Un pasticcione con scarso rispetto al vertice del Parco

Che nel confronto “istituzionale” tra Marco Molgora e Giovanni Zardoni non ci fosse dubbio ne eravamo certi sin dall’inizio della rocambolesca campagna elettorale per la nomina del Presidente del Parco di Montevecchia e Valle del Curone. Molgora ha dalla sua un lungo mandato di sindaco di Osnago, consigliere provinciale a Como, assessore in provincia a Lecco, incarichi istituzionali significativi; Zardoni, solo qualche comparsa in Consiglio comunale a Cernusco e una tendenza a spostarsi dalla Dc conservatrice al centrosinistra moderato fino alla destra, che lo ha elevato al vertice del Parco di Montevecchia. Non aveva manovalanza che potesse almeno tenere il passo con i precedenti presidenti, Eugenio Mascheroni (fondatore del Parco) e Marco Molgora. Quindi i sindaci dell’area hanno sfruttato l’ambizione di Zardoni che ha reclamato il ruolo in forza dei 27 anni trascorsi come guardia ecologica volontaria.
Ma un conto è vestire i panni della GEV, un altro rappresentare un Ente di dodici comuni ai diversi livelli istituzionali.
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Due indizi per farne una prova. Mentre infuria la polemica sul progetto dell’Anfiteatro, il Parco, che pure ha competenza ambientale, non ha detto una parola. Anzi, sotto sotto Zardoni concorda col progetto non fosse altro perché Ivan Pendeggia è stato un suo elettore.
Stasera, martedì 10 febbraio, avrebbe dovuto tenersi un incontro sui risultati del monitoraggio sull’avifauna all’interno della Riserva Naturale di Sartirana, di cui il Parco di Montevecchia è diventato gestore (in virtù di una discutibile delibera regionale), realizzato nel 2025 dall’università degli studi di Milano-Bicocca. L’invito all’assemblea pubblica porta la firma di Giovanni Zardoni e Silvia Sesana, assessore all’Ecologia del comune di Merate.
Ma all’improvviso la serata che doveva essere pubblica (tanto che già l'auditorium di Merate era stato riservato) è diventata a porte chiuse “perché i dati non sono completi”. Bontà loro, Zardoni e la Sesana, sono disponibili a parlare con la stampa domani sera, mercoledì 11 febbraio alle 20.15. Oppure via call. Oppure arriverà un comunicato stampa.
Ma di che cosa se i dati sono incompleti e se, secondo Zardoni, i definitivi ci saranno in autunno?
Ma si può essere così pasticcioni e, soprattutto, così irrispettosi del diritto del pubblico di conoscere tutto dei beni pubblici?
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Forse Zardoni a forza di certe frequentazioni si è convinto che il ruolo equivale al possesso se non addirittura alla proprietà.
Cambi idea, per il suo bene. O cambi frequentazioni.
Claudio Brambilla
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