Merate: Roberto Castaldo, sopravvissuto alla strage di Bologna, incontra gli studenti del Viganò
"L’esplosione è avvenuta davanti ai miei occhi. La porta della sala d’aspetto è stata scagliata verso il treno da una nube nera, piena di fumo e fiamme arancioni e rosse. Ho istintivamente portato le mani al viso per proteggermi. Quando le ho abbassate, ho visto un uomo completamente bruciato che mi veniva incontro: aveva un occhio fuori dall’orbita, tenuto solo da un pezzo di pelle. Ho cercato di calmarlo appoggiandogli le mani sulle spalle, ma subito dopo una trave di ghisa mi è caduta addosso".

È sabato 2 agosto 1980. Sono le 10.25 del mattino.
A Bologna fa un caldo soffocante: la temperatura supera i 30 gradi e l’aria è umida. La stazione è piena di persone: famiglie in partenza per le vacanze, turisti, viaggiatori.
Tra loro c’è Roberto Castaldo, un ferroviere di 27 anni. In realtà non avrebbe dovuto essere lì, ma un cambio di turno, deciso all’ultimo momento, lo ha portato su quel binario. Il treno diretto a Basilea, l’Adria Express, è in ritardo.

Castaldo sta per dare il segnale di partenza quando un boato improvviso blocca per sempre il tempo, fermando le lancette dell’orologio della stazione.
Oggi Roberto ha 73 anni e vive a Merate.
Sono passati 44 anni da quel giorno, dalla strage di Bologna, attentato di matrice neofascista, ma quei momenti non lo hanno mai abbandonato. Ogni notte tornano nei suoi sogni, sotto forma di incubi, che non gli danno pace, perciò viene seguito da uno psicoterapeuta.

Gli studenti delle classi quinte dell’Istituto “Francesco Viganò” di Merate lo hanno incontrato in Aula Magna “Paolo Borsellino”, mercoledì 4 febbraio. Il suo racconto è toccante e coinvolgente, anche per noi studenti, che all’epoca non eravamo nati.
"Riesco ancora a sentire gli odori, in particolare quello della polvere grigia, mescolata al sangue. Sento le urla dei feriti e poi quel silenzio irreale", racconta Castaldo, parlando al presente, perché per lui, quel passato, è ancora vivo e fa male come allora.
Dopo essere stato estratto dalle macerie, nonostante le ferite, Roberto si rialza e cerca subito di aiutare, poiché non sentiva dolore. Ci sono persone da soccorrere, corpi da liberare dalle macerie della parte di stazione crollata, vittime da ricomporre.
I morti vengono portati su un autobus, il numero 37.

Sopravvivere, mentre altre 85 persone hanno perso la vita, è stato per lui un peso difficile da sopportare. A volte ha provato persino vergogna e imbarazzo nel raccontarsi. La sua vita è stata segnata per sempre, ma dimenticare non è possibile e nemmeno desiderabile. "Ricordare è un dovere e testimoniare è un obbligo morale, anche se ogni volta, rivivere quei momenti mi sconvolge. La strage di Bologna e le sue vicende processuali dovrebbero essere studiata a scuola, perché conoscere il passato serve a fondare il futuro".

Per questo Roberto Castaldo continua a raccontare la sua esperienza agli studenti. Il suo intervento è stato introdotto dal dott. Francesco Lisanti, storico ed archivista, esperto di storia contemporanea. Lisanti ha presentato i cosiddetti “Anni di piombo”, sottolineando le conquiste sul versante dei diritti, che spesso finiscono sotto traccia poiché si mette l’accento sulla “strategia della tensione”, volta a minare la giovane democrazia italiana. Lisanti ha invitato la giovane platea a diffidare di chi afferma “Non sappiamo niente” a proposito di quel controverso periodo storico, poiché, anche se non sappiamo tutto, sappiamo tantissimo, grazie ai documenti conservati negli archivi. Non siamo quindi di fronte a “misteri”, quanto piuttosto a “segreti”. Lisanti ha sollecitato quindi i ragazzi a difendere diritti e Costituzione, manifestando e votando, ma soprattutto perseguendo la conoscenza di ciò che è successo.

Castaldo e Lisanti
È sabato 2 agosto 1980. Sono le 10.25 del mattino.
A Bologna fa un caldo soffocante: la temperatura supera i 30 gradi e l’aria è umida. La stazione è piena di persone: famiglie in partenza per le vacanze, turisti, viaggiatori.
Tra loro c’è Roberto Castaldo, un ferroviere di 27 anni. In realtà non avrebbe dovuto essere lì, ma un cambio di turno, deciso all’ultimo momento, lo ha portato su quel binario. Il treno diretto a Basilea, l’Adria Express, è in ritardo.

Castaldo sta per dare il segnale di partenza quando un boato improvviso blocca per sempre il tempo, fermando le lancette dell’orologio della stazione.
Oggi Roberto ha 73 anni e vive a Merate.
Sono passati 44 anni da quel giorno, dalla strage di Bologna, attentato di matrice neofascista, ma quei momenti non lo hanno mai abbandonato. Ogni notte tornano nei suoi sogni, sotto forma di incubi, che non gli danno pace, perciò viene seguito da uno psicoterapeuta.

Gli studenti delle classi quinte dell’Istituto “Francesco Viganò” di Merate lo hanno incontrato in Aula Magna “Paolo Borsellino”, mercoledì 4 febbraio. Il suo racconto è toccante e coinvolgente, anche per noi studenti, che all’epoca non eravamo nati.
"Riesco ancora a sentire gli odori, in particolare quello della polvere grigia, mescolata al sangue. Sento le urla dei feriti e poi quel silenzio irreale", racconta Castaldo, parlando al presente, perché per lui, quel passato, è ancora vivo e fa male come allora.
Dopo essere stato estratto dalle macerie, nonostante le ferite, Roberto si rialza e cerca subito di aiutare, poiché non sentiva dolore. Ci sono persone da soccorrere, corpi da liberare dalle macerie della parte di stazione crollata, vittime da ricomporre.
I morti vengono portati su un autobus, il numero 37.

Il professor Fumagalli
Sopravvivere, mentre altre 85 persone hanno perso la vita, è stato per lui un peso difficile da sopportare. A volte ha provato persino vergogna e imbarazzo nel raccontarsi. La sua vita è stata segnata per sempre, ma dimenticare non è possibile e nemmeno desiderabile. "Ricordare è un dovere e testimoniare è un obbligo morale, anche se ogni volta, rivivere quei momenti mi sconvolge. La strage di Bologna e le sue vicende processuali dovrebbero essere studiata a scuola, perché conoscere il passato serve a fondare il futuro".

Per questo Roberto Castaldo continua a raccontare la sua esperienza agli studenti. Il suo intervento è stato introdotto dal dott. Francesco Lisanti, storico ed archivista, esperto di storia contemporanea. Lisanti ha presentato i cosiddetti “Anni di piombo”, sottolineando le conquiste sul versante dei diritti, che spesso finiscono sotto traccia poiché si mette l’accento sulla “strategia della tensione”, volta a minare la giovane democrazia italiana. Lisanti ha invitato la giovane platea a diffidare di chi afferma “Non sappiamo niente” a proposito di quel controverso periodo storico, poiché, anche se non sappiamo tutto, sappiamo tantissimo, grazie ai documenti conservati negli archivi. Non siamo quindi di fronte a “misteri”, quanto piuttosto a “segreti”. Lisanti ha sollecitato quindi i ragazzi a difendere diritti e Costituzione, manifestando e votando, ma soprattutto perseguendo la conoscenza di ciò che è successo.
Ludovica Brambilla, 5 C RIM
























