Attenzione a non farsi bere il cervello

Non sempre mi trovo d'accordo con quanto scrive Fulvio Magni ma questa sua presa di posizione, direi coraggiosa visti i tempi https://www.merateonline.it/notizie/153474/i-piccoli-trumpini-crescono la condivido pur con qualche mia ulteriore considerazione.
Per chi non volesse farsi bere il cervello da pretestuose iper-rappresentazioni mediatiche (anche in strumentale salsa anti magistrati) aggiungo questi 4 eloquenti articoli alle sue ben argomentate valutazioni.
Guerriglia a Torino, dichiarazione dell’arcivescovo Repole - Diocesi di Torino https://share.google/LS98RsGGIG6W51x0p

https://www.virgilio.it/notizie/poliziotto-pestato-al-corteo-askatasuna-la-testimonianza-della-cronista-su-cosa-e-successo-prima-del-video-1732679#iol-toc-6769347ec083cd41cbe4e8eaac947896

https://volerelaluna.it/controcanto/2026/02/02/askatasuna-la-violenza-il-futuro/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/01/scontri-a-torino-ranucci-a-la7-governo-sa-chi-sono-i-violenti-ma-non-interviene-prima-per-giustificare-misure-repressive/8276122/

Al contempo non posso non sottolineare la ineludibile condanna nei confronti del cosiddetto “blocco nero” ( che definirei anche come “blocco stupido” o “blocco manipolato” ) e in special modo degli aggressori del poliziotto a terra. Atti criminali che nulla hanno a che vedere con le migliaia di manifestanti pacifici di Torino che anzi ne sono stati politicamente anche danneggiati.
Come davanti a tali terribili immagini non posso evitare che mi riaffiorino alla mente ricordi personali.
Come quelli che nel 2001 a Genova mi aveva raccontato un giovane sacerdote nel tentativo comune di sottrarci dal brutale caos in corso.
Mi aveva raccontato come in Piazza Manin, dove con lui erano presenti le componenti del variegato mondo del volontariato e dell'associazionismo sociale, si erano visti letteralmente e inopinatamente aggredire da molti poliziotti.
Poliziotti che appena prima sembravano, mi raccontava visibilmente contrariato, all'inseguimento di alcuni facinorosi neri in fuga ma che poi invece, ignorandoli, avevano inspiegabilmente attaccato loro che semplicemente stavano fermi con le loro mani bianche alzate.
O quell'imbarazzato disagio che avevo procurato ad un dialogante ufficiale dei carabinieri quando nell'apprestarci a raggiungere il corteo di sabato (dopo gli incresciosi fatti della morte di Giuliani) gli avevo cortesemente chiesto se ritenesse giusto condannare chi come noi (ed eravamo centinaia di migliaia) voleva semplicemente e pacificamente esercitare il diritto di manifestare un dissenso nei confronti di un mondo basato sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze tra Stati e all'interno di essi.

Ed eravamo andati a Genova anche per capire di più.

In tal senso oggi più che mai ritengo occorra tener vivo il cervello cercando di discernere ( promuovere e sostenere ) il volto credibile dello Stato da quello perlomeno contraddittorio.
Germano Bosisio
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