Referendum: una metafora banale
Caro Direttore,
ho letto la lettera del sig. Emilio sul referendum. Il tono brillante non manca, ma temo che la metafora utilizzata finisca per banalizzare una questione che è prima di tutto politica e costituzionale. La giustizia non è un rapporto di famiglia e il CSM non è un luogo di relazioni personali, bensì uno strumento di garanzia pensato per mantenere la magistratura indipendente da ogni altro potere dello Stato. È su questo equilibrio che si regge lo Stato di diritto, non su ipotetici condizionamenti emotivi. La separazione delle carriere e il sorteggio vengono presentati come soluzioni capaci, da sole, di assicurare il “giusto processo”. È una promessa suggestiva, ma non suffragata dai fatti. In molti ordinamenti tali modelli non hanno prodotto né maggiore equità né maggiore efficienza, e talvolta hanno aumentato il peso della politica sull’azione penale. Se davvero si vuole migliorare la giustizia, occorre dirlo con chiarezza: servono riforme serie, fondate su responsabilità, organizzazione e tempi certi, non scorciatoie istituzionali vendute come garanzie automatiche. Il referendum merita un confronto sobrio e rigoroso, non slogan mascherati da metafore.
ho letto la lettera del sig. Emilio sul referendum. Il tono brillante non manca, ma temo che la metafora utilizzata finisca per banalizzare una questione che è prima di tutto politica e costituzionale. La giustizia non è un rapporto di famiglia e il CSM non è un luogo di relazioni personali, bensì uno strumento di garanzia pensato per mantenere la magistratura indipendente da ogni altro potere dello Stato. È su questo equilibrio che si regge lo Stato di diritto, non su ipotetici condizionamenti emotivi. La separazione delle carriere e il sorteggio vengono presentati come soluzioni capaci, da sole, di assicurare il “giusto processo”. È una promessa suggestiva, ma non suffragata dai fatti. In molti ordinamenti tali modelli non hanno prodotto né maggiore equità né maggiore efficienza, e talvolta hanno aumentato il peso della politica sull’azione penale. Se davvero si vuole migliorare la giustizia, occorre dirlo con chiarezza: servono riforme serie, fondate su responsabilità, organizzazione e tempi certi, non scorciatoie istituzionali vendute come garanzie automatiche. Il referendum merita un confronto sobrio e rigoroso, non slogan mascherati da metafore.
Un lettore Piero
























