Ponte di Brivio: dal 1° aprile prevista la chiusura. Cisano illustra le sue contromisure
Quest’anno il pesce d’aprile per migliaia di pendolari che per lavoro, studio, cure o altri motivi devono scavalcare l’Adda ogni giorno tra Brivio e Cisano l’ha confezionato Anas. La chiusura del ponte di Brivio per i lavori di manutenzione, infatti, è in programma per il prossimo 1° aprile. La notizia è emersa nel corso dell’assemblea pubblica organizzata dall’amministrazione comunale di Cisano nella serata di giovedì 8 febbraio.

A prendere parte all’evento sono state decine di cittadini soprattutto di Cisano, ma anche di comuni limitrofi della bergamasca e della sponda lecchese. Presenti naturalmente anche cittadini briviesi, tra cui il capogruppo di opposizione Claudio Saldarini e qualche volto della vecchia leva: l’ex sindaco Ugo Panzeri e l’ex assessore Felice Baio. Nessuna traccia invece dell’amministrazione in carica, a partire dal sindaco Federico Airoldi – assente per influenza, come ha voluto far sapere via social l’indomani – e a seguire la vice Roberta Agostoni o l’assessore alle Opere Pubbliche Elisa Rossi.
A tenere banco comunque è stata la sindaca cisanese, Antonella Sesana, che con concretezza e senza giri di parole in 45 minuti ha riepilogato tutte le tappe dell’iter avviato ormai tre anni fa e soprattutto ha spiegato quali misure il Comune di Cisano intende adottare per rendere meno amara una situazione che avrà una ripercussione devastante sul territorio.

Ad essere finanziato con certezza al momento è solo l’intervento di manutenzione straordinaria del ponte, che vale la bellezza di 14 milioni di euro. “Io capisco che probabilmente molti briviesi siano affezionati al loro ponte, ma a demolirlo e costruirlo nuovo probabilmente sarebbe costato meno” ha proseguito la sindaca, ricordando tuttavia che questa strada non sarebbe stata percorribile. “Il ponte è vincolato, non perché l’abbia realizzato Leonardo Da Vinci, ma per un vincolo storico. Io sono dell’idea che quando le esigenze cambiano, si debbano cambiare anche le leggi, ma se non toglie il vincolo lo Stato, certo non possono farlo i comuni”.
Ad ogni modo, ormai il dado è tratto. Secondo quanto emerso dalle ultime riunioni, il cantiere dovrebbe aprirsi il 1° marzo e dal 1° aprile il ponte verrà chiuso. Come spiegato dal geologo Fabio Baio, attorno ad esso verrà alzata un’impalcatura imponente che proseguirà anche al di sotto e conterrà un sistema di raccolta delle acque sporche; questo perché il ponte verrà letteralmente spogliato del calcestruzzo a suon di idroscarifica – getti d'acqua ad altissima pressione – e carotaggi a diamante, che diversamente avrebbero lasciato cadere nel fiume tutti i residui. “Artigianalmente” è la parola usata dalla sindaca per descrivere quello che sarà il modus operandi dell’azienda Collini Lavori Spa, a cui Anas ha affidato i lavori. Oltre all’impalcatura verranno montate due grosse gru. Sulla sponda lecchese, pare andrà posata all’interno della proprietà di un cittadino che avrebbe dato la sua disponibilità.
L’intervento dovrebbe durare 15 mesi, al termine dei quali il carico massimo sopportabile dal ponte passerà da 40 a 44 tonnellate. Nel frattempo, nell’arco di quell’anno e tre mesi, migliaia di persone testeranno personalmente un cambio radicale di abitudini nella propria vita. “Fin dall’inizio, come amministrazione, la nostra preoccupazione è stata quella di avvertire i cittadini. Quando ad agosto ci hanno detto che avrebbero chiuso il ponte, il mio pensiero era quello di avere il tempo di informare la popolazione” ha proseguito la prima cittadina, ricordando che a Cisano la situazione della viabilità è già abbondantemente compromessa da due cantieri strategici: quello del raddoppio ferroviario e quello della variante.

L’amministrazione di Cisano ha infatti chiesto alla Prefettura di Bergamo di poter chiedere al Genio Civile di prevedere questo particolare ponte galleggiante su cui potrebbero transitare anche le auto. “Mi risulta che sia stata evasa la richiesta, ma solo il Genio Civile potrà dire se sarà possibile mettere questo ponte a barche per auto e pedoni”. Una delle ipotesi sarebbe quella di collocarlo tra Imbersago e Villa d’Adda, dove vi sono gli attracchi del traghetto. Un’altra idea proposta invece è quella di riattivare l’Addarella – il battello elettrico fermo da tempo – per permettere almeno agli studenti di raggiungere l’una o l’altra sponda e poi prendere in tempo i bus per scuola.

L’amministrazione cisanese, ha fatto sapere Sesana, si era recata anche a Roma inizialmente a chiedere che non venga chiuso il ponte di Brivio, almeno non tutto, e quantomeno non prima che siano chiusi gli altri cantieri strategici. “La risposta è stata che stiamo già prendendo un sacco di soldi per queste opere e quindi non dobbiamo lamentarci. A me dei soldi non interessa se i cittadini devono subire le ripercussioni dei lavori” ha proseguito la sindaca, mettendo in luce come Cisano avrà decisamente più problemi rispetto al comune lecchese dopo la chiusura del ponte. “Brivio è un gioiellino, ha il suo centro paese a parte. In mezzo al nostro centro invece passa una strada che non è nemmeno di nostra competenza”.
Anche a fronte di questo, l’amministrazione sta vagliando le ipotesi di chiudere determinate strade comunali ai non residenti o ai mezzi pesanti al fine di tutelare il più possibile la vita e la viabilità degli abitanti. “Mi dispiace per gli altri, ma io devo pensare al bene del mio comune”. Intanto, sul fronte sicurezza, il Comune si è già attivato stipulando una convenzione per mutuo soccorso con la Polizia Locale di Monte Canzo, in modo tale da poter “scambiare” agenti e averne fino a un massimo di 8 in caso di necessità. A tal fine sono state chieste ulteriori risorse economiche a Regione Lombardia. Inoltre si è chiuso un accordo con l’azienda Zambelli, che si occupa di pulizia strade post incidenti, affinché in paese venga messa un’“officina mobile” che possa intervenire tempestivamente in caso di necessità. “Gli incidenti capitano spesso, e la responsabilità poi è sempre del Comune”.
Per quanto riguarda i bus, la sindaca ha fatto sapere che per la linea Como-Bergamo probabilmente saranno garantiti solo gli orari scolastici, poiché saranno previsti aumenti di percorrenza di 40-50 minuti, e non potendo gli autisti guidare per un numero troppo elevato di ore, dovranno essere ridotte le corse. Per il cosiddetto “orario morbido” probabilmente vi saranno delle brevi corse che porteranno i pendolari fino alla stazione e da lì potranno andare a Ponte San Pietro.
Data la parola al pubblico, le perplessità sollevate attorno all’intervento sono state diverse, soprattutto per il fatto che, come sottolineato dalla sindaca Sesana, l’amministrazione non ha avuto modo di esaminare la perizia che attesterebbe la reale necessità dell’intervento al ponte e soprattutto la sua “urgenza”. Tra i temi sollevati da alcuni cittadini anche la crisi che colpirà il tessuto commerciale locale. È stata avanzata la proposta di coinvolgere le camere di commercio o portare avanti una class action. Altri hanno invece domandato come mai – data l’urgenza di intervenire sul ponte – non si abbia agito prima. “Forse non era conveniente chiudere prima delle Olimpiadi?” ha ipotizzato qualcuno. Altri hanno scherzato: “Sarebbe allora il caso di organizzare le Olimpiadi a Cisano in futuro per bloccare le situazioni”. E infine, un cittadino ha detto: “Perché non diciamo che Anas dipende dal Ministero dei trasporti, e dunque dai partiti nello specifico? Dobbiamo dirci le cose come stanno”.

A prendere parte all’evento sono state decine di cittadini soprattutto di Cisano, ma anche di comuni limitrofi della bergamasca e della sponda lecchese. Presenti naturalmente anche cittadini briviesi, tra cui il capogruppo di opposizione Claudio Saldarini e qualche volto della vecchia leva: l’ex sindaco Ugo Panzeri e l’ex assessore Felice Baio. Nessuna traccia invece dell’amministrazione in carica, a partire dal sindaco Federico Airoldi – assente per influenza, come ha voluto far sapere via social l’indomani – e a seguire la vice Roberta Agostoni o l’assessore alle Opere Pubbliche Elisa Rossi.
A tenere banco comunque è stata la sindaca cisanese, Antonella Sesana, che con concretezza e senza giri di parole in 45 minuti ha riepilogato tutte le tappe dell’iter avviato ormai tre anni fa e soprattutto ha spiegato quali misure il Comune di Cisano intende adottare per rendere meno amara una situazione che avrà una ripercussione devastante sul territorio.

La sindaca di Cisano, Antonella Sesana
L’urgenza di intervenire sul ponte è emersa tre anni fa – notare l’ossimoro – durante una delle prime riunioni tra Anas, Provincia, comuni di Cisano e Brivio e Parco Adda Nord. “Fin dall’inizio noi e Brivio abbiamo fatto presente l’importanza di realizzare una passerella pedonale” ha ricordato la sindaca. Le interlocuzioni sono proseguite, è stata coinvolta anche la Prefettura e la Regione, ed è emerso poi che il viadotto è interamente di Brivio. Da qui l’uscita di scena della Soprintendenza bergamasca, che non aveva più voce in capitolo. Un po’ di tira e molla per la passerella con la Soprintendenza lecchese e alla fine il verdetto: il camminamento parallelo al ponte si potrà fare, ma costerà 8 milioni. Ad oggi Anas ha messo i 375 mila euro per lo studio di fattibilità, ma ancora non è noto chi pagherà la progettazione esecutiva e definitiva e soprattutto l’opera. “Per noi non è giusto che paghino i Comuni” ha sentenziato Sesana.Ad essere finanziato con certezza al momento è solo l’intervento di manutenzione straordinaria del ponte, che vale la bellezza di 14 milioni di euro. “Io capisco che probabilmente molti briviesi siano affezionati al loro ponte, ma a demolirlo e costruirlo nuovo probabilmente sarebbe costato meno” ha proseguito la sindaca, ricordando tuttavia che questa strada non sarebbe stata percorribile. “Il ponte è vincolato, non perché l’abbia realizzato Leonardo Da Vinci, ma per un vincolo storico. Io sono dell’idea che quando le esigenze cambiano, si debbano cambiare anche le leggi, ma se non toglie il vincolo lo Stato, certo non possono farlo i comuni”.

L’intervento dovrebbe durare 15 mesi, al termine dei quali il carico massimo sopportabile dal ponte passerà da 40 a 44 tonnellate. Nel frattempo, nell’arco di quell’anno e tre mesi, migliaia di persone testeranno personalmente un cambio radicale di abitudini nella propria vita. “Fin dall’inizio, come amministrazione, la nostra preoccupazione è stata quella di avvertire i cittadini. Quando ad agosto ci hanno detto che avrebbero chiuso il ponte, il mio pensiero era quello di avere il tempo di informare la popolazione” ha proseguito la prima cittadina, ricordando che a Cisano la situazione della viabilità è già abbondantemente compromessa da due cantieri strategici: quello del raddoppio ferroviario e quello della variante.

Il geologo Fabio Baio
“Saputa questa cosa, abbiamo subito parlato con l’impresa Milesi che sta lavorando alla variante. Abbiamo chiesto loro di riuscire a completare i lavori affinché entro il 1° aprile si possa aprire la Via Tre Fontane, così da poter offrire un’alternativa. I lavori dovrebbero finire il 22 febbraio, ma serviranno altri 20 giorni per la posa del guardrail” ha proseguito Sesana, spiegando che l’impegno dell’amministrazione non si è fermato qui. “La preoccupazione è soprattutto per gli studenti e la gente che aveva nell’Ospedale Mandic di Merate un punto di riferimento. In molti ci hanno chiesto di prevedere un ponte a barche e ci siamo interessati”.L’amministrazione di Cisano ha infatti chiesto alla Prefettura di Bergamo di poter chiedere al Genio Civile di prevedere questo particolare ponte galleggiante su cui potrebbero transitare anche le auto. “Mi risulta che sia stata evasa la richiesta, ma solo il Genio Civile potrà dire se sarà possibile mettere questo ponte a barche per auto e pedoni”. Una delle ipotesi sarebbe quella di collocarlo tra Imbersago e Villa d’Adda, dove vi sono gli attracchi del traghetto. Un’altra idea proposta invece è quella di riattivare l’Addarella – il battello elettrico fermo da tempo – per permettere almeno agli studenti di raggiungere l’una o l’altra sponda e poi prendere in tempo i bus per scuola.

L’amministrazione cisanese, ha fatto sapere Sesana, si era recata anche a Roma inizialmente a chiedere che non venga chiuso il ponte di Brivio, almeno non tutto, e quantomeno non prima che siano chiusi gli altri cantieri strategici. “La risposta è stata che stiamo già prendendo un sacco di soldi per queste opere e quindi non dobbiamo lamentarci. A me dei soldi non interessa se i cittadini devono subire le ripercussioni dei lavori” ha proseguito la sindaca, mettendo in luce come Cisano avrà decisamente più problemi rispetto al comune lecchese dopo la chiusura del ponte. “Brivio è un gioiellino, ha il suo centro paese a parte. In mezzo al nostro centro invece passa una strada che non è nemmeno di nostra competenza”.
Anche a fronte di questo, l’amministrazione sta vagliando le ipotesi di chiudere determinate strade comunali ai non residenti o ai mezzi pesanti al fine di tutelare il più possibile la vita e la viabilità degli abitanti. “Mi dispiace per gli altri, ma io devo pensare al bene del mio comune”. Intanto, sul fronte sicurezza, il Comune si è già attivato stipulando una convenzione per mutuo soccorso con la Polizia Locale di Monte Canzo, in modo tale da poter “scambiare” agenti e averne fino a un massimo di 8 in caso di necessità. A tal fine sono state chieste ulteriori risorse economiche a Regione Lombardia. Inoltre si è chiuso un accordo con l’azienda Zambelli, che si occupa di pulizia strade post incidenti, affinché in paese venga messa un’“officina mobile” che possa intervenire tempestivamente in caso di necessità. “Gli incidenti capitano spesso, e la responsabilità poi è sempre del Comune”.

Data la parola al pubblico, le perplessità sollevate attorno all’intervento sono state diverse, soprattutto per il fatto che, come sottolineato dalla sindaca Sesana, l’amministrazione non ha avuto modo di esaminare la perizia che attesterebbe la reale necessità dell’intervento al ponte e soprattutto la sua “urgenza”. Tra i temi sollevati da alcuni cittadini anche la crisi che colpirà il tessuto commerciale locale. È stata avanzata la proposta di coinvolgere le camere di commercio o portare avanti una class action. Altri hanno invece domandato come mai – data l’urgenza di intervenire sul ponte – non si abbia agito prima. “Forse non era conveniente chiudere prima delle Olimpiadi?” ha ipotizzato qualcuno. Altri hanno scherzato: “Sarebbe allora il caso di organizzare le Olimpiadi a Cisano in futuro per bloccare le situazioni”. E infine, un cittadino ha detto: “Perché non diciamo che Anas dipende dal Ministero dei trasporti, e dunque dai partiti nello specifico? Dobbiamo dirci le cose come stanno”.
E.Ma.
























