Pietro Santoro
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.