La separazione delle carriere "a rovescio"

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Tante sono le argomentazioni referendarie espresse a vari livelli sui pro e contro la separazione delle carriere dei magistrati e l'istituzione di nuovi dispositivi e organi giurisdizionali.
La materia poteva effettivamente apparire complessa ai “non addetti ai lavori” ma al contempo paradossalmente semplice se trattata a livello di slogan. Bene quindi ha fatto la Cassazione ad accogliere il ricorso dei 15 che ha così sortito l'encomiabile effetto di rendere palese a tutti la vera posta in gioco. Una posta che coinvolge ben 7 articoli della nostra preziosissima Costituzione, certamente altro rispetto a ciò che più o meno consapevolmente poteva aver mosso i promotori del Sì nel fornire all'opinione pubblica l'impressione di un'operazione referendaria volutamente semplificata. Una operazione propagandistica  che parlasse quindi alle “pance dei cittadini” sfruttando il basso consenso popolare che attualmente sembra connotare la Magistratura (comunque sempre superiore a quello riscosso dalla Politica).
Fatta questa doverosa premessa vorrei cercare di fornire un'angolazione di  lettura forse inusuale rispetto alla trattazione tecnica ma anche etica che caratterizza i pur doverosi e irrinunciabili approfondimenti e confronti tra esperti o cittadini in ricerca del Giusto e del Vero anche in questa importantissima partita referendaria.
Ragionerei rovesciando l'approccio.
Un approccio valutativo che definirei quindi di semplice logica “per esclusione” rispetto ai contenuti delle Riforma sottoposta al giudizio referendario.
In pratica, come ognuno di noi fa nel darsi un spiegazione razionale sulle questioni importanti che via via si prospettano, si passano mentalmente in rassegna i “ma” e i “se” che in questo delicatissimo caso mi paiono:
Ma se sono meno dell'1% gli attuali casi di cambiamento tra giudici e pm, peraltro possibili una sola volta in carriera e pur solo cambiando Regione...
Ma se la nuova legge, anche per bocca di vari esponenti del fronte del Sì, non produrrebbe nessuna riduzione dei tempi della Giustizia...
Ma se giudici e pm, specie nelle piccole sedi giudiziarie, continuerebbero comunque a frequentarsi non potendosi così escludere frequentazioni sospette (del resto in assoluto impossibili da impedire)..
Ma se separando le carriere si corre il rischio di far perdere a giudici e pm una comune cultura giurisdizionale posta a tutela dei Cittadini perché imperniata su conoscenze più ampie di quelle relative alle proprie specifiche funzioni...
Ma se le Correnti in Magistratura comunque permarrebbero …
Ma se sussiste il fondato rischio che il Pm con i propri organismi separati assuma sempre più i connotati di un super poliziotto teso ad accumulare il più possibile elementi di colpevolezza ( o punteggi di merito carrieristici su basi quantitative) ed ignorando quelli a discolpa (oggi ciò non è possibile rispetto all'ordinamento attuale)...
Ma se sussiste l'evidente rischio che la separazione delle carriere favorisca una maggior subordinazione della Magistratura al Potere Politico in particolare risucchiando la funzione dei PM sotto la sfera d'influenza del Ministro della Giustizia e quindi del Governo di turno...
In definitiva, se tutto questo e quant'altro è reale almeno in termini di fondato rischio, perché da anni la politica (quella con la p minuscola) si accanisce nel voler a tutti i costi questa separazione e queste modifiche che di fatto condizionerebbero quantomeno il sacrosanto principio dell'indipendenza tra i Poteri dello Stato?
Penso che una simil-domanda non può non sorgere spontanea in qualsiasi portatore di buon senso.
Soprattutto perché “andrebbe di mezzo” non tanto l'interesse dei magistrati, che comunque continuerebbero a svolgere pur “a collo torto” il proprio lavoro, ma quello di tutti noi correndo l'assai fondato rischio di inficiare l'uguaglianza di tutti i Cittadini di fronte alla Legge, e cioè l'architrave di ogni Convivenza Civile degna di tal nome.
L'impedire questo non indebolisce, semmai lo rafforza, il doveroso tentativo di migliorare l'attuale Amministrazione della Giustizia, che sicuramente necessità di correttivi a partire dall'innesto di adeguato personale e coerenti risorse, ma lo mantiene nel solco di una disciplina costituzionale improntata all'equilibrio dei Poteri, vera garanzia di imparzialità - perlomeno potenziale- nei confronti di tutti i Cittadini.
Germano Bosisio
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