Lomagna: benedetto il nuovo campanone dall’Arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco

Il sagrato della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Lomagna oggi, 8 febbraio, si è trasformato in un palcoscenico di fede e partecipazione. Al centro, il nuovo campanone ha richiamato i fedeli di tutte le età per la solenne cerimonia di benedizione, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo emerito di Genova. Un momento che ha portato la comunità di fedeli a stringersi attorno al bronzo, creando un momento di vicinanza visibile e tangibile, dove ognuno poteva percepire la forza simbolica del rito e la centralità della campana nella vita della parrocchia.
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Il nuovo campanone nasce da una necessità concreta ma anche simbolica. Quello precedente, installato oltre quarant’anni fa, aveva accompagnato generazioni di fedeli scandendo le feste parrocchiali, celebrazioni liturgiche e momenti di gioia condivisa. Con il tempo, però, una crepa irreparabile ne aveva compromesso l’uso, rendendo urgente una sostituzione. La scelta di rifonderlo ha permesso di garantire sicurezza e continuità liturgica, trasformando un antico bronzo in una nuova voce della comunità, pronta a scandire i ritmi della vita parrocchiale, a chiamare alla preghiera, a celebrare la gioia e a condividere il dolore. 
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Il rito ha avuto inizio con l’arrivo del Cardinale Bagnasco, accompagnato dal parroco don Andrea, che sono usciti dalla chiesa per posizionarsi davanti al campanone. La monizione introduttiva ha subito chiarito l’importanza del bronzo sacro: il suono delle campane non è solo un segnale acustico, ma un mezzo per tracciare i ritmi della vita comunitaria e spirituale. Chiama alla preghiera, scandisce le ore, celebra la gioia, accompagna il lutto, invita a riflettere e a raccogliersi. “La voce del campanone - ha spiegato don Andrea - ricorda a tutti che la comunità è una sola famiglia, unita nella fede e nel cammino comune”. La preghiera di benedizione pronunciata dal Cardinale ha conferito al bronzo il nome “In onore di Sant'Andrea, a lode e gloria di Dio”. Mentre le sue mani toccavano il bronzo, l'Arcivescovo Bagnasco ha invitato i fedeli a lasciarsi guidare dal suono, che diventa voce di Dio tra le case della parrocchia, capace di radunare, di confortare e di trasmettere l’unità spirituale di chi ascolta.
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Durante la Messa, il Cardinale ha offerto un’omelia densa di significato, intrecciando riflessione teologica, memoria storica e invito alla vita comunitaria. Ha definito la campana come legame tangibile con il divino, uno strumento che non indica superiorità, ma protezione: “Il campanile svetta al di sopra delle case mostrando la croce di Gesù e al suo interno le campane ci fanno eco della sua parola”. Bagnasco ha ricordato come la voce del bronzo accompagni la vita dei fedeli, scandisca il tempo e ricordi a ciascuno il valore della presenza della Chiesa nella quotidianità.

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Il Cardinale Angelo Bagnasco e don Andrea Restelli
L’omelia ha poi approfondito il tema della comunità e del senso di appartenenza. Il Cardinale ha sottolineato come la fede e la vita comunitaria siano necessarie per combattere l’isolamento e la solitudine: “Com’è importante sentirci insieme, non vivere isolati, ma saperci in una comunità di vita e di destino”. Ha invitato a riconoscere la bellezza e l’affidabilità dell’amore umano e della vita comunitaria come valori costanti, che superano i cambiamenti e le mode del tempo. Un passaggio intenso è stato dedicato ai giovani, osservati con affetto e attenzione. Ha ricordato che essi hanno bisogno di guide credibili, di testimoni affidabili che sappiano orientare la loro ricerca di senso e di verità. “La campana non declina, ma invita alla raccolta per ascoltare parole di verità”, ha detto, evidenziando come il suono stesso diventi strumento educativo, simbolo di unità e invito a una vita guidata dai valori cristiani.
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Il Cardinale ha inoltre ricordato con affetto e gratitudine il Cardinal Tettamanzi, sottolineando il valore della memoria e della continuità nella vita della parrocchia e della propria esperienza personale. Vent’anni fa aveva presieduto la dedicazione del nuovo altare, un momento storico per la comunità di Lomagna, e per Bagnasco rappresentava una guida significativa, essendo stato lui stesso consacrato vescovo da Tettamanzi 28 anni fa, proprio ieri, 7 febbraio. “Non dimentichiamo il passato per non svuotare il presente. Custodire la memoria dei nostri parroci e dei nostri padri è il modo migliore per preparare un futuro di speranza”, ha concluso, invitando tutti a riconoscere le radici della propria comunità. 
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Durante la celebrazione, la comunità ha anche pregato affinché il bronzo “scacci la tristezza e inviti alla lode”, diventando voce di Dio e simbolo di unità. La campana porta inciso il ricordo e la gratitudine verso tutte le persone e le realtà che hanno segnato la vita della parrocchia: Papa Francesco, Papa Leone XIV, Don Alfonso Ferraresi e Don Vico Cazzaniga, la Compagnia “I Guitti”, Brivio Maria, Bonanomi Venanzio, Ernesto, Gigi, Marilena e famiglia Bonanomi, Famiglia Fossati Pierenrica, Franca e Giovanni, Lorenzo e Lavinia, Giancarlo e Anna, Famiglia Colombo, Famiglia Alborghetti-Del Curto e donatori anonimi.
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Il nuovo campanone non è solo bronzo e suono: è simbolo di fede, memoria e comunità. La sua voce accompagnerà la vita della parrocchia come quella dei campanoni precedenti, portando avanti la tradizione dei suoni che chiamano alla preghiera, alla riflessione e alla coesione della comunità. Così Lomagna rinnova il legame con la storia, la Chiesa e la propria gente, affidando alle campane il compito di ricordare passato e presente e di annunciare speranza per il futuro.
M.Pen.
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