Ponti: le soluzioni ci sono ma Provincia, Regione e Ministero non investono

Gentile Direttore,
ho letto – e condivido – i numerosi interventi preoccupati per l’incubo viabilistico che ci attende. Dal prossimo 1° aprile (e purtroppo non è un pesce d’aprile), il ponte di Brivio chiuderà per 15 mesi. Un anno e tre mesi – salvo imprevisti, che nel nostro Paese non sono mai un’eccezione.
Con il ponte San Michele di Paderno ormai “barcollante”, limitato al transito alternato e chiuso ai mezzi pesanti, il rischio concreto è quello di rimanere isolati. Che la manutenzione delle infrastrutture sia una priorità è fuori discussione: nessuno mette in dubbio la necessità dei lavori, dei quali peraltro si parla ormai da almeno tre anni.
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Ciò che però preoccupa e infastidisce, da cittadini, è il silenzio della politica.
Siamo infatti in presenza di una situazione che, almeno sulla carta, dovrebbe beneficiare di una filiera istituzionale perfettamente allineata: Provincia, Regione Lombardia e Governo sono oggi tutti espressione dello stesso schieramento politico.
Mi domando, ma non ce l'hanno un gruppo WhatsApp con dentro il Presidente della Provincia, il Presidente della Regione e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti?
Perché, se esiste, su questa vicenda sembra non funzionare.
Eppure non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma a un cantiere programmato da tempo.
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Chiudere Brivio senza un piano B credibile significa accettare consapevolmente la paralisi dei collegamenti tra le province di Lecco e Bergamo, con pesanti ricadute su pendolari e imprese.
Eppure, facendo una semplice ricerca, emerge come in molte parti d’Italia siano state adottate soluzioni temporanee efficaci, attraverso ponti provvisori carrabili realizzati in tempi rapidi:
- a Romagnano Sesia, un ponte temporaneo di 155 metri su tre campate, in grado di sostenere mezzi pesanti fino a 44 tonnellate;
- a Faenza, dopo la tragica alluvione, un ponte di oltre 70 metri progettato e aperto al traffico in meno di tre mesi;
- a Belluno, in località Lambioi, un ponte temporaneo ha gestito il traffico cittadino per anni prima della realizzazione dell’opera definitiva.
Da semplice cittadino, facendo un paio di ricerche su Google, ho scoperto che esistono aziende italiane ed europee specializzate nel noleggio di ponti temporanei.
Si tratta di un mercato consolidato di soluzioni modulari, progettate proprio per gestire fasi transitorie senza bloccare l’economia e la vita quotidiana di un territorio.
La domanda allora è semplice, ma inevitabile: in questi anni qualcuno ha davvero valutato queste alternative?
Esistono vincoli tecnici o normativi insormontabili che rendono impraticabile un ponte provvisorio a noleggio sull’Adda?
Se tutte le opzioni sono state realmente messe sul tavolo e se esistono motivazioni tecniche o normative che ne hanno impedito l’adozione, ce ne faremo – quasi – serenamente una ragione.
Quantomeno, una spiegazione chiara aiuterebbe cittadini e imprese a comprendere e ad affrontare con maggiore consapevolezza i disagi che ci attendono.
Qui non si chiede l’impossibile.
Si chiede programmazione, trasparenza e assunzione di responsabilità.
Perché governare un territorio significa anche prevedere i problemi, non limitarsi a subirli.
Francesco Cattaneo
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