Brianza Valley avanza ma scorda l’unica Valletta della città, Novate, ormai sacrificata tra reti, ruscelli interrati e cross

Se c’è una valle a Merate, tale da giustificare la pomposità dell’iniziativa di Mattia Salvioni, “Brianza Valley”, beh quella è la più nota Valletta di Novate. Per il resto la città è tipicamente collinare. Comunque Salvioni è riuscito a coinvolgere altri paesi e diversi produttori locali per cui – dopo aver incassato anche un regalo di 45mila euro – ora dispiegherà tutto il potenziale del marchio a fini turistici, culturali, ambientali, economici e non ci viene in mente altro.
La vivida speranza, però, è che “Brianza Valley” non faccia la fine della Valletta di Novate cui deve i natali.
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Il giro fotografico mostra impietosamente come nulla sia stato fatto dal 2016 (variante del PGT) a oggi, nonostante i cambi di amministrazione e le sostituzioni all’Ufficio Tecnico e al servizio di Polizia Locale.
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Per una doverosa verifica “de visu” invitiamo il Sindaco a costituire un gruppo di lavoro composto dagli assessori Silvia Sesana (ambiente e ecologia), Mattia Muzio (urbanistica e lavori pubblici), dai tecnici comunali Magni e Mandelli e dal comandante della P.L. Aleppo, PGT con NTA alla mano, e il primo giorno di sole, fare una passeggiata da San Rocco fino al Respiro, scendendo verso Imbersago.
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Febbraio 2014

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Gennaio 2015

Come noto il tema principale di questi anni è stato il modello di recinzione delle proprietà private all’interno della Valletta. Il PGT, alle norme tecniche d’attuazione, esclude nella maniera più categorica le reti metalliche, prevedendo esplicitamente cespugli per quanto rigogliosi e staccionate in legno con altezza minima dal suolo al primo tassello di 50 centimetri. E’ un corridoio ecologico importante che collega il Parco di Montevecchia al Parco Adda Nord.
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La questione è stata dibattuta ampiamente nell’Aula consigliare passando dalla ormai leggendaria “legalità tecnica” al ricorso al Tar, peraltro vinto dal Comune. Ma si sa, in Italia, i gradi di giudizio sono molti di più di tre. Basta cambiare un filo il ricorso e si ricomincia daccapo.

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Quelle che vi mostriamo sono quindi le immagini di un fallimento amministrativo, dell’incapacità sia dei tecnici sia dei politici di turno di far valere le regole scritte da loro stessi.
Noterete anche un piccolo corso d’acqua. Un tempo era l’emissario di San Rocco e arrivava fino a Robbiate e Imbersago per poi finire nell’Adda. Faceva parte del reticolo idrico minore quindi segnato sulle mappe. Fino al febbraio 1981 alimentava il laghetto di Novate, costituito da una serie di canali ombreggiati, ricchi di fauna di lago.
Poi con tonnellate di terra in due notti il laghetto fu cancellato e nessuno, ovviamente, pagò lo sfregio alla Comunità.
E così anche ora. Si vede infatti che il piccolo corso d’acqua è stato volontariamente bloccato con terra e massi proprio a ridosso di una recinzione. Quindi l’acqua ristagna, se è eccessiva, tracima, poi si esaurisce.
E laddove c’era il laghetto durante le piogge si formano ancora i canali. Come dire che la Natura rivuole i propri spazi.
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Ma la gita non finisce qui. Portiamoci poi in zona Gattafame, sempre a ridosso della Valletta. Ed ecco una vera e propria pista di bici e motocross, con tanto di improvvise salite con grado 80 per consentire le impennate. Addirittura c’è una rampa in legno realizzata proprio allo scopo. Si estende tra Merate, Robbiate e Imbersago ma non risulta che qualcuno degli amministratori dei tre comuni se ne dia peso. Va bene così.
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La zona è anche indicata come “luogo di interesse” dagli utenti di Google sotto la denominazione “Hidden Bikepark (parco per bici nascosto, dovrebbe voler dire).
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E difatti è ben nascosto. Certo le segnalazioni dei cittadini che passeggiano non mancano; e i rischi di essere travolti da una bici o una moto in corsa, anche.
Ma nessuno ci bada, tanto meno chi, audacemente, ha coniato per Merate e dintorni il logo “Brianza valley” sfidando anche la morfologia del territorio. Che tutto è fuorché una valle.
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